Barone nobile solo di cognome, impossibile la convivenza nella giunta di élite

Mancava poco, ormai, alla fine del mandato, avrebbe potuto concludere con apparente normalità i cinque anni di vuota propaganda, senza risultati concreti se non il completamento di qualche opera pubblica ereditata dalle precedenti amministrazioni.
Arriva, invece, in maniera intempestiva, e assolutamente imprevedibile, il ritiro della nomina assessoriale ai danni di Ciccio Barone, annunciato, per scarsa dimestichezza con le dinamiche amministrative, come ritiro delle deleghe.
Il sindaco afferma, in maniera molto generica e indefinita, che è venuto a mancare il rapporto fiduciario con l’assessore, Cassì pretende di aver fatto chiarezza ma è il momento più buio della sindacatura.

Non neghiamo di essere spudoratamente sostenitori di Ciccio Barone ma non possiamo esimerci dal dire che, questa volta le sue strategie sono state fallimentari. E non è la prima volta che gli capita, in quanto a scelte in politica. Per restare ai tempi recenti, era ricercato dalla Lega, con contatti diretti con Salvini, ma non ebbe il coraggio di abbracciare la causa leghista, in tempi quando le percentuali della Lega salivano in ascensore.
Lo hanno cercato spesso i vertici siciliani di Forza Italia per rianimare il partito in provincia, ma anche in questo caso esitazioni, determinate, quasi esclusivamente, dai cattivi e piccoli consiglieri della sua piccola forza politica: ritenevano che fosse meglio stare ai vertici di ‘Idee per Ragusa’ che passare come numeri di tesserino in formazioni più grandi dove non sarebbero stati nemmeno considerati.
Ora l’errore sommo, non di aver sostenuto Nello Dipasquale alle regionali, Cassì non avrebbe avuto nulla da dire, se non altro perché sosteneva il coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia che portava in giro, in auto, per la campagna elettorale. Ammaliato dalle sirene cittadine che, valutando positivamente la sua vivacità politica e i risultati della sua azione, gli proponevano la candidatura a sindaco, ha ceduto alle lusinghe non escludendo la possibilità di accettare. Ma le sue erano solo provocazioni per ottenere il legittimo spazio in giunta, oppresso com’era dalle scelte del sindaco per i fedelissimi, il sindaco ha colto la palla al balzo è non ha liberato tanto una casella, quanto deleghe da dare ai fedelissimi, vedi centri storici, turismo, e i contatti con i commercianti e gli operatori della ristorazione e della ricettività.
Cassì si mostra, ancora una volta, eccessivamente ostinato nelle sue scelte, come quelle per i collaboratori e i componenti del cerchio magico.
Ad eccezione di Nunzio Basile “capo di gabinetto” che svolge il suo ruolo meglio di un capo gabinetto di rango, ci sono diverse frane nell’entourage di Cassì: come si può pensare di togliere deleghe importanti a un assessore che li dirige egregiamente come un direttore d’orchestra per assegnarle ad assessori che, per le deleghe già di loro competenza, non hanno brillato, per usare un eufemismo?

Una prima risposta è arrivata dagli scranni del Consiglio Comunale dove consiglieri di opposizione hanno parlato di “un assessore efficiente, che ha lavorato bene, colpevole, forse, solo di aver fatto campagna elettorale per un candidato non gradito al primo cittadino”, Chiavola, di “Barone ‘creatore’ di Cassì Sindaco, unico lampo di luce della giunta, forse più splendente dello stesso sindaco e per questo colpito come un lampione per spegnerlo”, Firrincieli.
Letale per il sindaco l’intervento di Rivillito, fedelissimo baroniano, che ha parlato di assessore operativo e affidabile, mai giustamente valorizzato e gratificato per l’incontestabile impegno nelle sue deleghe, di sfregio ai valori più profondi che si credevano insiti in una maggioranza che, tutta insieme, dovrebbe raccontare, ora, una verità lunga quattro anni.
Ancora, secondo Rivillito, “è stato Barone a creare, nel 2018, il progetto, la lista, le alleanze, ha scelto lui il Sindaco, ora una scelta ben precisa che lascia amareggiati e dispiaciuti, e impone nette assunzioni di responsabilità.”
A questo punto la città vuole capire, ha diritto di comprendere le vere ragioni della scelta, anche per sgombrare il campo da voci e illazioni che montano e che sarebbero dannose anche per la stessa amministrazione, voci di fatti gravi e di indecenze al di fuori della politica.
È il sindaco a dover spiegare le vere motivazioni delle sue scelte, anche Ciccio Barone, invece di rilasciare dichiarazioni e velate minacce di dire la verità, deve spiegare cosa ha vissuto nei quattro di assessorato, per noi basta che spieghi quali assessori hanno pescato a piene mani nel salvadanaio della tassa di soggiorno, per capire tante cose.
E poi, ogni assessore conosce tanti particolari della vita di Palazzo, cose anche delicate, e per come è stato trattato Barone potrebbe diventare un cantante di grido, un pentito di fama.
Sembra che le decisioni siano scaturite da pruriti elettorali e, fino a quando non saranno dimostrate le azioni di Barone contrarie alla corretta gestione della cosa pubblica, che hanno determinato il venir meno del rapporto fiduciario, resta il dubbio di interessi elettoralistici che getterebbero un’ombra sul clichè di illibatezza politica del Sindaco.
Cassì non è nuovo a mosse che con la politica hanno poco a che fare, abbandonato da Fratelli d’Italia, mantiene la delega all’assessore indicato da questo partito, ponendosi come pura espressione civica.
Di recente è tornato, però, a riallacciare rapporti con Fratelli d’Italia, scegliendo di appoggiare e sostenere determinate espressioni del partito pur riaffermando la sua volontà di totale distacco dalla politica e dai partiti, dimenticando quanto detto contro di lui, in più occasioni, proprio da Fratelli d’Italia tramite il coordinatore cittadino.
Ma Barone non può fare lo stesso con espressione di altro partito.
In definitiva, solo nervosismo per la campagna elettorale incipiente, densa di voci e di strategie per la sindacatura che acclarano solo l’esigenza, sentita da molti, di una svolta nell’amministrazione della città che non solo non è stata svegliata dal suo torpore ma vive di progetti non realizzati e di programmi senza obiettivi.
Non è escluso che è stato deciso di annunciare la defenestrazione di Barone per smorzare l’eco della presentazione di un nuovo gruppo civico che si appresta a concorrere per le comunali, con dichiarate intenzioni di competere anche direttamente per la sindacatura, approfittando proprio della notorietà di Ciccio Barone che ha catalizzato, da solo, le attenzioni dell’opinione pubblica.
Cassi si presentava ai nastri di partenza in naturale vantaggio come uscente, nonostante i pesanti fardelli che si ostina a portare appresso, ora decide anche di gratificarli ulteriormente, eliminando un collega per molti scomodo, non solo annulla il vantaggio ma si trova in posizione delicata, proprio quando potrebbero arrivare i veri candidati alternativi, quale potrebbero essere un candidato del centro destra e uno del centro sinistra, coalizioni che hanno i leader e i soggetti politici potenzialmente adeguati per rivestire la carica di sindaco in grado di risollevare la città.

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