Barriere architettoniche e pista ciclabile, per l’amministrazione Cassì una pioggia di critiche

Considerato che tutti ammettono che ci si trova, volente o nolente, in campagna elettorale, bene farebbe il sindaco Cassì, che non nega di volersi ricandidare alla carica di primo cittadino, a controllare l’operato dei suoi assessori e dei suoi uffici.
Le ultime segnalazioni di cittadini si traducono in post che attirano una marea di commenti negativi.

Il primo caso riguarda l’assessorato ai lavori pubblici che, si scopre, non lavora per eliminare le barriere architettoniche, ma per crearle.
I recentissimi lavori per l’ampliamento del marciapiede di viale Colajanni rivelano una vera e propria mostruosità che, oltre a manifestare scarse competenze, dimostra come l’ufficio tecnico lavori con estrema superficialità.
Il sindaco vanta i meriti di questo ufficio per l’elevato grado di progettualità, in realtà ci sarebbe da fare un repulisti, perché il particolare venuto fuori, considerato che si è lavorato da zero sul sito, è di una gravità inaudita, anche perché ci saranno delle spese per ristabilire tutto come di norma.
Uno scivolo per i diversamente abili è stato posizionato nelle immediate adiacenze dello spazio delimitato che è sottostante ad ogni albero, lungo il marciapiede.
In pratica il disabile in carrozzella, accompagnato o meno, sarebbe impedito di percorrere il marciapiede verso via Paestum, perché le ruote dell’ausilio dovrebbero avere a che fare o con il bordo, difficilmente superabile, dello stesso scivolo oppure con il terreno non percorribile dello spazio a verde, sottostante l’albero. Le difficoltà ci sono anche per il disabile che percorre il marciapiede, non solo per chi accede dallo scivolo.
Verrebbe da chiedersi a chi è stata fatta la consegna dell’opera, che ruolo hanno svolto il direttore dei lavori e il RUP.
Risposte che dovrebbero venire, in primis, dall’assessore ai lavori pubblici, Gianni Giuffrida, che, fra l’altro, è un ingegnere e dovrebbe conoscere la materia.

Un’altra pizza per il sindaco è quella della cattiva abitudine, di molti cittadini, di percorrere a piedi la nuova pista ciclabile del lungomare Andrea Doria.
Niente di nuovo sotto il sole, o meglio sotto la luna, stesso abnorme, se non incivile, comportamento che si riscontrava nell’altra pista ciclabile del lungomare Bisani.
Impossibile per i ciclisti transitare sulla pista, la gente passeggia tranquillamente, addirittura spingendo le carrozzine, andrà a finire, di certo, che qualche ciclista meno esperto investirà chi passeggia e sarà chiamato, per l’assurdità di certe leggi italiane, anche come responsabile dell’incidente.
È di tutta evidenza la necessità di adeguate misure, non solo di segnaletica ma di repressione dell’incivile fenomeno.
E’ da notare, fra l’altro, che mentre per l’altra pista ciclabile si potrebbe osservare che, stante il limitato spazio per il pedone, lo stesso dovrebbe percorrere il tratto di strada dove passano le auto, al lungomare Andrea Doria ci sono ampi marciapiedi, su due lati della strada, comodamente percorribili
Si spera che vengano adottate specifiche misure di controllo e di repressione, senza dire che c’è un’altra criticità riguardo alla pista: avendo mantenuto i posteggi sul lato adiacente alla pista, nonostante la presenza di un cordolo più ampio del normale bordo del marciapiede, chi apre uno sportello, soprattutto di una vettura sportiva, più lungo di quello di una quattro porte, invade l’area della pista dove transitano i ciclisti, determinando anche situazioni di pericolo.
Il sindaco, che, come in tutti questi quattro anni non si è dato mai per vinto, è ricorso ad una delle sue solite acrobazie comunicative, affermando che, in ogni caso, il ciclista percorre la corsia esterna della pista, quindi in senso contrario all’apertura dello sportello, e ha modo di rendersi conto del potenziale pericolo.
Ma, si dimentica che, chi scende dall’auto, può perdere tempo, con lo sportello aperto, per aiutare un anziano a scendere dall’auto o per sistemare un bambino sul seggiolino, limitando, così, di fatto, la percorribilità della pista. E, in caso di contestazioni, chi avrebbe ragione?

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