Ormai al de profundis dell’esperienza Cassì e del falso civismo

Allo scoperto il fine del falso civismo di Cassì: gestire l’amministrazione della città senza partiti, per governare in famiglia, senza componenti che, bene o male, masticano di politica e di amministrazione
Il bluff, alla fine è stato scoperto ma l’enorme ritardo accumulato è cartina al tornasole di una classe politica incapace. Classe politica che, in qualche caso, ha fatto le umane e divine cose per stare vicino al fenomeno della politica locale.
Oggi tutto questo è venuto meno, si è sciolto come neve al sole.
I segnali che non era un meccanismo destinato a durare erano stati anche precoci ma non percepiti per l’entusiasmo che si era creato e per quello artificiale generato da una comunicazione artefatta per mantenere il castello incantato di carte.

E dire che l’incipit era stato dei migliori: i giovani di Fratelli d’Italia che creavano questo mito e lo portavano alla ribalta, scelte dei compagni di governo che stordirono per la caratura di diversi soggetti.
La squadra, non solo quella degli assessori, era di fuoriclasse, da Giovanni Iacono a Ciccio Barone, da Luigi Rabito a Franco Antoci. Tanta bella gente che girava attorno al comitato elettorale, gente sana, per bene, quasi tutti che non avevano bisogno della politica per vivere.
Ma subito si doveva percepire che qualcosa non andava, si evitava di esporre Ciccio Barone, temendo erroneamente che potesse far disperdere qualche voto, si evitava di esporre in giunta Fratelli d’Italia, si disconoscono amici e sostenitori sinceri con competenze di eccellenza per determinati settori, uno su tutti la tutela degli animali, da sette anni senza il minimo risultato.
Si tollerano scelte di assessori scaturite da calcoli interni alle singole realtà degli alleati, alleati che, per colmo, si devono pentire delle scelte fatte, fioriscono scelte del sindaco per persone avulse dalla realtà locale
Si parte, si vive e si sopravvive in un periodo buio della storia pervaso dalla minaccia del Covid, la gente è distratta, i bisogni e le esigenze primarie sono quelle della sopravvivenza, prima di tutto in salute e subito dopo economica.
In questo contesto il ‘dominus’ affila le sue strategie, culto della persona, al centro di tutto, selezione spietata di quelli che lo hanno sostenuto e continuano a sostenerlo, emarginazione di alleati e di consiglieri non perfettamente allineati, che affermano il dominio assoluto sul governo della città.
Un governo strano, se si pensa che degli 8 punti del programma elettorale, presentato in campagna elettorale, quasi nulla è rispettato, ci sono voci del tutto ignorate, ma la gente è distratta, l’opposizione è quasi nulla, addirittura qualche componente lavora per salire sul carro del vincitore, come poi accadrà.
Cassì è abile nell’esaltare le cose buone, la grande progettualità che porta a intercettare molti finanziamenti, illude la città con una serie di opere pubbliche che ne dovrebbero cambiare il volto, si bleffa con faraonici progetti, il palazzo Tumino, la Vallata Santa Domenica, l’Ecomuseo, il polo culturale del Castello di Donnafugata, il parcheggio interrato pluripiano di Ibla, la casa protetta, il centro storico che dovrà essere determinante per il risveglio della città, il Piano Strategico del Turismo.
Non solo non realizza nulla di concreto, ma utilizza le opere in itinere per significare la necessità della continuità amministrativa, del secondo mandato, per completare il programma.
Nessuno si accorge che, per il secondo quinquennio, non c’è programma, non ci sono nuove iniziative.
In aggiunta, si scopre un Cassì inedito, sconosciuto, inaspettato, come quando tiene sotto silenzio, negli ultimi mesi del primo mandato, la denuncia a un assessore per abuso edilizio nel territorio del comune.

