Potevano essere delle uscite dalla maggioranza indolore per l’amministrazione Cassì, ininfluenti per i numeri, almeno per il momento, peraltro con destinazione anonima al gruppo misto, con un regolamento consiliare che non permette di assumere le nuove eventuali sigle di appartenenza.
In pratica, non è cambiato nulla che non si sapesse già, motivazioni diverse ma deflagranti e dannose per l’immagine del sindaco, del suo cerchio magico e per un impatto sull’opinione pubblica non certamente salutare nell’attuale momento politico che vede il rimo cittadino alla ricerca di un veicolo politico per proseguire la sua carriera.
Bennardo parla di scarsa attenzione del sindaco per i giovani politici, e non gli si può dare torto se si guarda all’ambiente melmoso di scarsa caratura politica di cui si circonda il sindaco per le cariche importanti.
Non ha torto Bennardo se, dopo essere stato il terzo degli eletti in consiglio comunale, non viene nemmeno considerato dal sindaco, anzi bistrattato se prende iniziative.
Per un giovane attento ai giovani, scontata l’attenzione per la piscina comunale, dove Bennardo intuisce che ci sono odori strani: ma non giungono risposte, anzi ci sono minacce per far desistere dalla segnalazione di irregolarità procedurali per l’assegnazione della gestione alle autorità competenti.
Se poi ci metti scarsa attenzione anche per richieste di non grande impegno, e interventi dell’ANAC che danno ragione alle perplessità del consigliere, interventi peraltro tenuti nascosti, è naturale come Bennardo possa considerare frantumato il rapporto con il sindaco, più di quanto non lo consideri esaurito lo stesso primo cittadino.
Tutto nasce, forse, da un principio che Cassì ha recepito presto, ancorché digiuno di politica, come si vanta: in politica, regola aurea, per i notabili, di circondarsi di gente di livello più basso del tuo, per non rischiare di farti superare. Avete mai visto, dalle nostre parti, almeno, onorevoli e sindaci circondati da gente di livello?
Tanta è la diversità di caratura politica fra il sindaco e Bennardo, anche in relazione all’età, che ogni possibile convivenza sarebbe stata impossibile.
Apparentemente caratterizzato dalla delicatezza femminile l’intervento della consigliera Caruso, ma tagliente e ferale come è difficile intuire.
L’entusiasmo iniziale per un progetto politico abbracciato con rara convinzione, ispirato a collaborazione e perseguimento di obiettivi comuni, incrinato da una realtà non condivisa non solo politicamente ma più ancora sul piano umano e istituzionale.
Peraltro, un impegno nemmeno riconosciuto dalla lista alla quale è stato dato un contributo determinante, assieme ad altri consiglieri, per l’ingresso in consiglio comunale, un alleato del sindaco che nemmeno ha pensato di tutelare la sua candidata eletta.
La Caruso lamenta, a ben ragione, che i suoi referenti interni alla lista non l’hanno garantita, nel ruolo di Vicepresidente del Consiglio, addirittura hanno ascoltato le motivazioni secondo le quali le viene impedito di presiedere le sedute e nessuno ha allargato l’angolo di piegatura al sindaco.
Ma colpe ha anche la consigliera Caruso e, soprattutto, i suoi referenti politici: non serve denunciare ora di essere stata esclusa dall’Ufficio di Presidenza, denunciare di essere stata tenuta fuori dalle riunioni e dalle decisioni importanti, esigere, solo ora, un ufficio decente per i suoi compiti istituzionali.
Ma queste sono colpe comuni, soprattutto alle opposizioni, nessuno si cura di avere uffici per il gruppo, adeguati strumenti digitali, PC, stampanti, fotocopiatrici, TV, telefoni.
Ma, del resto, se ci sono assessori che si fanno trasportare con la Panda, cosa si può pretendere per un semplice consigliere di parte politica avversa?
La consigliera Caruso doveva rendersi conto, molto prima, che, anche nella passata sindacatura, la musica non era diversa.
Episodi come quella della mail istituzionale sottochiave, per come racconta la Caruso, sono espressione del livello con cui abbiamo a che fare, del resto quando una consigliera donna subisce, in aula, da un esponente della maggioranza, un attacco verbale becero, volgare e spropositato, e nessuno interviene, si comprende bene in qual ambiente sordido ci si muova per colpa di alcuni soggetti di cui il sindaco ama circondarsi.
La Caruso avrà occasione, comunque e ancora, di rappresentare i cittadini e lavorare per il bene comune, potrà svolgere il suo mandato con trasparenza, onestà e fermezza, mettendo sempre al centro delle azioni l’interesse della comunità e la difesa dei principi democratici.
La beffa è per la maggioranza che si deve tenere una vicepresidente non gradita, non essendo nelle condizioni di arrivare ai sedici voti necessari per una eventuale sfiducia.
Un esito quasi scontato per il consigliere Zagami, una persona profondamente per bene, lontano anni luce dai comportamenti di molti colleghi consiglieri di maggioranza.
Le aspettative di cambiamento, non solo sue, per un gruppo di alleati che doveva dare una spinta propulsiva al primo mandato di Cassì, crollate sull’altare delle poltrone ad ogni costo.
Un concetto di democrazia diverso, giovane, inconcepibile per le vecchie cariatidi della politica e per quanti ritengono che fare il politico, soprattutto oggi, con i compensi che ci sono, è sempre meglio di lavorare.
Zagami vittima, come la Caruso e come Bennardo, dell’istinto di sopravvivenza di chi li ha accolti nelle liste in un momento in cui le certezze latitavano. Voti e consenso che, una volta dentro il palazzo, non servono più, anzi possono dare fastidio.
Non meno pesante di quello dei colleghi il suo intervento nei confronti di una amministrazione e di consiglieri che dovrebbero provare solo vergogna per quanto è stato detto al loro indirizzo: “Ho rilevato che chi non si allinea con la maggioranza, in modo silenzioso ed acritico, diventa un soggetto da emarginare. Mi sono presto accorto dunque di essere stato escluso da tutti i processi decisionali, e di essere mantenuto all’oscuro anche dalle informazioni. La maggioranza consiliare si riunisce e non mi convoca, anzi mi esclude dalla chat che viene utilizzata per scambiare informazioni. Ogni mio tentativo di partecipazione e ogni proposta che ho avanzato sono stati accolti con chiusura, se non addirittura con un atteggiamento ostile. La maggioranza ha preferito allontanare chi, come me, non era perfettamente allineato, dipingendo la diversità di opinione come una minaccia all’unità e non come un arricchimento per il gruppo.
Chi non si conforma viene isolato, trattato come “diverso” e mostrato alla collettività come un elemento di disturbo. Sinceramente tutto questo non solo è insopportabile per il singolo, ma rappresenta una deriva che va contrastata, e combattuta. Sono stato umiliato ed attaccato per avere simpatizzato per un partito politico: in sintesi, un clima di chiusura e di odio, non si ricerca l’unione per migliorare ed arricchirsi, ma al contrario si ricerca la divisione, la separazione dall’altro, la differenziazione, per dimostrare a tutti quale è la parte, quella giusta, quella dietro il capo del gregge, e quale è invece quella sbagliata, che si oppone e si ribella al pensiero unico.”
