Il Consiglio comunale di Ragusa come un film a episodi

Negli anni ’70 del secolo scorso andavano di moda i film a episodi, produzioni cinematografiche che, per fare cassetta, riunivano alcuni attori in voga che si alternavano, anche più volte, in una serie di episodi non sempre legati da un filo conduttore.
Il consiglio comunale di Ragusa ha assunto queste caratteristiche, di un film a episodi, c’è uno spazio dove si discute del numero delle farmacie, un altro per dibattere su chi si oppone all’intitolazione del Museo Archeologico ad un fascista o ritenuto tale, più ancora nello spazio dedicato alle comunicazioni c’è una pletora di argomenti slegati fra di loro, peraltro accumulati per la cronica assenza di sedute ispettive – dovrebbero essere convocate nella misura di due al mese – appesantita dal fatto che le ultime sedute dedicate al PRG hanno eliminato lo spazio per le comunicazioni, forse pensando che, nel clima di fratellanza fra maggioranza e opposizioni, non ci sarebbe stato nulla da eccepire sull’amministrazione
Una serie di interventi, di episodi a sé stanti, per ogni consigliere che ha preso la parola, significativo il tempo riservato alle comunicazioni, allargato dalla canonica mezzora a oltre un’ora e mezza.
Tutti gli episodi hanno avuto in comune le risposte stereotipate dell’amministrazione, frutto del sistema di comunicazione che qualcuno, addirittura, convincendosene con ritardo, giudica solo ora di stampo fascista: negare l’evidenza, non ammettere nessuna criticità sollevata, distrarre l’attenzione rivolgendosi a fattori positivi, anche distanti dall’argomento in questione, elusione totale di argomenti scomodi con la non risposta.
Tutti elementi facilmente riscontrabili in qualsiasi manuale di comunicazione, uno spasso per il sistema creato dal primo cittadino che si ritrova interlocutori del tutto digiuni di comunicazione scritta e parlata, molti con i cosiddetti addetti stampa che invece di venire in aiuto peggiorano le situazioni.
Veniamo agli episodi dell’ultima seduta del consiglio comunale.

Ha iniziato Angelo La Porta ribadendo le criticità forti del settore verde pubblico, nell’occhio del ciclone dopo il taglio dei pini alla villa di Ibla.
Parlando dei giochi delle bambinopoli nelle aree verdi, che subito dopo pochi giorni dall’insediamento l’assessore D’Asta con i suoi D’Asta boys, aveva promesso di censire per riqualificarle tutte in un colpo, La Porta ha parlato di impianti fatiscenti, rotti, pericolosi non solo per i bambini, aree invase da erbacce, si riferiva a Marina di Ragusa ma la situazione in città non è tanto diversa, anche alla villa di Ibla chi si è lamentato del taglio degli alberi ha evidenziato lo stato dei giochi, semplicemente penoso.
E non ci vengano a dire che ci saranno presto lavori, perché i giochi sono nello stato in cui si trovano, da mesi e mesi.
La Porta ha parlato anche della inesistente manutenzione dei cigli stradali e del servizio autobotti per le contrade. Per queste ultime segnalazioni, dei cigli stradali nessuna risposta, per le autobotti l’avvio del servizio è imminente.
Ma cosa ha risposto l’assessore al verde pubblico al consigliere, sulle precise eccezioni?
Risposta surreale: una risposta ‘sociale’ sarà data per le questioni legate al taglio degli alberi quando la relazione del funzionario sarà validata dal dirigente, guarda positivamente all’approccio diverso dei vari consiglieri, ritiene che la vicenda sui social abbia raggiunto livelli di linciaggio mediatico.
Poi dice che, già dal 2020, agronomi incaricati dal Comune avevano diagnosticato problemi seri e di sicurezza per alberi della villa di Ibla, ma non spiega perché non si è fatto nulla da allora: sempre la solita storia, non ha fatto nulla la precedente amministrazione, ma non si è affrettata nemmeno l’attuale, poi, al di là della relazione validata o meno, nulla dice l’assessore sul regolamento che vieterebbe di tagliare alberi da febbraio a giungo, nulla dice sul fatto che le relazioni dovrebbero essere preventive.
Come ha risposto in giunta ai colleghi, di tutta evidenza, che non ne sapeva nulla, del tutto fuori dalla questione, e scusate se è poco.
Poi si appella alla discrasia comunicativa, parla del progetto di sostituire i 7 pini con 24 alberi, già cresciuti, non piantine, e fa presente che per la villa è previsto un piano di riqualificazione da un milione e 200 mila euro che ne farà una delle ville più belle della Sicilia.
E poi, dulcis in fundo, “dateci tempo, ci sono 5 anni per completare il mandato, il cavallo si vede sulla lunga corsa”, quindi buttiamola sulle positività, se pensiamo alla vallata Santa Domenica, all’area dell’ex scalo merci, al parco del Castello di Donnafugata, saranno i cittadini al rinnovo del consiglio e della sindacatura a poter esprimere se “il progetto del verde pubblico, sentimentalmente legato a quello dei lavori pubblici, sarà stato positivo o meno”.
Di tutta evidenza che se a questa comunicazione di D’Asta, nessuno ribatte, il livello dei componenti del consiglio comunale è quello che più volte abbiamo descritto, di pessimo livello, del tutto inadeguato al ruolo.

