di Cesare Pluchino
Contributo del Segretario Generale, ma le distanze restano immutate
Non si sblocca la contrapposizione per le modifiche al Regolamento del Consiglio Comunale e delle Commissioni. Non è servito nemmeno l’intervento qualificato del Segretario Generale per avvicinare le posizioni. Perno del contendere resta il tentativo della maggioranza di eliminare i monogruppi consiliari e decimare il numero dei componenti delle commissioni. Di altre cose, pure importanti, che stravolgono l’attuale regolamento, nemmeno si parla. Il Segretario ha citato sentenze che, alle opposizioni, sono sembrate alquanto datate: i TAR di Milano e di Brescia, nel 1996, si sono espressi per una limitazione al numero dei componenti le commissioni che, in molti casi risulta determinato a priori, indipendentemente dal numero dei gruppi consiliari. Si propende solo per assicurare la presenza almeno in una commissione, si cerca di imporre il criterio della proporzionalità unitamente a quello che la maggioranza consiliare deve avere maggioranza nell’organo consultivo, ma esistono casi di Comuni in cui le commissioni sono state addirittura eliminate del tutto. In pratica, la proposta del grillino Stevanato, a cui si è unito il consigliere Ialacqua del Movimento Città, non sono considerate una follia: di diverso parere le opposizioni che non condividono il tentativo di mettere un bavaglio alle minoranze, con la scusa di mettere ordine ai lavori d’aula e delle commissioni. Fuori da un contesto democratico appare, poi, l’applicazione immediata delle modifiche. E’ stato Maurizio Tumino a farsi portavoce delle rimostranze dei colleghi di minoranza che vedono mortificata la rappresentatività di partiti e movimenti regolarmente eletti, espressione di una precisa volontà popolare. Il consigliere ha citato sentenze recenti e autorevoli pareri di ANCI e organismi superiori delle autonomie locali, fino ad arrivare a precise indicazioni del Ministero dell’Interno che, unitamente ad un diffuso orientamento giurisprudenziale, tendono a garantire la piena autonomia rappresentativa di ogni eletto. Per Tumino non si possono fare concessioni al riguardo, il Consiglio, salvo parere diverso della Magistratura amministrativa, può operare scelte di questo tipo, ma assume responsabilità precise nei confronti del corpo elettorale, stravolgendone la volontà. Disponibilità a prevedere anche un voto ponderato o il voto plurimo, per render conto del diverso peso delle componenti politiche, ma non è ammissibile sovvertire le regole. Le minoranze sarebbero disposte a modifiche del regolamento ispirate a principi di efficienza e funzionalità dei lavori del consiglio e delle commissioni, ma non possono tollerare l’adozione immediata delle modifiche che limiterebbe non poco l’azione d’opposizione. Il consigliere Ialacqua ha reiterato critiche per continuare a vedere improduttiva la commissione speciale per le modifiche al regolamento, si attendeva una formalizzazione ma, invece, si continua a perdere tempo e la gente non capisce. Per il rappresentante del Movimento Città, che sarebbe costretto dalle modifiche a convogliare nel gruppo misto, è paradossale il numero elevato di componenti le commissioni, superiore a quello d’ogni altro comune, anche più grande per numero d’abitanti. In pratica, anche se non viene detto esplicitamente, la maggioranza cerca di tarpare le ali ad un’opposizione che in aula si compone di 9 gruppi diversi, con moltiplicazione degli interventi e delle dichiarazioni di voto. Le regole attuali hanno, poi, fatto sì che, all’inizio c’erano 17 componenti per ogni commissione, in cui, fra l’altro, le opposizioni consiliari avevano la maggioranza. Al riguardo va ricordato che il mancato apparentamento dell’avversario di Piccitto al ballottaggio, mancato apparentamento solo tecnico, perché quello politico era in essere, regalò la maggioranza ai grillini che, altrimenti avrebbero avuto solo 3 o 4 consiglieri. Mentre le opposizioni ancora si rodono il fegato per la decisione non condivisa, anche dagli stessi appartenenti alla coalizione del candidato sindaco, ma si limitano nell’esternare le dovute critiche per una decisione cervellotica, alla maggioranza grillina non è bastato il regalo che ha permesso di sedere in consiglio anche a gente con 60 voti, non è bastata la maggioranza, vogliono governare senza alcun tipo di fastidio. Passaggi veloci in commissione, dibattito in aula limitato nei tempi e negli interventi, adozione della maggioranza bulgara, fino a quando c’è, all’inizio erano 18, strada facendo si sono ridotti a 16 e hanno dovuto ricorrere all’alleanza con Partecipiamo, a costo di un assessorato, di deleghe pesanti, e della Presidenza del Consorzio Universitario, ma potrebbe non essere finita perché qualcuno scalpita e non si sa cosa potrebbe accadere. A margine della querelle va fatta una considerazione: se alla prossima tornata amministrativa i partiti tradizionali dovessero avere la meglio, basterebbero i risultati avuti dalle coalizioni all’ultima elezione, non sarebbe desueto pensare che tutto ritorni come prima, innescando un teatrino di cui nessuno potrebbe lamentarsi.
