Persi li muli e cerca li crapisti (perduti i muli, cercano capestri)

Ormai a Modica la situazione, per tanti aspetti, è sfuggita di mano. Per quanto riguarda il centro storico, la sua vivibilità, e ora anche quella della frazione balneare di Marina di Modica, si vice una situazione al limite del paradosso, con l’evidente incapacità dell’amministrazione di porre un argine al declino
Nel contesto si inseriscono varie posizioni che dovrebbero contribuire alla soluzione delle problematiche ma, di fatto le complicano, con proposte impossibili da realizzare nel breve periodo e che allungano i tempi a fronte di un immobilismo amministrativo che costituisce l’origine di tutte le metastasi.
Si vivono situazioni che sarebbe meglio evitare per la credibilità di quanti si affollano attorno ai problemi.
Il comitato per il Centro Sorico abbandona, platealmente il tavolo tecnico, per i mancati interventi del Comune e dopo due giorni ci ripensa, forse nel timore di essere tagliato fuori.
Personaggi in vista della città suggeriscono di riportare gli istituti scolastici in centro storico, ma ci si sono difficoltà logistiche e finanziarie forse insormontabili.
Poi ci si mette la chiusura di un locale pubblico storico e sembra sia decretato il de profundis del Corso Umberto, mentre partiti politici, associazioni e liberi pensatori fanno sfoggio di valutazioni, di commenti e di suggerimenti per uscire dall’impasse.
Non è una condizione molto diversa da quella che si vive in altri centri della provincia, ma, potremmo dire, di tante altre parti d’Italia: si è guardato, senza intervenire, allo spopolamento residenziale e commerciale del centro storico, maggiormente sentito dove i centri storici sono più di uno, ora si cerca di sopperire con dei palliativi dal dubbio esito.
Vedi nel capoluogo, dove da anni vengono stanziate somme per incentivare le presenze commerciali in via Roma, operazione senza esiti anche per l’esiguità del contributo, e ora si pensa di incentivare la residenzialità con contributi sì di una certa consistenza ma percentualmente limitati sulla spesa totale necessaria, peraltro al netto dell’acquisizione degli immobili da destinare a residenza.
Senza cure forti, forse impossibili da attuare per certi Comuni, non si arriverà a nulla: si sono divertiti, peraltro, per anni con isole pedonali, sosta a pagamento, divieti, ZTL, non tendono azzerare i tributi in centro storico, non si potrà andare lontano, se non assistere ad un declino lento ma sempre costante.

In questo contesto, c’è chi si preoccupa se, a stagione finita, a Marina di Modica, è difficile trovare pane, di sera, dopo una certa ora. E se ne fa un caso, provocando, addirittura, la reazione, legittima ma sprecata, del responsabile cittadino di Confcommercio, Giorgio Moncada.
Una situazione di lana caprina, considerato che i centri balneari si svuotano, che dopo i normali orari di chiusura non si può pretendere molto quando si abbassano notevolmente le presenze, che il pane è un articolo che non si compra proprio la sera, tenuto conto anche che Marina di Modica non è Marina di Ragusa, dove, peraltro, anche a fronte di un cospicuo numero di residenti, gli esercizi commerciali praticano orari normali.

Giorgio Moncada si vede costretto a difendere a categoria e da seguito all’articolo di un online che vede un problema nelle difficoltà di acquistare pane, dopo le 20,30, nella frazione rivierasca.

A Marina di Modica ci sarebbero attive, anche in questo periodo, attività regolarmente aperte nelle quali è possibile acquistare il pane.

“C’è da dispiacersi – afferma Moncada – perché dietro quelle saracinesche – aperte, non chiuse – ci sono imprenditori, lavoratori e famiglie che hanno affrontato un’altra stagione fatta di giornate lunghe, aperture prolungate, costi, organizzazione, lavoro e fatica. Tanta fatica. Non intendiamo entrare nel tema dei conti economici delle imprese, perché porterebbe la discussione altrove.
Riteniamo però doveroso ricordare che un’attività commerciale non è un elemento astratto del paesaggio turistico: è fatta di persone che lavorano, investono, assumono responsabilità e garantiscono servizi.
Persone che meritano la stessa attenzione e lo stesso rispetto che giustamente chiediamo per qualsiasi altra categoria.
C’è poi un altro aspetto che rende questa rappresentazione particolarmente ingenerosa. I commercianti di Marina di Modica, sia quelli a posto fisso sia gli ambulanti, non si sono limitati a tenere aperte le proprie attività. Hanno investito direttamente per contribuire ad animare la stagione, sostenendo e organizzando eventi pubblici e iniziative rivolte alla comunità, ai villeggianti e ai visitatori.
Possiamo e dobbiamo discutere se Marina di Modica abbia bisogno di una stagione più lunga, di una maggiore programmazione, di più servizi e di una strategia turistica capace di andare oltre i mesi centrali dell’estate.
Su questo Confcommercio Modica è pronta, come sempre, a confrontarsi nel merito e a fare la propria parte. Così come è pienamente legittimo criticare l’Amministrazione comunale per ciò che ha fatto o non ha fatto.
È compito della stampa esercitare liberamente la propria funzione critica ed è diritto di ciascuno esprimere le proprie valutazioni. Ma riteniamo altrettanto doveroso che questo confronto non avvenga sulla pelle dei commercianti e, soprattutto, che non prescinda dalla verifica della realtà dei fatti”.
“Non chiediamo sconti né rappresentazioni edulcorate della stagione appena trascorsa – ancora il presidente Moncada – chiediamo semplicemente che il lavoro di chi ogni giorno alza una saracinesca, garantisce un servizio e investe sul territorio venga raccontato per quello che è.
E allora, anche per riportare la questione alla sua dimensione più concreta, la verifica è molto semplice: questa sera, alle 20,30, in piazza Mediterraneo e a Marina di Modica, il pane si potrà comprare. E anche un panino imbottito. Non è una polemica. È un fatto”.

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