Palazzo dell’Aquila, un rompicapo capirci qualcosa

Con molto anticipo sui previsti tempi di possibili stati agitativi da elezioni, le fibrillazioni a Palazzo dell’Aquila sono sempre latenti, gli attriti sempre più diffusi, anche perché, in molti, si fa strada la sensazione che il sindaco, primo fra tutti, rifletta sulla efficienza e sulla effettiva valenza dei suoi assessori.
Perché, a conti fatti, il nuovo plotone di alleati non ha apportato novità nell’amministrazione, anche se si deve dire, che non è che Cassì abbia concesso ampi spazi di manovra, soprattutto in termini economici.
Ma l’uscita di Saverio Buscemi dal suo partito ha fatto venire a galla problematiche di non poco conto.
Martedì è preannunciata una riunione del coordinamento provinciale di Sud chiama Nord: prevedibile si parli della situazione nel capoluogo e, al riguardo, si fanno due ipotesi, sullo sfondo di quelle che potrebbero essere le posizioni di Cassì che, pare, non sia intenzionato a dare il benservito a Distefano.
Approfittando di questa presunta, ma da molti ritenuta fondata, posizione del sindaco, si potrebbe scivolare facilmente su una posizione di sostegno per il mantenimento di una alleanza in coalizione, con assessorato, anche senza rappresentanti in consiglio comunale, che non è detto non possano arrivare in futuro.
Ma non bisogna dimenticare che, in occasione dell’ultima venuta del leader De Luca a Ragusa, all’hotel Mediterraneo, si parlò di una possibile uscita dalla maggioranza, si valutò l’opportunità di uscire dal governo della città visti gli scarsi risultati ottenuti, forse per gli scarsi spazi di manovra concessi da Cassì.
A cosa servirebbe restare in giunta, da oggi in condizioni non paritarie all’interno della coalizione, con un assessore più asservito e condizionato dal capo della giunta di quanto non lo è stato finora?
Le riflessioni e le considerazioni da fare non sarebbero di poco conto, un assessore senza consigliere comunale potrebbe essere considerato un ingombro per qualche aspirazione malcelata, il Distefano potrebbe essere considerato, quasi, in quota Cassì, ma cinque assessori per un esiguo gruppo del sindaco sembrano eccessivi.
Peraltro, pensiamo che ci possano essere assai legittime aspirazioni di gente come Oriana La Licata, come Marco Antoci, o della stessa Maria Grazia Criscione che, carichi di voti, si vedrebbero emarginati a favore un secondo dei non eletti, di una lista minore estranea, con soli 170 voti, tirato in ballo per un gioco ad escludendum del primo dei non eletti, sarebbero esclusi pur avendo conseguito risultati ragguardevoli, 409 voti, addirittura, la Licata, Antoci 396, 393 la Criscione, per non parlare delle prestazioni eccellenti di gente come Salvatore Battaglia o di Daniele Vitale, inspiegabilmente tenuto ancora in panchina.
Senza dire che una permanenza di Distefano nella squadra assessoriale darebbe ragione, da vendere, ai rilievi della prima ora di Federico Bennardo, per non parlare di altri componenti di pregio della lista del sindaco, come Cettina Raniolo o Andrea Tumino che il sindaco si ostina a non chiamare per dare prestigio ad un governo della città avvolto nella foschia.
Chi se la ride, al momento, per questa situazione che, involontariamente, ha determinato, è Saverio Buscemi che, intelligentemente e con acume politico, pensa di non uscire dalla maggioranza.
Una spina nel fianco di Cassì, che non può escludere anche lui dalle riunioni di maggioranza, un soggetto le cui definite “intemperanze” si premurò ad accusare a Cateno De Luca, addirittura mentre questi si sistemava il nodo della cravatta nella camera d’albergo, tanto era l’agitazione per denunciare al leader il comportamento già poco gradito, poco deferente e scarsamente ubbidiente del consigliere.
Buscemi diventerebbe un battitore libero, un legittimato contestatore dell’assessore Di Stefano. Dio ce ne scansi e liberi se potesse pensare di attivare le micce latenti nel gruppo mosto o di passare in qualche altra formazione con discreto numero di consiglieri.
Unica fortuna per Cassì che Buscemi non gradisce cuffariani o presunti tali, altrimenti il plotone del gruppo misto, di cuffariani, di fedelissimi di Abbate, di vicini per comunanza di intenti, potrebbe diventare, con un solo atro elemento un plotone di tiratori scelti contro l’amministrazione.

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