La serie degli interventi, il dibattito si è aperto con la presentazione dell’atto da parte di Mario D’Asta che ha definito irrinunciabile per il PD, la presentazione della mozione di sfiducia.
Disponibili a tutti i suggerimenti e a possibili modifiche, la mozione avrebbe avuto il fine di stanare le singole posizioni e verificare chi, in realtà, vuole mandare a casa un sindaco che non risponderebbe più ai requisiti presentati in campagna elettorale, impossibilitato ad amministrare per la perdita della maggioranza in Consiglio e sottoposto al tiro incrociato di dissidenti interni al Movimento e al gruppo consiliare.
A supporto dell’iniziativa la citazione di tutte le criticità dell’amministrazione.
Maurizio Tumino si è subito scagliato contro il PD, leggendo in aula le dichiarazioni del segretario del II Circolo, avv. Barone e chiedendo quale parte di partito avesse chiesto la mozione.
Pur in presenza di un pericoloso e deplorevole degrado dell’azione amministrativa, Tumino non intravede i soggetti dissidenti, fra i grillini consiglieri, che potrebbero sostenere la mozione.
Meglio aspettare la fine della sindacatura e presentarsi freschi ai nastri di partenza, invitando D’Asta e Chiavola a non fare i servi sciocchi di altri padroni, un accenno al successivo attaco nei confronti di Nello Dipasquale.
Sonia Migliore invita ad accettare la sfida del Sindaco ricambiandola, nei fatti, con una azione compatta di opposizione che renda quanto mai complicata la vita amministrativa.
Per i 5 Stelle parla Porsenna che invita a presentare l’atto quando saranno presenti tutti e trenta i consiglieri, mentre rileva che a fronte della mancanza di maggioranza, non intravede i 20 voti necessari alla mozione.
Chiavola sostiene la causa della mozione e rivendica il ruolo di ascoltatori delle istanze della gente che rende indifferibile l’atto.
Morando ritiene vana l’operazione di presentazione della mozione, peraltro già stilata, ancorchè modificabile.
Ialacqua ribadisce la convinzione di una strategia finalizzata a spaccare la maggioranza, suscitando animosità in un gruppo che aveva trovato coesione e unità di intenti per una alleanza di tipo istituzionale, non ideologica, non strategica, non politica.
Ialacqua si è soffermato sui limiti della strategia scelta dai renziani del PD per la mozione: sembra che si voglia acclarare la tesi che chi non vota a favore non è contro l’amministrazione e, di contro, è interessato alle poltrone.
Tesi azzardate che avvalorano l’ipotesi che qualcuno abbia voluto promuovere un dibattito indegno e allucinante, quale quello che si è sviluppato in aula.
La mozione di sfiducia non va discussa, va solo presentata e votata.
Apparentemente fuori tema il riferimento alla lettera aperta di Partecipiamo alla città, in relazione alla quale il rappresentante di Città ha voluto precisare che non c’erano accordi con l’associazione di cui è leader Giovanni Iacono.
Ialacqua ha rivendicato di non avere fatto né patti né alleanze con alcuno, quando Città è stato chiamato è stato risposto per un gesto politico ma non sono state accettate poltrone, come invece hanno fatto altri, con chiaro e inequivocabile riferimento a Partecipiamo che invece stipulò l’accordo di programma, di responsabilità, che gli procurò prima la Presidenza del Consiglio e, successivamente l’assessorato, oltre alla Presidenza del Consorzio Universitario e una carica al Corfilac, queste ultime mantenute ancora dopo l’uscita di Partecipiamo dalla maggioranza.
Commenti diversi ha suscitato quello che è stato interpretato, se non come un attacco a Partecipiamo, una netta presa di distanza, dissonante rispetto ai rapporti recenti che avevano visto Ialacqua e Iacono abbastanza comunicativi e vicini, nonostante i precedenti reciproci apprezzamenti che si erano rivolti dagli scranni dell’aula consiliare.
E’ il consigliere Angelo La Porta ad aprire il sipario sugli attacchi all’on.le Nello Dispasquale: senza citarlo, parla di D’Asta e Chiavola come di due soldatini che svolgono il ruolo per conto di un puparo, precisando di riferirsi a quello delle marionette e non a pupari di mafiosa estrazione.