La campagna elettorale per il secondo mandato è influenzata negativamente da alcuni sondaggi che danno il sindaco intorno al 35%, una percentuale che considera bassa per una rielezione sicura, tanto da indurlo ad accettare i tentativi di molti delle opposizioni nel primo mandato, a salire sul carro del vincitore.
Le trattative sono ad ampio raggio, si intrattengono anche con esponenti della destra, alla fine la compagine che sostiene Cassì è quanto mai variegata e quasi sintomo del caos che verrà.
Accordi sottobanco con la corrente di Fratelli d’Italia dell’on.le Assenza, con l’inserimento di un candidato nella lista del sindaco, accordi con l’on.le Abbate per celare dietro il paravento del finto civismo, persone vicine alla DC, in lista, e con un assessore designato, il gruppo locale del MPA, il movimento di Raffaele Lombardo, accordi con cateno De Luca, accordi con Giorgio Massari e Ragusa Prossima, nella cui lista converge, con alcuni candidati, Azione di Calenda, in giunta si ritrovano designati Gurrieri e D’Asta, nel precedente quinquennio consiglieri di opposizione, rispettivamente del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico.
La partita è influenzata da accordi dell’ultima ora che riescono a spompare le campagne della coalizione progressista riformista e di Fratelli d’Italia, i cui candidati hanno un crollo di consensi superiore a ogni aspettativa, accordi, forse legati, corre voce, a interessi nel campo dell’urbanistica, del piano regolatore, dell’edilizia che, non solo stravolgono il risultato ma rendono anche ininfluente l’apporto degli alleati.
Il sindaco arriva al 63%, determinate l’apporto della lista Partecipiamo di Giovanni Iacono, dove convergevano candidati del movimento, dell’on.le Abbate e del sindaco, ma la vittoria sarebbe arrivata anche senza gli altri alleati, tanto da far dire al sindaco, dopo poche ore dall’elezione, in riunione: “sarete convinti dell’evidenza che nessuno è indispensabile”, chiaro messaggio che voleva dire ho vinto io solo e comando io solo, come poi sarà.
È questo, secondo noi, l’inizio della fine, tutti avranno le ali tarpate, nessuno avrà autonomia gestionale nel suo assessorato, tantomeno economica, si gestisce il governo della città quasi in forma privatistica.
Dei 17 consiglieri di maggioranza vengono, piano piano, emarginati, a vario titolo e con varie strategie, Bennardo, della lista del sindaco, terzo degli eletti al consiglio comunale, la Caruso, nonostante eletta vicepresidente del Consiglio comunale, eletta nella lista Partecipiamo, in quota Abbate, si allontana, ma non definitivamente Zagami, consigliere della componente Azione di Calenda in Ragusa Prossima, per strada si perde anche il consigliere di Cateno De Luca, ma si tiene in giunta il suo assessore, dopo l’ingresso del sindaco in Forza Italia se ne va dalla maggioranza, per passare all’opposizione costruttiva, il consigliere di Ragusa Prossima. Costringe alle dimissioni l’assessore D’Asta, accetta senza minimamente rifiutarle, anche solo formalmente, le dimissioni di Giorgio Massari.
Dopo la scelta di passare in Forza Italia, scelta discutibile, avvenata e intempestiva, riesce anche a fare di tutto per provocare l’uscita di Gaetano Mauro dal partito, vanificando ogni sia pur tenue possibilità di averlo in maggioranza.
Non approfitta dell’opposizione al borotalco, la città è piena solo del nulla di tante opere da completare, molte da avviare, il parcheggio di Ibla, il centro storico, la casa protetta, il teatro Marino, la metroferrovia, l’ospedale da ampliare e completare, il nuovo Museo di Ibla, alcune opere non sono di stretta competenza del Comune ma nulla vieta ad un sindaco di fare la voce forte contro immobilismo e burocrazia.
Ha superato, comunque, le questioni legate a Iblea Acque, è fuggito, forse in tempo, prima di ulteriori indagini e accertamenti, dal Partenariato Speciale per il Castello di Donnafugata, ora l’inciampo sulla questione dei falsi volontari, gestita male, senza comunicazione adeguata, una vicenda le cui responsabilità sono, prima di tutto, di pertinenza di dirigenti e funzionari, lo porta al suicidio politico, con ammissioni di colpe che rasentano il delirio e che hanno aperto la strada per il baratro che, oggi, molti stanno intravedendo.
Per noi, oggi, Cassì dovrebbe andare a casa non per la questione dei falsi volontari, che un buon avvocato, in tribunale, ridimensionerebbe fortemente, in ordine alle responsabilità politiche , ma per palese inadeguatezza al ruolo, anche perché un sindaco, per quanto protagonista, non può governare circondato dal nulla assoluto, da una squadra assessoriale che sta assistendo alle vicende nel totale smarrimento, da uno stuolo di consiglieri che dovrebbero spiegarsi perché vivono e da uno staff di inetti, le cui competenze dovrebbero emergere in questi momenti di difficoltà.
La sentenza è una sola, bocciato, e, per favore, non lasci eredità.

Ultimi Articoli