In Consiglio comunale, grazie al dr Bitetti, emerge il bubbone della sanità locale

Il Sindaco ha poteri ‘sanitari’, come massima autorità sanitaria, ma non ha competenze sulla sanità territoriale e ospedaliera. Può solo fare richieste, sollecitare interventi, denunciare quello che non va, ma oltre non può andare e di più non si può nemmeno pensare.
La sanità locale dipende sempre di più dalle direttive e dalle scelte della politica regionale, nel contesto di situazioni contingenti che afferiscono a tutta l’isola e, in qualche caso, anche a tutta Italia
E dobbiamo dire che sul nostro territorio non si sta nemmeno tanto male, i vertici dell’ASP, per quanto loro consentito da Palermo, operano alacremente, ma anche loro poco possono fare se non ci sono medici, ambulanze, specialisti in numero adeguato nei reparti.
Discuterne, anche con la consapevolezza di non poter governare gli eventi, fa sempre bene e bene ha fatto il consigliere comunale Bitetti, che è anche medico di base, a discettare di sanità territoriale, nel corso dell’ultima seduta del consiglio comunale.
Salute e sanità nel territorio vuol dire tutto ciò che non è ospedaliero, ma Bitetti non si è potuto esimere dal rilevare le criticità presso il ‘Giovanni Paolo II’, ampliamento della rianimazione fermo, neurologia e stroke unit che non arrivano nonostante le sentenze del TAR, senza citare condizioni del pronto soccorso, pediatria che quasi non esiste, unica conquista, per merito del consigliere Buscemi e della collega Caruso che hanno sollecitato con forza la riapertura, il bar punto ristoro.
Ma dove il dr Bitetti si è voluto soffermare maggiormente, le nuove strutture decise dai decreti ministeriali, destinate a cambiare il volto della sanità territoriale.
Strutture destinate ad incidere non solo intrinsecamente sulla sanità, ma anche in termini di vivibilità della città.
Ascoltare il dr Bitetti che, con competenza e professionalità ci ha distolto dal solito clichè di interventi in consiglio spesso inutili e qualche volta anche beceri, ci ha incantati.
Messe a nudo le più evidenti criticità della medicina territoriale, soprattutto in ordine alle nuove strutture che dovrebbero sorgere. Utile la conoscenza delle diverse situazioni, agli amministratori e ai politici il compito di sollecitare i vertici locali e regionali della sanità, in qualche caso anche solo per avere il dovuto.
L’ospedale di comunità dovrebbe essere una struttura a bassa medicalizzazione e alta presenza infermieristica, dovrebbe servire per quei casi di clinica medica, non particolarmente gravi, segnalati dai medici di base, per esigenze di controllo sul decorso delle cure, evitando di intasare l’ospedale principale che resterebbe dedicato ai casi più gravi.
L’ospedale di comunità troverà allocazione in alcuni locali del Maria Paternò Arezzo, dove si lavora alacremente per approntare quanto previsto dalle normative. E per questo, forse, ci arriveremo, anche se ci sarà poi da reperire le risorse mediche e infermieristiche necessarie.
Ben diversa è la situazione per la Casa di Comunità, le cui sorti sono ancora da stabilire. Al riguardo il dr Bitetti ha fatto la storia della Casa di Comunità di Ragusa, che era prevista nel piano ministeriale per la nostra città, invece, inspiegabilmente, esclusa dalla pianificazione regionale che avrebbe ricevuto gli appositi fondi del PNRR.
A Ragusa si cincischia con piste ciclabili, con Villa Moltisanti, con le scacce e i piani strategici del turismo, e nemmeno ci si accorge, al tempo dello scippo perpetrato.
C’è voluto l’impegno dell’assessore Iacono che, come già fece per la neurologia e la stroke unit, trovò la maniera, a Palermo, all’assessorato regionale, di riavere la Casa di Comunità, per il capoluogo, senza però poter godere dei fondi PNRR, ormai stanziati, sperando, invece nelle promesse dell’intervento diretto dell’assessorato.