Non ci sono i numeri per la mozione, si tratta, quindi, di una cretinata, di un palese sintomo di debolezza di chi manovra i due consiglieri, di chi si sente i piedi freddi e li gestisce per fini personali.
Il consigliere Lo Destro ha rilevato l’influenza di Calabrese nell’iniziativa, del consigliere che, nella scorsa consiliatura era il più accanito avversario politico di Dipasquale. Lo Destro ha rilevato come i colleghi renziani avessero dovuto rivolgere gli strali della loro azione politica contro il loro stesso partito e verso il presidente Crocetta, rei di avere affossato, con le politiche regionali, anche la nostra città.
Mai una critica, mai un rilievo diretto a Palermo, soprattutto per sanità e royalties che il nostro Dipasquale, addirittura, voleva dirottare sul territorio provinciale.
Il consigliere del gruppo misto ha calcato la mano sul Pd che sarebbe in grandi difficoltà e animerebbe iniziative di questo genere anche solo per avere spazio sui giornali.
Nella seconda parte di interventi, Sonia Migliore ha cercato di disinnescare la trappola ordita per spaccare le opposizioni, ma era ormai troppo tardi.
La rissa era ormai provocata, era venuto fuori uno spettacolo che si poteva evitare.
D’Asta ha cercato di rintuzzare gli attacchi personali, al partito e per le vicende legate alle elezioni, affermando di non aver mai difeso Crocetta ma non riuscendo ad evitare che i toni si alzassero come sempre avviene quando di parla di PD spaccato e in difficoltà.
D’Asta ha voluto comunque ribadire che farà parte sempre delle opposizioni all’amministrazione Piccitto, con le quali agirà con unità di intenti.
Altri interventi di Porsenna e Morando sul contenimento dei costi per i lavori d’aula e di commissione ne, in riferimento alle modifiche al regolamento che furo no approvate con il supporto dei due PD.
Poi l’intervento finale di Tumino che prende spunto dalle strategie di Calabrese e Dipasquale per le amministrative 2013, responsabili dell’avvento di Piccitto e dei grillini a Palazzo dell’Aquila, per poi proseguire con un attacco a tutto campo nei confronti del PD, del Presidente della Regione, dei parlamentari Dipasquale e Digiacomo, ricordando come la città risulti abbandonata in tema di ospedale nuovo che viene depotenziato, di Legge su Ibla che non viene più finanziata, di scarsissima attenzione per i settori della cultura e del turismo.
Gli fa eco Lo Destro che ricorda i forti ritradì per la Ragusa Catania e la metropolitana di superficie per la quale viene vantata la posizione in graduatoria che non assicura, al momento, alcun tipo di finanziamento.
Lo Destro ricorda anche la scelta di Dipasquale per il ballottaggio, che provocò la mancata elezione di candidati che avevano ottenuto 500 e più voti, mentre venivano aperte le porte di Palazzo dell’Aquila a gente con 60 voti.
L’intervento finale di Sonia Migliore per la dichiarazione di voto rivela la sua profonda delusine per un dibattito che non doveva nemmeno avere inizio, che ha regalato uno spettacolo pieno di panni sporchi e costellato di battute e frecciatine, per un giochetto nemmeno tanto riuscito.
Per La Migliore solo l’auspicio che questa storia della falsa mozione di sfiducia non dia ossigeno all’obiettivo in difficoltà, in un contesto dove la politica ha dimostrato di non aver capito nulla presentando un atto che rappresenta il nulla.
Sulla stessa linea Tumino che ha parlato di discussione sul nulla, caratterizzata solo a connotare le parti politiche all’interno dei vari gruppi.
Interessante e significativo l’intervento finale del consigliere Agosta che ha consigliato i promotori di procedere ugualmente ad una raccolta delle firme per la presentazione della mozione, attraverso un foglio compilato con i nomi dei trenta consiglieri e lo spazio per la firma da apporre, accorgimenti che, forse, faciliterebbero ad invogliare per l’adesione all’iniziativa, una sorta di semplificazione istituzionale dell’atto per favorirne il successo.
Sempre con la consueta eleganza delicatezza dei toni riservati, Agosta ha suggerito l’ordine del giorno più adatto per una rotatoria, pur nella consapevolezza che, ormai, a Ragusa, ce ne sono tante, sollecitando l’impegno per la città e l’attenzione per i fatti e le cose reali piuttosto che per problemi aleatori.
