Il caso delle offese pronunciate da un assessore della Giunta Cassì all’indirizzo di quattro consiglieri di maggioranza per una questione inerente un atto di indirizzo presentato senza una preventiva condivisione, si potrebbe considerare archiviato.
Dei quattro offesi, uno ha considerata chiusa la vicenda, dopo aver avuto, peraltro, un chiarimento con l’assessore, una ha cercato di minimizzare l’accaduto che non l’avrebbe toccata più di tanto, con ostentata superiorità nei confronti di chi si era permesso di pronunciare le offese, altri due sono in silenzio ma il fatto di aver sottoscritto il comunicato, di giunta e consiglieri di maggioranza, emesso per rifiutare ogni illazione circa minacce e aggressioni per ritirare l’atto oggetto della contesa, lascia propendere per la loro accondiscendenza a chiudere la questione che tanto danno sta provocando non tanto all’assessore, ormai da tutti catalogato nella sua sostanza per quanto accaduto e per il fatto che, ostinatamente, vorrebbe pubblicamente negare l’accaduto, ancorché avvenuto, in sala giunta, davanti ad almeno una decina di persone, fra assessori e consiglieri di maggioranza, tutti prodighi di particolari sulla vicenda, naturalmente a microfoni e telecamere spente, quanto al primo cittadino e alle compagini di giunta e dei consiglieri di maggioranza, tutti arroccati su questa posizione di silenzio sul colpevole, la cui identità viene strettamente tenuta nascosta, in una situazione che li rende conniventi dell’accaduto, senza che i quattro offesi se ne rendano conto.
Il sindaco, nel corso del suo intervento in aula consiliare, durante la seduta del civico consesso, ha derubricato la questione, assimilandola a normali liti familiari o condominiali, considerandola chiusa.
C’è, però, un aspetto di fondo, nessuno dei presenti nella sala giunta nel momento dell’accaduto, nessuno dei componenti della giunta, nessuno dei 14 consiglieri di maggioranza, ha voluto rilasciare dichiarazioni sull’accaduto, ma non mancano, da parte degli stessi, commenti e considerazioni sull’accaduto, qualche componente della giunta avrebbe detto : “bene, così si calma ed è costretto ad abbassare la cresta”, “ben gli sta, così ora sarà costretto a stare con due piedi in una scarpa”.
Si può pensare che per rabbonire tutti e cercare di far dimenticare l’accaduto sia stata promessa qualcosa e che cosa ?
E’ l’interrogativo che circola insistentemente e che, alla luce dei delicati equilibri politici all’interno di Palazzo dell’Aquila, preoccupa non poco, esclusivamente sotto l’aspetto politico.
