È una situazione del tutto surreale: se il sindaco Cassì e l’assessore Barone non avessero puntato esageratamente su questa mostra come l’evento del secolo per il rilancio del patrimonio artistico-architettonico e culturale della città, tutto si poteva esaurire in un semplice flop dell’organizzazione, considerati anche gli spicci erogati dal Comune, ove fosse stato dimostrato di aver venduto vetro per zucchero.
Invece, l’esposizione esagerata ha fatto ricadere ogni possibile responsabilità sugli amministratori, tutti, e le dichiarazioni serene di Sgarbi hanno messo la ciliegina sulla torta.
Sarebbe stato meglio chiuderla all’inizio, anche la mostra, e tutto sarebbe finito.
Invece c’è il caos, fra riunioni di maggioranza e conferenze dei capigruppo, già due eminenti studiosi dell’arte, Gianni Papi, storico dell’arte e studioso di Caravaggio, e Rossella Vodret, Soprintendente per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico del Lazio, gente dal curriculum, soprattutto la Vodret, per il quale serve almeno una risma di carta, hanno affidato alla stampa, la Vodret all’ANSA, le smentite circa presunti coinvolgimenti nella valutazione del ‘San Giovanni giacente’ esposto a Ragusa.
Ancora, oggi, è venuta fuori l’iniziativa, che era stata anticipata dal sindaco, di un simposio, coordinato dagli organizzatori della mostra, con esperti sull’arte di Caravaggio e per discutere del quadro “San Giovanni giacente”, attribuito da documenti certi allo stesso Caravaggio.
Scompaiono i nomi di Papi e della Vodret, chissà se prima del 3 giugno, data del simposio, altri non diano forfait, si aggiungono altri nomi di esperti e di studiosi, perché, a questo punto è d’obbligo, per tutti, averla vinta, o, quantomeno, tentare, riuscire ad avere ragione di Sgarbi sarebbe, poi, un successo eclatante.
E intanto c’è da dire che se c’è gente che continua ancora a pagare il biglietto e a visitare la mostra, forse l’obiettivo della cassetta è raggiunto e gli organizzatori hanno ragione. Da vedere fino a quando continuerà.
Aspettiamo il 3 giugno per farci, ognuno, una idea di come stanno le cose, sempre che si capisca qualcosa.
Intanto, il sindaco Cassì rilascia una sua dichiarazione sulla questione che ci permettiamo giudicare influenzata, questa, forse la prima volta, assai positivamente, dal suo comunicatore, pardon , portavoce, perché Cassì conserva ancora molto del fisico di atleta che gli ha consentito prestazioni di alto livello ai vertici della pallacanestro nazionale, ma le evoluzioni comunicative di queste dichiarazioni sono da fisico giovane, asciutto, agile e scattante.
“A oltre 400 anni dalla morte l’arte di Caravaggio è ancora capace di emozionare e far discutere.
Ragusa, con la mostra alla Chiesa della Badia che accoglie il “San Giovanni Battista giacente” viene coinvolta in questo confronto che, appassionando i maggiori esperti del pittore lombardo, non può che far crescere la conoscenza che abbiamo dell’artista.
È di questi giorni, infatti, il dibattito sull’autenticità dell’opera, che vede contrapporsi pareri illustri.
Non c’è dubbio che, prima di accogliere la tela, il Comune abbia ricevuto ampie rassicurazioni: come afferma lo storico dell’arte Pierluigi Carofano, curatore della mostra ragusana, “il San Giovanni Battista giacente esposto a Ragusa è ricordato come opera certa di Caravaggio negli inventari Medicei a partire dal 1641 e fino al ‘700, inoltre le dimensioni e l’iconografia corrispondono.
La massima studiosa vivente di Caravaggio, ovvero Mina Gregori, ne ha confermato l’attribuzione in una scheda a suo nome in occasione di un’importante e recente mostra in Giappone, dove l’opera è stata esposta come di Caravaggio”.
In un articolo apparso sul Giornale del 5 dicembre scorso, questa lettura del prof. Garofano è stata definita “certamente interessante” da Vittorio Sgarbi, il quale oggi si mostra invece per la prima volta certo della non autenticità dell’opera, a conferma di come la critica artistica sia materia viva e in costante evoluzione.
Il prossimo 3 giugno, alle ore 11.00, nel corso di un incontro aperto a tutti che si terrà al Centro Commerciale Culturale, il curatore della mostra, affiancato da altri esperti e studiosi, fornirà tutti i dati ed i riscontri di cui è in possesso sulla storia del dipinto, per fare chiarezza sulla sua attribuzione, ed aiutare a comprendere un artista che da 400 anni non smette di far discutere di sé”.
