Come era prevedibile, lo spazio per le comunicazioni della seduta del Consiglio comunale di martedì 9 dicembre, sono state, prevalentemente, dedicate al caso del blocco delle procedure per il Partenariato Speciale Pubblico Privato sul Castello di Donnafugata.
Troppo ghiotta la questione che ha dato numerosi spunti per attaccare l’amministrazione e il sindaco in particolare, strenuo difensore della prima ora dell’iniziativa.
Nella mezzora delle comunicazioni, hanno avuto modo di parlare i consiglieri Mauro e Firrincieli, chi non è rientrato nella mezzora disponibile per regolamento, non si è perso d’animo e non ha mancato di approfittare, sia pure ai limiti del regolamento, dello spazio nell’intervento sull’approvazione del bilancio, con ampia tolleranza del Presidente del Consiglio che vorremmo applicasse il regolamento rigidamente e non a senso.
Il consigliere Mauro ha rifuggito dalle banali considerazioni generiche del “noi ve lo avevamo detto” e ha voluto mettere in evidenza due aspetti emersi dall’analisi delle determinazioni del dirigente, anche per rispondere alla difesa del sindaco apparsa sui social.
Un primo aspetto, sollevato da Mauro, la richiesta di aumento del canone offerto dalla proponente per una cifra tra 40 e 60 mila € l’anno.
Ricordando le repliche del sindaco e della sua maggioranza alle obiezioni dei consiglieri di opposizione sul canone troppo basso, Mauro ne trae, alla luce delle conclusioni degli uffici, una deduzione: “qui le cose sono due, o lei e la sua maggioranza non avevate capito nulla oppure sono i suoi uffici a sbagliare come noi.”
Secondo aspetto, non meno rilevante, fatto emergere da Mauro, l’aver richiesto solo ex post la capacità finanziaria del proponente.
“Avete avviato – ha detto Mauro – un iter amministrativo della durata di un anno e mezzo, speso soldi per la commissione valutatrice, senza sapere se poi, in effetti, la proponente era davvero in grado di sostenere economicamente questo progetto.”
Poi, il consigliere aggiunge una serie di considerazioni fra il serio e il faceto e dice: “Insomma, io domani, senza un soldo in tasca, vi posso mandare una letterina chiedendovi in affidamento un qualsiasi bene comunale e voi, senza fare verifiche, siete pronti ad avviare l’iter amministrativo.
Ma non scherziamo! Al commerciante che vi chiede un pezzo di strada per la propria attività fate pelo e contropelo e per dare il Castello in gestione per venti anni praticamente non avevate chiesto nulla.”
E conclude: “Io credo che sia cambiata la volontà politica, mentre in un primo momento si voleva a tutti costi affidare questo Castello, anche bypassando aspetti procedurali fondamentali, oggi qualcosa è cambiata e sarebbe giusto che diceste che cosa.
Una cosa è certa sindaco, visto quello che è accaduto, che peraltro espone il comune anche a possibili contenziosi, qui le cose sono due: o lei ammette in maniera tangibile gli errori compiuti e lascia la delega alla cultura unitamente a quella al turismo a qualcuno che ne capisce davvero, oppure deve prendere dei provvedimenti seri nei confronti di chi ha firmato le carte di questa folle procedura.”
La replica del sindaco parte dalle intenzioni manifestate nel programma elettorale, e segnala l’indirizzo politico dell’amministrazione per un PSPP, solo che i sopralluoghi di un rappresentante della proponente e dell’esperta per la cultura all’interno del Castello cominciarono molto prima dell’indirizzo dato ai dirigenti.
Per Cassì tutto rientra nelle regole, la Commissione ha individuato la proposta ritenuta più valida, non ci sono stati riscontri da parte della proponente, quindi solo un esempio lampante di trasparenza, di una amministrazione onesta, anche se Mauro ha fatto notare che alcune richieste del Dirigente non trovano riscontro nei verbali della Commissione.
Non meno agguerrito il consigliere Firrincieli che, rivendicando la primogenitura dei rilievi per il PSPP, ha ricordato come la scelta fosse stata subito considerata sconveniente.
Al Sindaco, Firrincieli ha rinfacciato la sua strenua difesa e il fatto che abbia sempre esaltato la proposta, peraltro segno evidente della mancanza, evidente, di capacità di gestione del cespite.
“Lei non è in grado di fare scelte conducenti alla gestione del turismo – ha detto Firrincieli – e considerata la scarsa competenza sua e degli esperti, che tali non sono, lei, oggi, chi dimette? oppure si dimette lei?”
Il sindaco ha replicato affermando di aver ascoltato solo amenità, di non sapere come replicare alle affermazioni che hanno denotato assoluta incompetenza tipica di chi non ha mai amministrato, scarsa conoscenza delle pratiche amministrative che il consigliere ha mancato pure di approfondire.
L’iter del dirigente suggella la richiamata trasparenza che non considera mancata nelle procedure.
La bocciatura – ha sottolineato il sindaco – non è arrivata da un soggetto terzo ma dall’interno stesso della amministrazione.
Quanto accaduto è esempio lampante di onestà, correttezza e trasparenza, la politica ha fatto un passo indietro rispetto alle posizioni della dirigenza.