A seguire l’”episodio del consigliere Firrincieli che mette sul tavolo le possibili nuove problematiche per il reparto di pediatria, parla di blocco degli interventi chirurgici per i più piccoli, per cui le famiglie dovrebbero rivolgersi addirittura fuori provincia, parla dell’impossibilità di elettroencefalogramma per i neonati, ma è come se non avesse parlato, nessuna risposta, nessun cenno da parte degli amministratori, forse perché mancava l’assessore alla salute !

Poi c’è l’”episodio” Mauro che non le manda a dire al primo cittadino: “Attendevamo sue dimissioni da Presidente della SRR, non ha nemmeno replicato, come aveva annunciato tramite stampa, ai rilievi sul fatto di detenere una carica che, secondo pareri dell’ANAC, non potrebbe ricoprire, lei, forse, pensa di non dover dare spiegazioni per una carica ricoperta illegittimamente, forse ha sperato che il clamore si spegnesse da solo”
Mauro ha insistito sulle tante questioni sospette e insolute della SRR, nomine di dirigenti nominati senza concorso, personale senza qualifiche che riceve incarichi molto ben remunerati, avanzamenti di carriera senza particolari requisiti o meriti, “non è questo il senso delle istituzioni che deve appartenere ad un sindaco” ha detto, ha ribadito la naturale convinzione di avere colto, ancora una volta, come per Iblea Acque, nel segno.
Intervento pesante, che assume rilevanza perché, in precedenza, Mauro ha rivolto le sue freccette contro Iblea Acque e ha colto sempre nel segno.
Le questioni sollevate richiedevano risposte chiare su quello che avverrebbe all’interno della SRR, invece il Sindaco la butta sul sentimentale: “Da tempo cerco di trovare un sostituto, non è un posto di potere, (fra le risate dell’assessore D’Asta NdR), del resto il Comune di Ragusa non può mancare di avere rilevanza all’interno della SRR, il mio è spirito di servizio, quella di Mauro sulla legittimità della mia carica è una interpretazione normativa supportata, nel 2018, dal parere dell’avvocato della provincia.
Le considerazioni del consigliere Mauro vanno al di là di quello che sarebbe consentito dal suo ruolo, mi parla di etica amministrativa, a me che ho un profondo senso delle istituzioni.”
L’unica cosa sacrosanta che ha affermato Cassi è quella che occupa un posto di potere perché lo ha voluto la gente, con un consenso indiscutibile. Per il resto, purtroppo, come invece sarebbe auspicabile, nessuna replica alle gravi illazioni di Mauro su quello che accadrebbe all’interno della SRR, e considerato, ripetiamo, della buona mira che ha avuto con Iblea Acque ci sarebbe da preoccuparsi.

Come nei film, un breve intervallo, proseguiremo in altra parte del giornale con gli altri episodi dell’ultima seduta del Consiglio comunale.

Ultimi Articoli