Ci piace andare all’articolo di Sgarbi del 5 dicembre scorso, perché, in fondo, al punto in cui siamo, non vale tanto sapere se il ‘giacente’ è di Caravaggio o no, più verosimile che sia una copia dello stesso autore, uso a queste moltiplicazioni, ma capire se ha ragione Sgarbi e quindi buttare nel cesso veline del sindaco, dell’assessore Barone e degli organizzatori, oppure è difficile confutare, comunque, le conclusioni a cui sono arrivati alcuni studiosi della materia. Con tanto di delegittimazione di Sgarbi, a livello nazionale, cosa, questa sì, che ci proietterebbe e proietterebbe Ciccio Barone, e Cassì che lo ha seguito, in olimpo turistico-culturale-mediatico di carattere sovranazionale.
Scrive Sgarbi sul ‘Giornale:
“Nessun pittore determina tanta suggestione, tante illusioni, come Caravaggio. Un tempo era più facile, la vita dell’artista, la sua impazienza, la sua fame di vivere, facevano escludere che potesse avere dipinto repliche. Caravaggio non ripete. Poi, il numero limitato delle opere, il desiderio di scoprire, la vanità degli studiosi hanno fatto saltare questo tabù. E così tutto è più difficile, e anche le valutazioni sono più complesse, o perché chiedono troppo o perché chiedono troppo poco.
Così, c’è un doppio del Suonatore di liuto, che affianca quello dell’Ermitage, e c’è almeno un doppio dei Bari. Si propone alternativamente come autografo l’Estasi di San Francesco con l’angelo dei Musei di Udine.
Dalla Svizzera si affaccia un doppio del Bacco degli Uffizi.
Il rispetto per Roberto Longhi, padrino di Caravaggio, impedisce di giudicare il suo Fanciullo morso da un ramarro una copia. Con ragionevoli motivazioni si pretende di Caravaggio una seconda rotella della Medusa. Sta per riapparire, dopo anni di latitanza giudiziaria, una seconda e certamente pregevole Cattura di Cristo, in competizione o convivenza con quella di Dublino.
Si conoscono otto versioni del San Francesco in meditazione, di cui almeno tre di concorrente qualità. Fortunatamente, sembra sfumata la candidatura della versione inglese della Crocifissione di Sant’Andrea di Cleveland. Non è ancora stabilito quale sia la versione autografa tra almeno nove repliche della Maddalena in estasi. Grande confusione sotto i cieli caravaggeschi, dopo tanta luce sul pittore dimenticato, a partire dalla mostra di Longhi del 1951.”
Rocambolesca la vita di Caravaggio, spesso ai limiti della Legge, e anche oltre, resta pur sempre un condannato a morte per omicidio, per quanto grande artista, autore di grandi capolavori, ancora più rocambolesca la sua produzione che, a questo punto, lascia spazio a qualsivoglia valutazione, anche perché è sottile il confine fra la copia realizzata dallo stesso autore e quella di un falsario professionista
“Ed ora la questione si ripropone con il San Giovannino, la cui versione di Monaco di Baviera è sostenuta da studiosi e pubblicazioni fino all’ultimo catalogo ragionato di Fabio Scaletti che riserva alla versione esposta a Camaiore, ma proveniente da Malta, la riduttiva condizione di «copia» “. aggiunge Sgarbi.
Quindi, è almeno assodato, che l’esposto ‘giacente della Badia, è una copia, sia pure di Caravaggio, spesso ci si vergogna a riportare quanto trovato su wikipedia, ma c’è sempre una buona dose di verità, in effetti era scritto che il ‘giacente’ di Malta fosse una copia di quello ospitato a Monaco di Baviera.
Aggiunge ancora Sgarbi: “Da qualche mese, l’improvvisa apparizione dell’Ecce Homo a Madrid, sostenuto da un consenso unanime, ha aperto una nuova stagione di studi e ha consentito di fare chiarezza su dipinti di analogo soggetto, come quello dei Musei di Genova. L’identificazione di un dipinto attribuibile, senza margini di dubbio, a Caravaggio raffigurante un Ecce Homo non toglie interesse e rilievo all’importante dipinto attribuito allo stesso autore nel museo di Palazzo Bianco a Genova. Né va trascurato che un artista può avere eseguito più varianti autografe di uno stesso soggetto, pratica documentabile in più occasioni anche in relazione alla produzione pittorica di Michelangelo Merisi: basti pensare alle due Cena in Emmaus di Londra e di Milano.
Dubbi attributivi e alterne fortune critiche hanno accompagnato da sempre la vicenda dell’opera conservata al genovese Palazzo Bianco, la cui autografia, pur consolidatasi nel tempo, ancora oggi non vede un riconoscimento unanime da parte della critica italiana e straniera.
L’attribuzione delle opere d’arte non è una scienza esatta e, se è possibile che in futuro si arrivi a una diversa identificazione dell’autore del dipinto genovese, non è il nuovo ritrovamento a metterne in discussione l’interesse. Si tratta, per altro, di discussioni relative alla ricerca storico-artistica, che non hanno nulla a che fare con l’immagine o la credibilità dei Musei. L’Ecce Homo di Palazzo Bianco è un dipinto di notevole qualità e di problematica attribuzione, trascurato fino agli anni Cinquanta, e se anche in futuro i progressi della ricerca in campo storico e artistico dovessero escluderlo dal catalogo del maestro lombardo, certo questo non diminuirà in alcun modo l’importanza del patrimonio artistico di Genova, così come non è mai accaduto quando la ricerca filologica, nella progressiva approssimazione, è stata considerata un avanzamento conoscitivo serio e rigoroso verso la verità storica.”
