La ricorrenza del “terremotu ranni” del 1693, quest’anno cade il 331 esimo anniversario del tragico evento, è destinata, come non è successo in altre occasioni, a rinfocolare le polemiche fra devoti di San Giovanni Battista e di San Giorgio.
Dopo anni di ricorrenze condivise fra le case e i fedeli di San Giovanni Battista e di San Giorgio, quest’anno ci saranno due distinte iniziative.
Era noto il manifesto che annunciava il programma delle celebrazioni, organizzato dalla Diocesi e dalla Cattedrale, con il Patrocinio del Comune di Ragusa, suono della campana maggiore della Cattedrale all’orario del sisma, alle 15, a seguire la Solenne Adorazione Eucaristica, i Vespri, con il Canto delle Litanie dei Santi e del Te Deum, e la solenne celebrazione Eucaristica presieduta dal Parroco della Cattedrale.
Una iniziativa, questa di celebrare la ricorrenza del terremoto fortemente voluta e proposta, anni orsono, dall’attuale assessore Simone Digrandi, che venne abbracciata con entusiasmo dal sindaco Piccitto. Una iniziativa sostenuta dall’associazione Youpolis, della quale Digrandi era Presidente regionale, dal Laboratorio Insieme in Città, con il prof. Flaccavento, e dall’associazione Ideology, con il presidente Giovanni Criscione
Nel 2024 ricorre la decima edizione dell’iniziativa, che ha visto anche la partecipazione del Duomo di San Giorgio per la celebrazione eucaristica tenuta anche a Ibla.
Fra le foto siamo andati a trovare quelle della conferenza stampa per la ricorrenza del 2019, che vedeva al tavolo i parroci di San Giorgio e di San Giovanni.
Nel post dell’iniziativa, naturalmente, non si specificava della mancanza della partecipazione della Parrocchia di San Giorgio.
La conferma è arrivata dal comunicato stampa della Chiesa Madre di San Giorgio che, appresso pubblichiamo integralmente.
Una iniziativa del tutto indipendente da quella della Cattedrale, sulle prime qualcuno dei sangiovannari ha affermato di non saperne nulla, da Ibla autorevoli esponenti dei sangiorgiari asseriscono di aver contattato i ‘rivali’ ma sarebbero state respinte ipotesi di collaborazione alla luce delle recenti polemiche per il mancato riconoscimento della Chiesa per il Patronato di San Giorgio, eventuali strascichi delle quali avrebbero potuto infiammare l’atmosfera del solenne momento.
In ogni caso, un’altra frattura nei difficili rapporti fra devoti del Patrono San Giovanni Battista e di San Giorgio che non si rassegnano ai recenti pronunciamenti delle autorità ecclesiastiche, non trovando, peraltro adeguata autorevolezza per spegnere ogni stucchevole polemica nelle autorità civili ed ecclesiastiche.
Una situazione che, alla luce di questa rottura, è destinata a riportarci indietro nel tempo.
Questa la nota a firma della Chiesa Madre di San Giorgio:
Triduo nel Duomo di San Giorgio per i 331 anni dal ‘terremotu ranni
Sono passati 331 anni dal disastroso sisma dell’11 gennaio del 1693 che devastò la Sicilia orientale e in particolare la città di Ragusa.
“Di questo evento tragico – sottolineano dalla chiesa Madre di San Giorgio – ogni anno ne abbiamo fatto memoria e, nello stesso tempo, con orgoglio abbiamo tessuto l’elogio della laboriosità dei nostri padri che, con grande maestria, hanno ricostruito la città e consegnato ai posteri monumenti di alto valore artistico.
Tra tutti eccelle certamente il Duomo di San Giorgio che, ammirato ogni anno da migliaia e migliaia di persone, è stato riconosciuto dall’Unesco, con tutto il sito della Ragusa antica, patrimonio dell’Umanità”.
(ci permettiamo obiettare e precisare che né il Duomo di San Giorgio, né “tutto il sito della Ragusa antica’ sono Patrimonio dell’Umanità riconosciuto dall’UNESCO. Il riconoscimento, come pronunciato dalla declaratoria del 2002, di Budapest, parla solo di riconoscimento del Patrimonio della ricostruzione tardo barocca successiva al terremoto del 1693, compreso in 8 comuni del sud este della Sicilia, e, relativamente a Ibla e a Ragusa, identifica come patrimonio il contesto urbanistico dei due centri storici iblei — NdR)
Così le ragioni manifestate dalla chiesa Madre nell’annunciare che “quest’anno, a differenza degli anni passati, in moltissime persone è scaturito il desiderio e l’esigenza di celebrare la ricorrenza in oggetto anche con un atto di manifesta devozione al patrono San Giorgio.
Come già allora, nel 1693, i nostri padri si rivolsero al santo cavaliere affidando le sorti del futuro della città al suo patrocinio, anche oggi ci rivolgiamo alla sua intercessione perché ci ottenga da Dio protezione e la grazia di trascorrere una vita sana, serena, santa e laboriosa per un maggior progresso sociale e spirituale di tutta la città”.
Da qui la traslazione straordinaria del simulacro di San Giorgio dalla nicchia che lo ospita tutto l’anno nel transetto accanto all’altare.
Tutto ciò in seguito alla “Scinnuta” tenutasi ieri sera in maniera molto semplice.
Il triduo è stato in programma ieri alle 16,30 al Duomo con l’adorazione eucaristica, oggi martedì 9 gennaio, alle 17,30 con la recita del Rosario e la benedizione eucaristica, mercoledì alle 18 con la santa messa sempre al duomo.
I devoti e i fedeli sono invitati a partecipare a questi momenti destinati a commemorare le vittime del “Terremotu ranni”.
Chiesa Madre San Giorgio
8 gennaio 2024
