Saranno giudicate, di sicuro, riflessioni insensate di uno che di economia non ne capisce, ma spacciare per agevolazioni o, peggio, contributi, misure esigue per favorire il ritorno in centro storico di residenti e commercianti è davvero troppo.
Tralasciando le piccole agevolazioni tributarie, prima quella della TARI, per i nuovi residenti in centro storico finora l’unica misura diffusa era quella del contributo per le nuove attività commerciali in centro, inizialmente dedicata alla via Roma e poi allargata ad un perimetro assurdo e inconcepibile che comprendeva anche il viale Leonardo da Vinci o la via Padre Anselmo.
Una misura, come è del tutto evidente, non ha sortito gli effetti sperati, del resto limitata ad un contributo di 8.000 euro che sono sempre soldi ma estremamente limitati per chi apre una nuova attività: magari per una merceria o un negozio di scarpe 8.000 euro possono essere un contributo considerevole per acquistare gli arredi, ma per chi apre un ristorante o una pizzeria la somma non basta nemmeno per comprare una friggitrice o un frigorifero professionale.
Misura con scarsi risultati ma, per anni se ne sono andati soldi somme cospicue.
Di recente, una misura esaltata dall’assessore ai centri storici per favorire la nuova residenzialità: sbandierata la cifra di 900.000 euro come contributo sui lavori di riqualificazione di immobili, con tipologie diverse di intervento.
Non sottovalutiamo assolutamente la concessione anche di un contributo minimo, ma ai fini del ripopolamento residenziale del centro storico, scendendo nei particolari va ridimensionata la portata dell’intervento perchè sono previsti sì contributi a fondo perduto, ma sono limitati a 60.000 euro per ogni immobile, entro il limite massimo del 30% dell’investimento ammissibile.
In pratica, per godere del massimo contributo, 35.000 euro per gli interni, 20.000 per i prospetti e 25.000 per i tetti si dovranno spendere, per interventi ammessi, un totale di oltre 100.000 euro per gli interni, circa 70.000 per i prospetti e oltre 80.000 euro per le coperture.
In pratica, si potranno ottenere, come contributo massimo, 60.000 su una spesa totale di circa 250.000 al netto del costo di acquisizione dell’immobile o degli immobili che possono essere accorpati.
Non saranno molti che potranno affrontare spese di questo genere e, in ogni caso non avranno bisogno del contributo se hanno deciso per l’intervento.
Da rilevare che chi concorre all’erogazione del contributo deve avere la disponibilità dell’immobile o lo deve acquisire a sue spese.
Ci potrà permettersi una spesa di 100.000 euro, sempre al netto dell’acquisto dell’immobile, potrà ottenere un 30%, sempre appetibile come contributo, ma quanti saranno disponibili a impegni di questo tipo?
Peraltro, la misura comprende come aree compatibili del centro storico tutto il perimetro della Legge su Ibla, quindi anche Ibla, si tratta, quindi, di una misura non espressamente dedicata al ripopolamento del centro storico superiore.
Si vedrò quali saranno gli effetti e, soprattutto quanti interventi saranno possibili con la cifra stanziata.
L’ultima misura, questa volta esaltata dall’assessore allo sviluppo economico, il nuovo avviso pubblico “Ragusa Credito Sviluppo 2026”, una misura per sostenere e stimolare il tessuto economico del Centro.
Il bando prevede l’abbattimento dell’80% della quota di interessi sui finanziamenti (per importi compresi tra 15.000 e 50.000 euro e fino a un massimo di 3.000 euro a fondo perduto per ciascun beneficiario) erogati da Baps, istituto di credito convenzionato che ha aderito all’iniziativa.
L’iniziativa è volta ad agevolare l’insediamento o l’ampliamento di startup, imprese esistenti, realtà culturali e studi professionali, favorendo sia lo sviluppo economico dell’area che quello sociale, attirando nuovi clienti. Le attività dovranno ricadere all’interno di un ampio perimetro del Centro, che include arterie strategiche come via Roma, Corso Italia, viale Tenente Lena e le piazze limitrofe.
Una misura intanto riservata solo a chi accede ad un prestito per avviare la nuova attività in centro storico, quindi con opportune garanzie che potrà richiedere la banca che si ritrova garantito dal Comune solo l’80% degli interessi.
Misura quindi non a beneficio di quanti apriranno l’attività in centro con disponibilità proprie, per questi soggetti non sono previste agevolazioni.
Anche in questo ultimo caso un contributo che non si rifiuta mai ma non certo determinante per la scelta di venire a lavorare in centro storico.