Quindi, dice anche Sgarbi, anche se il ‘giacente’ non fosse opera del Merisi, l’opera e la mostra non ne dovrebbero risentire in maniera estrema. Follie di un mondo a noi sconosciuto.
Lo stesso Sgarbi, e bene fa il sindaco Cassì a metterlo in evidenza, dice: “Ora, dopo la rilettura di un documento sul San Giovannino di Malta da parte di Nadia Bastogi, le ragioni iconografiche sembrano a favore della versione maltese. «Quadro in tela entrovi un S. Giovanbattista nel deserto che giace sopra un panno rosso nudo di mano del Caravaggio lungo braccia 23/5 alto braccia 2 con sua copertina d’Ermesino verde» e con «a piedi di detto la croce di canna». Il dipinto nel 1641 si trovava nella Villa Medici di Poggio Imperiale per poi passare nel Palazzo Mediceo di Livorno.
Questo fa concludere a Pierluigi Carofano, rispetto alla proposta di autografia per il San Giovannino esposto a Camaiore, che è quello oggi esposto a Ragusa: «Oggi sono felice che quel fugace cenno abbia permesso ad altri di sviluppare l’ipotesi, che è poi alla base di questa mostra e dei testi contenuti in catalogo, ovvero che il San Giovanni Battista disteso qui esposto corrisponda in toto (provenienza, tecnica, dimensioni – cm 133×151 – e questione autografia) a quello ricordato nell’inventario mediceo e che dopo varie peripezie (ben ricostruite in catalogo) è giunto nell’attuale collezione maltese».
Questa lettura è certamente interessante e si affianca all’attenzione che al dipinto hanno prestato Mina Gregori, Roberta Lapucci e Francesco Moretti. La proposta ha raccolto l’attenzione di Pietro di Loreto, da qualche tempo intensivamente presente nelle questioni caravaggesche per fedeltà alla memoria di un illustre studioso come Maurizio Marini. Questi, manifestando le sue riserve, conclude: «Senza contare che la stessa vicenda del dipinto raffigurante il San Giovannino disteso non è priva di lati da chiarire e si ricollega agli ultimi tempi della vita del Merisi, allorquando nel tentativo di rientrare a Roma via mare da Napoli venne arrestato a Palo e perse di vista la feluca che trasportava doi S. Gioanni del Caravaggio – com’è scritto negli atti – oltre ad una Maddalena; com’è noto dalla biografia dell’artista scritta da Giovanni Baglione, un pittore dell’epoca suo rivale, Michelangelo Merisi sarebbe infine morto – malamente, così come malamente era vissuto -, forse per malaria sulla spiaggia di Porto Ercole nel disperato quanto folle tentativo di raggiungere a piedi l’imbarcazione che conteneva i tre dipinti che sarebbero stati donati al papa Paolo V Borghese, e grazie ai quali questi avrebbe cancellato la condanna a morte cui l’artista era incappato a seguito dell’omicidio del rivale Ranuccio Tomassoni, consentendogli di tornare a Roma, allora centro focale delle arti.
Due noti studiosi esperti di Caravaggio, purtroppo scomparsi da alcuni anni, Maurizio Marini e Vincenzo Pacelli (autore quest’ultimo del ritrovamento dei documenti che attestano la presenza – dopo la morte del Maestro – dei due San Giovanni e della Maddalena nella casa napoletana della marchesa Costanza Colonna, sostenitrice e amica di Caravaggio) hanno sostenuto in pubblicazioni e saggi assai ben argomentati che il San Giovannino disteso fosse uno dei «doi S. Gioanni» presenti sulla feluca e che l’originale sia quello oggi in una collezione a Monaco di Baviera».”
Due San Giovanni sono un indizio ulteriore a favore della versione maltese del San Giovannino, la cui invenzione è certamente di Caravaggio, e la versione di Monaco, con le sue varianti, lo conferma.
Le condizioni del dipinto mi suggeriscono di non prendere una posizione, ma di salutare l’occasione con le stesse parole di Carofano: «Credo che la mostra allestita presso il museo diocesano di Camaiore, in un ambiente assai suggestivo, debba tenere il plauso di un’intera comunità scientifica in quanto permette per la prima volta, di studiare con agio un’opera che numerosi studiosi hanno affermato essere interessante, anche come documento storico».
L’allargamento degli studi e le possibilità di confronto sono il miglior risultato in questi anni di euforia caravaggesca.”
Perché, ora, Sgarbi abbia assunto una posizione così netta contro l’autografia del Caravaggio è tutto da scoprire e bello sarebbe poterlo scoprire in diretta se Sgarbi fosse presente al simposio.
