Disastro totale delle strategie delle minoranze al Consiglio Comunale di Ragusa, fra tentativi di mozione per la sfiducia al Sindaco, esplosione di tensioni fra i singoli gruppi, la consigliera Marabita a Striscia la Notizia, nel contesto di una seduta che ha fatto vivere la pagina più nera del PD ragusano
Una piccola intuizione l’avevamo avuto, non avevamo scritto un solo rigo sulle prime tre sedute, del nuovo anno, del Consiglio Comunale di Ragusa.
L’atteggiamento scomposto e privo di lucidità delle opposizioni ci faceva presagire che ogni resoconto e ogni commento sarebbero stati superati da qualcosa che aleggiava nell’aria.
Gli effetti del ciclone Marabita e gli esiti infausti delle strategie per cercare di bloccare le variazioni di bilancio lasciavano intravedere una atmosfera non tranquilla.
Gli atteggiamenti in aula e la furia retorica dei comunicati stampa di certe componenti politiche non deponevano per condizioni mentali, adeguate politicamente, di buona parte dei consiglieri di opposizione.
Dopo la sbornia dell’ultima seduta dell’anno, doveva essere obbligatoria una lunga pausa disintossicante che avesse eliminato tutte le tossine politiche, le opposizioni, tutte, sono apparse, invece, come nella condizione di molte donne durante il ciclo mestruale, un concentrato di insofferenza, di astio, di odio, di disprezzo di rancore che sono venuti fuori, tutti insieme, nel corso dell’ultima seduta, di venerdì 20 gennaio, che, fra i punti all’ordine del giorno, vedeva l’atto proposto dai consiglieri renziani del PD, D’Asta e Chiavola, tendente a impegnare il consiglio per l’opportunità di costruire un percorso che possa portare alla formulazione di una mozione di sfiducia al sindaco Piccitto e all’amministrazione grillina tutta.
Una determinazione cieca quella dei due consiglieri renziani, spalleggiati in conferenza stampa da Peppe Calabrese e dai segretari dei circoli 1 e 3 del PD di Ragusa, nel voler presentare, ad ogni costo, l’ordine del giorno, propedeutico, secondo loro, a stanare le vere intenzioni, delle varie opposizioni, di fare la festa al sindaco Piccitto.
Una grande intuizione l’aveva avuta la giornalista che si occupa di politica locale per il quotidiano La Sicilia, Laura Curella, la sola che aveva intervistato, in concomitanza con la conferenza stampa indetta per presentare l’iniziativa, un autorevole esponente del partito, l’avv. Mimmo Barone, segretario del 2° Circolo e figura eminente della politica locale.
L’iniziativa di proporre anche solo la presentazione di una mozione di sfiducia contro il sindaco Piccitto veniva considerata destinata al fallimento dall’avv. Barone, foriera solo di un possibile sostegno al sindaco in difficoltà se non supportata da un esito favorevole, già per la raccolta delle firme e, più ancora, in sede di votazione, dove si intravede, a vista, assai difficoltoso il raggiungimento dei consensi necessari.
Iniziativa che vedeva assenti nella proposizione il consigliere ex capogruppo Giorgio Massari e il segretario dell’Unione cittadina dei Circoli, il senatore Battaglia, espressione delle fratture profonde in seno al partito, secondo l’avv. Barone che intravedeva nella stessa i segni premonitori di un ennesimo insuccesso dopo quello del flash mob, organizzato da Calabrese, devastante per l’immagine del partito per l’esiguo numero di aderenti alla piccola manifestazione di protesta, sempre nei confronti del sindaco.
D’Asta e Chiavola avrebbero dovuto raccogliere i segnali lanciati dalla giornalista e dal segretario del 2° circolo, avrebbero dovuto capire che aria tirava in seno alle opposizioni che avevano manifestato perplessità per sostenere anche solo l’ordine del giorno.
I due, con fare tipico renziano, hanno voluto tirare diritto e hanno voluto riporre tutte le ipotesi di successo in una ipotetica forma di orgoglio politico che avrebbe dovuto indurre, intanto, alla presentazione della mozione di sfiducia.
Senza preventiva condivisione e senza opportuna compartecipazione alla stesura del documento, l’ordine del giorno è arrivato in aula.
Le condizioni non erano le migliori, dopo un consiglio ispettivo dove erano esplose le proteste per i toni accesi di un comunicato del gruppo consiliare 5 Stelle, dopo la seduta dedicata al regolamento per la concessione di spazi comunali afferenti al settore cultura, proposta di iniziativa consiliare che veniva bocciata in aula per una casuale maggioranza a favore dei grillini che deponeva per il disordine strategico delle opposizioni, nel pallone fra tentativi di far mancare il numero legale e sforzi di assicurare una presenza maggioritaria in aula.
