Quando volano gli stracci, finiamo sempre nelle cronache nazionali

La questione dell’aumento di indennità per sindaco e assessori del Comune di Ragusa diventa non solo argomento degli attacchi dell’opposizione del Partito Democratico, il solo ad aver sollevato censure sull’operato della giunta che ha adeguato le stesse alle recenti normative di legge, ma finiamo sulla stampa nazionale che racconta all’Italia intera della giunta di Ragusa, apparentemente civica, dove ci sono rappresentanti di Cuffaro, di Lombardo, ex PD, ex 5 Stelle, dimenticando della presenza in giunta dell’assessore di Sud Chiama Nord di Cateno De Luca, racconto che nessuno, non potendolo fare, ha smentito.
E, fino a quando certe cose le raccontano giornaletti di periferia, sono maldicenze, ma quando autorevoli testate nazionali le acclarano la situazione è diversa
Ma andiamo con ordine, quello che è mancato, assolutamente, nell’intreccio di censure del PD, articolo del Fatto quotidiano e replica del sindaco.
Riteniamo corretto esternare la nostra posizione sulla materia: non ci fa impressione nessun aumento di indennità, per parlamentari, sindaci e assessori, ritenendoli, per lo più, adeguati alle esigenze odierne di rappresentanza, ma, soprattutto perché sanciti dalle leggi che scrivono e approvano tutti i partiti, nessuno escluso.
Solo il Movimento 5 Stelle, negli ultimi anni ha adottato regolamenti interni tesi a mettere da parte quote delle indennità e degli stipendi dei parlamentari, iniziative che, per esempio, sono ancora in voga nel gruppo dei deputati dell’Assemblea Regionale Siciliana, delle decurtazioni dei deputati nazionali si sa poco, molte impantanate fra resistenze, fughe dal movimento e scarsa trasparenza dello stesso.
Ci sono stati, per esempio, i componenti di giunta e i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Ragusa, che hanno raccolto le decurtazioni e le hanno destinato per fini sociali e benefici, ci sono state le cronache nazionali che hanno parlato di deputati e senatori che, da una parte rinunciavano a parte delle indennità e dall’altra presentavano note spese di taxi, di ristoranti, di alberghi e di iniziative politiche varie nel collegio di appartenenza, da fare impallidire.
Di tutti gli altri partiti nessun ha mai sentito di iniziative di questo genere, solo caso isolati come quello del nostro deputato Dipasquale che, di recente, ha rinunciato pubblicamente ad un aumento dell’indennità fissato dalla Assemblea Regionale Siciliana in 890 euro lordi.
Come ha precisato lo stesso sindaco Cassì, in una nota che appresso analizzeremo, si tratta di un aumento che l’Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni italiani, tramite il suo presidente, il sindaco del PD di Bari Antonio Decaro, ha fortemente chiesto allo Stato per restituire dignità ai sindaci d’Italia, Stato che ha accolto l’istanza appostando, nel proprio bilancio annuo, una somma che servisse per adeguare le indennità dei sindaci a livelli più confacenti al loro ruolo e alle loro responsabilità.
La nuova regola, tuttavia, non ha riguardato subito la Sicilia, che sulla materia ha autonomia normativa, solo da pochi mesi anche il governo regionale si è messo in linea.
Si resta, quindi, basiti, nel leggere sulle pagine di un qualificato quotidiano nazionale che il sindaco Cassì si sarebbe “autopremiato”, non si comprende il richiamo per il numero di assessori portato alla quota consentita e applicata in tantissime città, ancor meno si comprendono le precisazioni che nella giunta di Cassì ci sarebbero uomini di Cuffaro e di Lombardo, cosa vera e reale ma normalissima e che non interferisce con l’adeguamento delle indennità, salvo voler trovare la polemica a tutti i costi.
Piuttosto, avremmo preferito un approccio politico dell’opposizione più ‘professionale’, ma, da tempo, come anche nella recente campagna elettorale, le opposizioni hanno perso smalto: si poteva e si doveva chiedere perché se la Regione aveva recepito la norma nello scorso febbraio, non si è provveduto prima della campagna elettorale, forse la Giunta precedente non era d’accordo per l’adeguamento, mentre quella attuale ha idee diverse?
Perché, come al solito, si attacca solo il sindaco, quando la giunta che ha approvato l’atto ha nove componenti?
Qualcuno ha pensato di chiedere se qualcuno dei nove ha eccepito qualche riserva sull’adeguamento?
Nessuno ha fatto notare al sindaco come lui e la sua giunta, a pochi giorni dall’insediamento si siano preoccupati solo di aumentare il numero degli assessori, palesemente per motivi di necessità politiche e non per reali esigenze, incaricare un ex assessore, nemmeno eletto in consiglio comunale, come esperto del sindaco per cultura, turismo ed eventi, procedere, con una decisione collegiale di giunta ad adeguare le indennità con aumenti del 45 %. Tutte cose legittime, ma di priorità di interventi non si è sentito parlare da nessuno degli assessori, annegati, fra l’altro fra scelte discutibili di assessori prelevati dagli eletti in consiglio comunale ma non secondo criteri meritocratici o di consenso personale.
Così che c’è gente con un bottino non indifferente di voti, giovani preparati e donne piene di entusiasmo, che è stat ignorata per favorire altre scelte politiche, peraltro tenendo poco conto delle quote rosa, ancorché non imponibili oltre una sola rappresentanza in giunta.
Presenza femminile nemmeno pensata, e ci sarebbero gli elementi adatti, per esempio per la carica di Presidente del Consiglio che porrebbe il civico consesso e la Città all’avanguardia in un contesto di parità di genere, di cui nemmeno il nuovo assessore, indicata ancor prima del risultato delle elezioni, risultato peraltro non di eccellenza con soli 454 voti, si preoccupa.
In definitiva c’era spazio per sollevare motivi di opportunità politica per scelte del tutto legittime e che esulano dall’etica politica se dalla politica agevolate.
Ritornando alla questione generale, non si comprende bene, anche dalla nota del sindaco, se in futuro sarà sempre la Regione a stanziare i fondi necessari all’aumento delle indennità, cosa accadrà se l’annualità non viene inserita in finanziaria.
La nota del sindaco, diffusa tramite l’Ufficio Stampa del Comune, lascia basiti in alcuni passaggi, tanto da indurre a chiedersi se addebitabili al sindaco personalmente o a qualche suggeritore: l’apposizione alla cifra percepita finora, di 2.780 euro mensili, “senza tredicesima’, come si trattasse di un volgare stipendio, lascai interdetti.
Il parallelo con i deputati regionali o nazionali sembra al limite del paradossale.
Nessuno degli attori di questa querelle si è preoccupato di fare una indagine su quanti e quali comuni hanno adeguato le indennità agli aumenti stabiliti. Sarebbe interessante capire quali siano state le tendenze, in Sicilia e in continente. Non si può fare di Cassì il martire unico in uno scenario dove l’aumento delle indennità è ordinaria amministrazione.
Andrà a finire, se già non è finita, come con gli oppositori di Berlusconi, che sono quasi tutti perdenti, emarginati, mentre Berlusconi è stato protagonista fino alla fine