Purtroppo, a fronte dell’impegno, indiscutibile, di Iacono, non ci sono, finora, risposte concrete da parte dell’ASP e dell’assessorato regionale, come non ce ne sono state, finora, per la neurologia e la stroke unit, in barba alle sentenze del TAR. E poi dicono che dovremmo avere fiducia nella legge e nella magistratura.
Per fare scorrere la cosa, il Comune di Ragusa, che si ritrova per le mani un giocattolo che non sa montare e, quindi, non può farlo funzionare, pensa bene di offrire all’ASP il secondo piano della Casa Protetta di via Berlinguer, per allocare la Casa di Comunità, un poliambulatorio che vedrebbe la presenza di vari specialisti, con ambulatori attrezzati con apparecchiature dedicate, fino al gabinetto radiologico, che prevederebbe anche la presenza di medici di base, nelle ore diurne e turni di guardia medica nelle ore notturne.
Al tempo, secondo i cliché tipici del Comune di Ragusa, comunicato per il sopralluogo con i vertici dell’ASP, per annunciare la cessione dei locali, poi il silenzio sulle riserve dell’ASP che riterrebbe non sufficiente lo spazio del secondo piano e avrebbe avanzato la richiesta di avere tutto l’immobile.
Senonché, la Casa Protetta, ancorché invischiata da decenni nelle maglie della inadeguatezza dei politici locali e degli amministratori che si sono succeduti, caduta ora nelle mani dell’assessorato ai lavori pubblici del Comune che la doveva completare e rendere fruibile già per l’anno 2023, gode di una destinazione vincolata per il finanziamento ottenuto all’origine per casa protetta per anziani, allargata, poi, anche alle esigenze dei disabili.
Intanto, si gioca, fra i tentennamenti del comune a scippare la struttura da anziani e disabili e l’attesa dell’ASP per una risposta, mentre, ci permettiamo di dire, non ci sono certezze per i fondi necessari per la Casa di Comunità di Ragusa.
Il dr Bitetti è stato drastico, nel suo intervento in aula: “Nessuno pensi di poter scippare la struttura agli anziani e ai disabili, l’Asp è pratica di cambi di destinazione d’uso, fortunatamente la Casa Protetta non è di sua proprietà.
Il “G.B. Odierna” è stato – ha aggiunto Bitetti – inopinatamente trasformato in uffici della Direzione Generale dell’Azienda, sfrattando la SUAP, la RS e gli ambulatori di riabilitazione, ci sono a disposizione gli ampi e funzionali locali del ‘Civile’ che godrebbero anche di una ottimale posizione in città.
Non ci vengano a raccontare – ancora Bitetti – dei necessari requisiti antisismici, al ‘Civile’ ci sono già Medicina Legale e altri uffici sanitari, la base del 118 e la C.O.T, la centrale operativa territoriale che dovrebbe coordinare le nove Case di Comunità e i tre Ospedali di Comunità del territorio”.

Domani, 13 marzo, il sindaco e l’assessore Iacono dovrebbero avere, a Palermo, un incontro con l’Assessore regionale Faraoni e con i dirigenti dell’assessorato: in Consiglio, il Sindaco ha assicurato che saranno messe sul tavolo tutte le criticità esistenti e si attenderanno delle risposte precise.
Secondo noi, nel breve termine, cambierà molto poco, a Cassì e Iacono converrà recarsi a Palermo con un auto dotata di ampio bagagliaio, le promesse e le assicurazioni saranno ampie e numerose, ma come sempre, Ragusa resterà fra gli ultimi, l’ospedale attenderà di essere completato, i reparti dovuti non arriveranno, la rianimazione non sarà completata nell’ampliamento, la questione della Casa di Comunità sarà ancora oggetto di verifiche, l’Asp continuerà a pagare affitti, in via Di Vittorio, in via Paestum, in via Dante, non sfrutterà tutti i locali di proprietà, tutto scorrerà come sempre.
Teniamoci, e siamo fortunati, i medici e i reparti che abbiamo, tutte le eccellenze di cui godiamo, badiamo solo a che non ci scippino altro.

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