La seduta di giovedì 19 gennaio, iniziata con l’ora di rinvio per la mancanza del numero legale e, per lo stesso motivo, rinviata, dopo le comunicazioni e l’esame del primo punto, al giorno successivo, venerdì 20, vedeva, prima, l’esame di 5 ordini del giorno, dei quali ci occuperemo in altra parte del giornale, quindi la proposta dei consiglieri renziani per la stesura della mozione di sfiducia.
Il tutto avveniva sullo sfondo di un’aula popolata di smartphone che replicavano ad libitum il video del TG satirico Striscia la Notizia con il servizio dedicato all’intervento in aula della consigliera Marabita che asseriva di aver ricevuto una telefonata da Grillo per spingerla a votare favorevolmente le variazioni di bilancio.
Se qualcuno avesse pensato di aver raggiunto l’apice dello sballo con la presenza della Marabita sul seguitissimo tg satirico di canale 5, si sarebbe sbagliato di grosso, perché lo spettacolo venuto fuori dall’aula consiliare per la discussione sulla proposta di D’Asta e Chiavola per la mozione di sfiducia, ha toccato vertici mai nemmeno sognati, forse in tutta la storia di Palazzo dell’Aquila.
Dopo la presentazione di D’Asta, e l’intervento a seguire di Chiavola, si sono scatenate tutte le opposizioni presenti, mancava il gruppo di Partecipiamo e Giorgio Mirabella del gruppo misto, quest’ultimo per motivi di salute.
Tumino, Lo Destro, Marino, La Porta, Migliore, Ialacqua e Morando sono intervenuti in dissenso all’iniziativa, ma i contenuti degli stessi interventi sono andati al di là della mancata condivisione.
E’emersa, prima di tutto, una pesante e aspra critica nei confronti del Partito Democratico, dei responsabili sul territorio, dei parlamentari e segnatamente dell’onorevole Dipasquale, bersaglio di feroci attacchi da parte di Maurizio Tumino che ha rivangato, con dovizia di particolari, le vicende legate alle ultime amministrative che decretarono, sempre secondo Tumino, il successo di Piccitto per l’insipienza politica del Dipasquale che, insolitamente alleato di Calabrese in appoggio al candidato Cosentini, procurò la debaclè del partito, favorita anche dalla dissidenza interna dello stesso D’Asta che, dichiaratamente, non votava Cosentini.
Non sono mancati anche pesanti rilievi per l’attività di Dipasquale, considerata inefficace per il territorio, a proposito di sanità o di royalties-
Ma ci sono stati anche gli interventi non meno pesanti di La Porta e Lo Destro, anche questi all’indirizzo dell’on.le Dipasquale e, più in genrale, contro un Partito Democratico che, già frantumato localmente, ne è uscito con una immagine deteriorata, in balia di rappresentanti che non hanno saputo tenere testa agli attacchi concentrici, sia pure inaspettati, dei compagni di opposizione.
Ma non meno eclatante è stato l’attacco del rappresentante del Movimento Città che non ha lesinato critiche a Partecipiamo, con dovizia di particolari su tutte le mosse che videro i due movimenti impegnati a sostenere Piccitto al ballottaggio e poi nelle trattative di scambio per entrare nella giunta Piccitto.
Trattative che, come ha precisato Ialacqua in maniera anche reiterata e plateale, videro il Movimento Città rifiutare con fermezza ogni ipotesi di compromessi nelle trattative, mentre altri, leggi Partecipiamo, accattarono le poltrone.
Non è mancato un ennesimo colorito intervento della Marabita, mentre la Migliore si è appellata alla sua indiscussa esperienza e classe politica nel destreggiarsi in mezzo ad una situazione che percepiva come deleteria per le strategie delle opposizioni, anche in funzione dei prossimi impegni d’aula che avrebbero fornito occasione, per opposizioni unite, per tentativi di boicottare importanti atti dell’amministrazione.
Ma, alla luce delle spaccature emerse, delle quali ci riserviamo di rendicontare in maniera dettagliata dopo l’attento esame delle registrazioni, non solo si intravedono spazi per azioni concrete delle opposizioni, ma le fratture sono forse destinate a scompaginare, definitivamente, le forze di minoranza che già avevano dato segnali di stanchezza e di scarsa lucidità.
