Se da un punto di vista teorico hanno una valenza e un senso le considerazioni del segretario cittadino del Partito Democratico sulla destinazione delle aree private degli stabilimenti ANCIONE, in pratica risultano del tutto vane.
Innanzitutto, nessuno, nemmeno il Partito Democratico, si è mai occupato della destinazione di queste aree da quando è stata interrotta la produzione, anni di silenzio per una vasta area del tutto abbandonata e nemmeno bonificata.
Allorquando la proprietà riesce a vendere, si scatena un putiferio, come, per esempio, non è accaduto per l’area del Mulino Curiale, dove, addirittura si eccepiscono irregolarità sul cambio di destinazione d’uso da negozi di vicinato a supermercato, come in un’altra zona non molto lontana con analoghi vincoli, e il Partito Democratico tace e non appoggia l’azione di un consigliere comunale che ha sollevato le possibili irregolarità praticate dall’Assessorato competente, tramite uno strano atto di indirizzo che ha cercato di eludere la necessaria variante che doveva passare dal Consiglio comunale.
Come se non bastasse, il segretario del Partito Democratico recrimina sul fatto che nell’area, ormai ex ANCIONE, sorgerà un ennesimo supermercato, senza preoccuparsi del fatto positivo che saranno incentivati i livelli occupazionali con contrati regolari, dove potrebbero sorgere, secondo le aspettative di qualcuno, strutture di carattere culturale che, nelle mani degli attuali amministratori, sarebbero destinate a essere gestiste con lavori precari, cooperative di lavoro e, possibilmente, con falsi volontari, come accaduto di recente e per cui Il Partito Democratico ha deposto le armi, dopo aver sollevato il problema, senza sollecitare ulteriormente l’interessamento della magistratura per quelli che ha definito alla stregua di ‘lavoro nero’.
Vero è che con la demolizione degli stabilimenti scompare una parte importante della memoria industriale, non è meglio specificato che avesse affermato che l’area dell’ex fabbrica Ancione sarebbe stata destinata a servizi per la città e di quali servizi si sarebbe trattato.
Quanto alla perdita delle opere dell’operazione Bitume, era di tutta evidenza, già all’epoca della loro realizzazione, che non ci fosse nessuna garanzia per la tutela delle stesse, e questo fu detto chiaramente.
Del tutto evidente che c’era un interesse, forse anche della proprietà, per spingere l’area verso le mani del ‘pubblico’, ma servivano ben altri amministratori e adeguati rapporti a Palermo, dove la Regione avrebbe potuto recitare un ruolo da protagonista, anche per gli stabilimenti, della stessa ditta, nel capoluogo isolano.
Il disquisire sulle possibili reali intenzioni degli attuali amministratori di valutare l’acquisto dell’area è ormai tempo perso, del resto si sarebbe trattato di una gigantesca operazione di carattere urbanistico e culturale non certo alla portata delle capacità degli attuali amministratori, peraltro in rapporti non idilliaci con la classe politica locale che avrebbe potuto sostenere l’operazione.
Anche il gruppo consiliare utilizza il politichese per girare attorno alla questione, senza riferirsi a nulla di concreto, “un’amministrazione attenta avrebbe dovuto tentare di orientare le scelte, avviare un confronto, interloquire con la Soprintendenza e con la città.”
Anche quando si è trattato di affrontare il PRG, con il Partito Democratico protagonista per la sua trattazione e approvazione, ancorché partito di presunta opposizione, si è passato il tempo a pettinare le bambole.
Il declino della città, il mancato risveglio contro il quale anche il sindaco prometteva di lottare con un netto cambio di passo, passa anche dalla perdita di pezzi della storia sociale ed economica, della memoria e della identità, cose alle quali tutti pensano quando si perdono definitivamente.