Nel finale, c’è la stoccata all’estensore delle critiche, che ha sollevato le polemiche: non si fa il nome ma si parla di un neoeletto consigliere comunale del PD (stesso partito del sindaco di Bari presidente ANCI che è stato il protagonista della rivendicazione dei sindaci), del tutto facilmente identificabile, “che ha beneficiato di ragguardevoli indennità regionali per un non meglio precisato incarico all’interno di una segreteria regionale di partito”.
E, a questo punto, viene di nuovo da chiedersi chi scrive i comunicati, perché non ci sono indennità regionali per incarichi all’interno di segreterie regionali di partito, casomai, e lo possiamo chiarire dal momento che, per ora, stanno camminando assieme delibere comunali e specchietti del sito della Regione Siciliana, si tratta di incarichi di staff di segreteria di deputati regionali, del tutto legittimi e previsti dalle leggi attuali, per tutti i partiti politici e per le varie cariche all’interno dell’Assemblea Regionale Siciliana.
Un particolare che non ha nessuna attinenza, con il caso in questione, se non per motivi di opportunità politica ove fosse dimostrato che si tratti solo di un incarico di comodo.

Il sindaco chiude la sua nota auspicando che il livello della dialettica politica e, in maniera assai significativa, specifica “dentro e fuori il consiglio comunale”, “possa ispirarsi ai principi di serietà, sobrietà e coerenza, a tutela in primo luogo della qualità del confronto democratico e nell’interesse dei cittadini ragusani, che mi pare abbiano manifestato poche settimane addietro un chiaro ed inequivocabile segnale in questa direzione”.
Ma nonostante il segnale i risultati non sembrano quelli desiderati, segnatamente all’interno dell’assemblea cittadina.

Ultimi Articoli