Università, anche su questo, se ci arriva, Cassì deciderà cosa fare

Vale per le interpretazioni di urbanistica, vale per il parcheggio di Ibla, come per tante altre scelte importanti, Cassì e il suo cerchio magico decideranno, senza consultazioni con la città e senza condivisione con le forze politiche di opposizione, anche di cosa fare dell’università a Ragusa.
Una volta c’erano i partiti con tanto di esperti, di responsabili per i vari settori, che si occupavano di sviluppo economico, di urbanistica, di opere pubbliche, di progetti culturali e turistici.
Oggi abbiamo i consiglieri comunali esperti e competenti in tutto che gridano al vento, senza ottenere nulla, si occupano di norme urbanistiche, di piani finanziari, di gestione dei parcheggi, ma Cassì procede per la sua strada, e nessuno ostacolo è frapposto, nemmeno dalle invocate autorità superiori, del resto dovrebbe essere ormai chiaro che il sistema elettorale, per i Comuni, consegna la città, con tanto di maggioranza, al sindaco eletto e tutto il resto sono e restano comparse.
In questa estate torrida il tema dominante è stato il parcheggio pluripiano di Ibla, sullo sfondo ci sarebbero le presunte irregolarità per l’apertura di nuovi supermercati, da ultimo è venuta fuori la notizia che l’università privata di Enna vuole portare il corso di Laurea in Medicina e Chirurgia a Ragusa.
Mentre si attende la definizione dell’iter di accreditamento, è stato intanto emesso il bando che prevede la
prima sessione di test per la nuova sede ragusana di Medicina e Chirurgia, a farsi partecipe di questa scelta dell’università ennese è stato il consigliere Gaetano Mauro che vede questa opportunità come una grande occasione per la città.
Già nelle settimane passate, avendo avuto, forse, notizia di quanto si stava smuovendo, Mauro aveva auspicato, guarda caso, la presenza di una Facoltà di Medicina a Ragusa.
Per Mauro, l’apertura di Medicina può rappresentare molto più dell’attivazione di un nuovo corso universitario.
«Significa riportare Ragusa al centro di un progetto di alta formazione, creare opportunità per tanti giovani che oggi sono costretti ad andare fuori provincia e soprattutto costruire un rapporto sempre più stretto tra Università e sistema sanitario ibleo.
Il tutto nell’ottica di rivitalizzare il centro storico della Città che da questa opportunità può trarre una rara occasione di sviluppo.”
Mauro non spiega i motivi che avrebbero indotto Enna a scegliere Ragusa, parla di rivitalizzazione del centro storico, ma non si capisce come può intervenire il Comune per una istituzione privata.
Mauro vede grandi sviluppi per rafforzare la presenza universitaria nel nostro territorio e costruire progressivamente un sistema di formazione sanitaria più ampio.
Decide anche che si potrà incrementare l’offerta formativa pubblica operata dal nostro Consorzio Universitario, previa liberazione dal vincolo di esclusiva che ci lega all’Università di Catania, ipotesi, se non discutibile, di certo da non affidare alle posizioni di un consigliere comunale.
Peraltro, si ha notizia che queto Corso di Laurea dovrebbe avere un costo annuale per lo studente di 18.000 euro annui, particolare che dovrebbe ridimensionare l’entusiasmo e far rivedere le ipotesi di opportunità per trattenere sul territorio i giovani locali.
Peraltro, per una città che ha un rapporto proficuo, al netto degli errori degli amministratori del passato, con la prestigiosa Università di Catania, sembra azzardato esaltarsi per la venuta di una Università privata, agli ultimi posti delle classifiche nazionali di settore.
Non si comprende nemmeno come si possa sentenziare di doversi liberare dal vincolo con l’Università di Catania, ancorché è di tutta evidenza che il vincolo non dovrà valere, in ogni caso per le Facoltà non presenti a Catania.
C’è poi da capire l’improvviso interessamento di Mauro per una iniziativa che va avanti da mesi, se non da anni, e per la quale, come affermano dal Palazzo, Mauro non si è visto per nulla nel corso delle trattative.

 

Sulla questione Università a Ragusa interviene anche il coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, Luca Poidomani. Che accoglie favorevolmente l’ipotesi della nuova facoltà a Ragusa, senza scendere nei particolari dell’iniziativa, ma induce a guardare al 2027, quando scadrà l’attuale convenzione universitaria e Ragusa dovrà decidere il suo futuro ‘universitario’.

Poidomani vede la necessità di costruire un’offerta più ambiziosa, capace di attrarre studenti, competenze e investimenti,

«La domanda – afferma il coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, Luca Poidomani – non è semplicemente con quale Ateneo rinnovare la convenzione, ma quale università vogliamo costruire a Ragusa e quale ruolo vogliamo darle nello sviluppo della città».
L’Università di Catania è un interlocutore importante e dispone di competenze di primo livello, soprattutto nell’informatica, nell’intelligenza artificiale, nella cybersecurity, nella data science e nell’ingegneria informatica. Ma queste competenze devono poter trovare spazio anche a Ragusa, in rapporto con il nostro tessuto produttivo.

«Se Catania sarà in grado di accompagnarci nell’ampliamento dell’offerta, saremo i primi a sostenerlo. Ma l’esclusività non può diventare un vincolo. Un esempio è Medicina Veterinaria: non è presente a Catania, mentre esiste a Messina. Se riteniamo Veterinaria strategica per una provincia con una straordinaria vocazione zootecnica, perché dovremmo rinunciare a priori a un Ateneo che può offrirla?».
«Non dobbiamo scegliere prima l’Ateneo e poi adattare Ragusa alla sua offerta. Dobbiamo individuare ciò che serve a Ragusa e scegliere gli Atenei capaci di offrirlo. Se per farlo sarà necessario coinvolgere più università, dobbiamo avere il coraggio di farlo. Prima viene Ragusa, poi la scelta dell’Ateneo».

La strategia deve partire dalle nostre eccellenze: zootecnia, agroalimentare, informatica e innovazione. Da qui l’ambizione di puntare su corsi realmente attrattivi: Medicina Veterinaria, intelligenza artificiale, data science, cybersecurity, robotica, nuove tecnologie e percorsi capaci di dialogare con le imprese. Ma non basta scegliere i corsi. Università, centro storico, imprese ed economia devono diventare parti di un unico progetto.

«Portare e concentrare i corsi nel centro storico di Ragusa significherebbe riportare studenti, vita e attività economiche nel cuore della città. Parallelamente servono convenzioni strutturate con le nostre aziende, laboratori, tirocini e percorsi formativi costruiti insieme al sistema produttivo. L’università deve diventare un ponte concreto tra formazione e lavoro».

Agraria, Lingue ed Economia sono percorsi importanti, ma da soli non possono bastare a costruire un polo universitario realmente attrattivo. «Dobbiamo superare definitivamente la logica del “meglio poco che niente”. Qui è in gioco il futuro dell’università, ma anche quello della città e della sua economia. Più studenti significano più servizi, più consumi, più attività e nuove opportunità per le imprese. Per questo sbagliare strategia nel 2027 non sarà più consentito».

«Dobbiamo arrivare a quella scadenza con un progetto preciso: corsi attrattivi, apertura agli Atenei migliori, rilancio del centro storico e collaborazione strutturale con le imprese.
L’esclusività ha senso solo se produce valore per Ragusa; se diventa un limite alla crescita, va superata». Ragusa non deve semplicemente avere un’università. Deve avere l’ambizione di diventare una vera città universitaria, capace di attrarre giovani, competenze e investimenti e di trasformare l’università in un motore di sviluppo per l’intero territorio.

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