Ingressi del Palazzo Ina e dell’Ufficio Tecnico del Comune privi delle norme di sicurezza per l’accessibilità

«Sembra che il Direttore dei Lavori e il RUP abbiano totalmente disconosciuto il concetto di sicurezza
Le norme sull’accessibilità non sono raccomandazioni, sono prescrizioni tecniche vincolanti che devono essere rispettate prima di aprire un’opera al pubblico.
È inaccettabile che debba intervenire un’associazione esterna per segnalare carenze che avrebbero dovuto essere rilevate e corrette in fase di progettazione, di esecuzione e soprattutto di collaudo.
La sicurezza dei cittadini non può dipendere dalla buona volontà di chi fa controlli esterni, ma deve essere intrinseca nell’opera stessa fin dal primo giorno di apertura».

L’amministrazione comunale si è premurata di chiudere il cantiere dei lavori dei portici di Palazzo Ina, che hanno interessato anche gli ingressi del palazzo e dell’Ufficio Tecnico comunale che introducono, fra l’altro alla rinnovata villetta Mons Tidona.
Si sono preoccupati di segnalare ai cittadini la presenza di essenze autoctone, dei requisiti per l’accessibilità meglio stendere un velo pietoso, assoluto menefreghismo, nessun controllo prima dei collaudi e quindi dell’apertura al pubblico, incompetenza o consapevole disattenzione del progettista.
Ma per l’Ufficio Tecnico del Comune non è una novità, ci sono cose più ‘importanti’ a cui pensare.

L’Associazione FACTA ETS, Federazione per l’Accessibilità di Cultura Turismo e Ambiente, ha presentato formale esposto scritto al Comune.

Questa la nota diramata:

Oggetto: Ragusa, rampa “trappola” per disabili in Piazza San Giovanni, sotto il portico dell’ex Palazzo INA, ovvero ingressi al Tribunale e all’Ufficio Tecnico: l’Associazione FACTA ETS, Federazione per l’Accessibilità di Cultura Turismo e Ambiente, presenta formale esposto scritto al Comune.

L’accesso fisico c’è, ma è strutturalmente pericoloso. Mancano i passamani con annessa barra ferma-ruote e si evidenzia la totale carenza di contrasto cromatico.
Per FACTA ETS è “Inaccettabile che sicurezza e accessibilità non debbano essere rispettate all’apertura al pubblico, della riqualificazione del portico dell’ex palazzo INA.
L’accesso agli uffici pubblici è formalmente garantito, ma nasconde insidie strutturali che mettono a repentaglio l’incolumità dei cittadini.
È quanto emerge da un formale esposto scritto depositato nei giorni scorsi dalla Federazione ETS per l’Accessibilità di Cultura, Turismo e Ambiente presso il Comune di Ragusa, diretto responsabile dell’opera. L’oggetto della segnalazione sono le rampe di accesso agli ingressi degli Uffici Giudiziari, dell’avvocatura del Comune e dell’Ufficio Tecnico Comunale.

ACCESSIBILITÀ PRESENTE, MA NON SICURA
A differenza di quanto si potrebbe pensare, il problema non è l’assenza di una rampa: l’opera c’è ed è stata recentemente realizzata nell’ambito dei lavori di riqualificazione. Tuttavia, FACTA ETS ha evidenziato gravi carenze strutturali che la rendono di fatto una trappola per chi si muove in carrozzina.
Nello specifico, l’esposto scritto al Comune denuncia:
La mancanza di passamani conformi alle prescrizioni di legge; l’assenza della barra ferma-ruote, che per normativa deve essere installata a 10 cm dal piano di calpestio per impedire la fuoriuscita delle ruote laterali;
l’uniformità cromatica tra la rampa e il pavimento circostante.
La scelta monocromatica, pur magari elegante dal punto di vista estetico, annulla il contrasto percettivo, rendendo i bordi della rampa invisibili e disorientanti. Il risultato di queste carenze è già stato drammaticamente sperimentato: un cittadino in carrozzina è recentemente “cappottato” su un lato dopo aver percorso accidentalmente la rampa con due ruote laterali. Fortunatamente il malcapitato non ha riportato ferite o escoriazioni. Se fosse stata posta in opera la ringhiera passamano con annessa sbarra ferma ruote, questo non sarebbe accaduto.

L’ESPOSTO SCRITTO AL COMUNE
«Non stiamo contestando l’esistenza dell’opera, ma la sua non conformità alle norme tecniche di sicurezza» spiegano i rappresentanti della Federazione ETS.
«Per questo abbiamo presentato una segnalazione formale scritta all’Amministrazione Comunale, in quanto ente proprietario dell’immobile e committente dei lavori.
È al Comune che chiediamo conto di come sia stata realizzata e collaudata anche parzialmente, un’opera con tali difetti strutturali».
Nell’esposto, FACTA ETS, chiede all’Ente di attivarsi immediatamente per:
Mettere in sicurezza la rampa con l’installazione dei passamani, delle barre ferma-ruote e dei necessari contrasti cromatici.
Aprire un’istruttoria interna per chiarire le responsabilità del RUP (Responsabile Unico del Procedimento) e del Direttore dei Lavori, che hanno firmato il collaudo di un’opera non conforme al D.M. 236/89.
Verificare l’operato dello studio di progettazione, già noto per aver mostrato in passato una certa leggerezza nel bilanciamento tra estetica e funzionalità per le persone con disabilità.

IL PARADOSSO DELL’UFFICIO TECNICO
La segnalazione evidenzia anche una forte contraddizione istituzionale: la rampa pericolosa dà accesso anche all’Ufficio Tecnico del Comune, l’ufficio che per istituzione dovrebbe vigilare, approvare e controllare la corretta esecuzione delle opere pubbliche e il rispetto delle normative sull’accessibilità.

“LA SICUREZZA NON PUÒ ASPETTARE LE SEGNALAZIONI”
Ma è sul concetto stesso di sicurezza che l’Associazione FACTA ETS batte il pugno: «Ci aspettiamo che la risposta del Comune sia la classica “stiamo provvedendo”.
Ma noi dobbiamo evidenziare con forza un concetto fondamentale: la sicurezza e il rispetto della normativa sull’accessibilità non sono optional che si attivano dopo le segnalazioni di terzi.
Devono essere garantiti dall’apertura al pubblico dell’opera, non dopo che qualcuno è caduto o ha denunciato le carenze».
«Sembra che il Direttore dei Lavori e il RUP abbiano totalmente disconosciuto il concetto di sicurezza – proseguono dalla Federazione ETS – .
Le norme sull’accessibilità non sono raccomandazioni, sono prescrizioni tecniche vincolanti che devono essere rispettate prima di aprire un’opera al pubblico.
È inaccettabile che debba intervenire un’associazione esterna per segnalare carenze che avrebbero dovuto essere rilevate e corrette in fase di progettazione, di esecuzione e soprattutto di collaudo.
La sicurezza dei cittadini non può dipendere dalla buona volontà di chi fa controlli esterni, ma deve essere intrinseca nell’opera stessa fin dal primo giorno di apertura».

LE RICHIESTE
La Federazione ETS conclude: «Attendiamo che il Comune risponda per iscritto al nostro esposto e proceda con le necessarie correzioni strutturali. Ma ricordiamo che ogni giorno che passa con la rampa in queste condizioni è un giorno in cui si mette a rischio l’incolumità di persone che hanno il sacrosanto diritto di accedere agli uffici pubblici in sicurezza.
Non possiamo accettare che la sicurezza sia un concetto da applicare “dopo”, quando ormai il danno è fatto o rischia di farsi».

Ultimi Articoli