I nuovi locali comunali antistanti l’ingresso al Castello di Donnafugata saranno destinati a Museo del prodotto del Contadino

La recentissima presentazione dei progetti per via Roma e per il ponte nuovo ha sollevato un vespaio di polemiche, soprattutto in ordine alla mancanza di concertazione, di condivisione delle scelte da parte dell’amministrazione.
In seno alla giunta tutti assicurano che è loro intenzione coinvolgere quantomeno i consiglieri comunali o i portatori di interesse, in pratica la cosa avviene di rado e rivolta, spesso, a soggetti non ben identificati.
Per esempio, per via Roma si parla di cittadini o di commercianti convolti nelle scelte, ma non si sa chi sono costoro, se sono rappresentativi e autorevole per scelte importanti.
Certo la giunta è nella piena legittimità di scelte e di decisioni, ma nessuno può lamentarsi per le critiche o i rilievi sui progetti presentati già approvati.
A meno di 24 ore dal vespaio di polemiche, i dissensi sono molto più numerosi delle poche posizioni ufficiali, anche in seno alla stessa maggioranza, un’altra questione sarà destinata ad attirare polemiche.
Già confezionato, arriva alla stampa, come forse sarà arrivato ai componenti di maggioranza, l’approvato avviso pubblico per l’affidamento in comodato dell’immobile comunale antistante il Castello di Donnafugata da adibire a Museo del prodotto del Contadino.
Il problema non è quello di far arrivare il bando quando è stilato, piuttosto vanno coinvolti i componenti di maggioranza e, possibilmente, i portatori di interessi, prima della redazione, per tutti gli aspetti.
In pratica, senza nessun confronto preventivo si è deciso di realizzare nei locali un Museo del prodotto del Contadino, si è deciso anche di concedere in comodato gratuito i locali appena ripristinati, pare non siano state valutate altre ipotesi di utilizzo comunque sempre legate alla destinazione nel campo dell’agricoltura, per i vincoli dettati dal finanziamento ottenuto.
Non si è nemmeno tentato di esplorare possibili richieste di utilizzo a pagamento dei locali, si va direttamente alla concessione in comodato.
Dal bando si possono comprendere i criteri di utilizzo stabiliti dall’amministrazione, nell’ ”ambito della politica dell’Amministrazione Comunale tesa al recupero di beni architettonici e storici e di valorizzazione paesaggistica-ambientale”.
Come al solito, per l’assessorato allo sviluppo economico, un bando farraginoso, complesso, con condizioni spesso esagerata per il conduttore, con finalità non sempre in linea con quelle che potrebbero essere le vere esigenze di carattere agricolo e turistico culturali della struttura.
Fino a quando si parlava di Museo del Contadino, la location era ideale per un giacimento culturale ambientato nel suo habitat naturale.
Prima scelta unilaterale dell’amministrazione per variare la destinazione.
Non indifferente la prima richiesta dell’amministrazione che non sembra aver valutato proposte di utilizzo, pur nell’ambito della destinazione fissata.
Si passa direttamente alle pretese, come se ci fosse una folla di pretendenti alla struttura, a meno che non ci sia già e ben identificata.

Recita il bando: “Il comodatario dovrà presentare un progetto finalizzato a raccogliere, conservare, ordinare e studiare le testimonianze presenti nel territorio che si riferiscono alla storia, all’economia, al lavoro, alla vita quotidiana, al folklore, ai dialetti, ai costumi ed a gli usi della gente che ha vissuto e vive in questa Comunità, nonché la promozione di opportunità educative e didattiche sui temi della cultura, delle tradizioni popolari e delle tecnologie agrarie antiche e moderne e promozione di iniziative di ricerca di alto valore scientifico del mondo contadino.
In particolare, si dovrà dare rilievo alla promozione di percorsi a tema con lo scopo di far conoscere l’evoluzione del mondo contadino nel tempo, riflettere sulle trasformazioni e ricercare nuove tecnologie per migliorarlo; anche attraverso l’incontro ed il dialogo tra diverse generazioni, al fine di recuperare conoscenze tecniche e tradizioni artigiane tipiche del contesto territoriale.”

Al riguardo non vengono specificati i criteri di valutazione delle proposte che saranno presentate e la loro rispondenza alle richieste dettate dal bando. Particolare non di poco conto.

Secondo il bando ci sarà anche una attività di promozione e commercializzazione dei prodotti tipici dell’area iblea. Si presume che l’attività di commercializzazione si prevista per garantire adeguato compenso all’affidatario sottoposto agli obblighi contrattuali.
Viene meno, di fatto, lo spirito agricolo culturale e si passa direttamente alla fase del vile denaro, in versione mercatino.
L’affidatario dovrà, infatti, “elaborare annualmente appositi piani riguardante l’attività di promozione e commercializzazione dei prodotti tipici del territorio ibleo, coinvolgendo tutte le imprese ragusane (ad esclusione di esponenti della grande distribuzione), aventi sede legale ed operative a Ragusa, che intendono esporre e vendere in uno degli spazi del museo del contadino, precisando che le predette imprese devono essere individuate, secondo un principio di rotazione, anche tramite avviso da pubblicare sul sito del museo, e l’utilizzo può avvenire per periodi limitati. Resta inteso che per l’attività in esame, al comodatario compete una spettanza il cui quantum è oggetto di valutazione in sede di procedura di affidamento.”
Tutti da verificare quali sono i prodotti contadini, non industriali o artigianali, di agricoltori del nostro comune, escludendo di fatto aziende di altri comuni, in pratica la prevalenza di produzioni di olio, vino, e molti dei prodotti agrolaimentari.

Ma non solo questo: “Sarà richiesta all’affidatario anche la disponibilità di attività di supporto alle iniziative dell’Amministrazione Comunale, nonché a svolgere servizio di accoglienza ai turisti che si recano a visitare il museo del prodotto del contadino, prevedendo servizi igienici gratuiti, così come la gratuità dei servizi agli operatori del museo (a titolo esemplificativo: magazzino con banchi frigo, deposito, laboratorio, etc) e l’ accesso gratuito al museo della civiltà contadina da parte delle scuole di ogni ordine e grado.”
Inoltre, “nell’ambito delle attività esplicitate nel punto precedente, il comodatario è tenuto, oltre a realizzare apposito sito web e applicazione social dell’attività del museo del contadino, coinvolgendo anche i partner del progetto.”

Non manca la giusta precisazione che “L’individuazione dell’assegnatario, a titolo di comodato, dovrà avvenire a seguito di una procedura ad evidenza pubblica, in quanto l’Amministrazione Comunale deve garantire l’osservanza dei principi di trasparenza e pubblicità dell’azione amministrativa, conseguibili anche mediante pubblicazione di un avviso pubblico.”

La durata del contratto di comodato viene fissato per la durata di anni 3 (tre), prorogabile per ulteriori anni 3 (tre).

Se son rose, fioriranno, ma devono non appassire, almeno, per i primi tre anni. Problemi di non poco conto, intanto per i legittimi dubbi sulla riuscita dell’esperimento che, peraltro, va oltre i limiti del mandato di questo sindaco, sembra eccessiva una durata del contratto per tre anni + tre, un bando che, già in teoria si presta a non pochi contenziosi.
Uno per tutti: quando l’attività di commercializzazione non avrà riscontri sufficienti per l’affidatario, come andrà a finire? Ci saranno adeguate fidejussioni?

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