Una intervista alla sindaca di Modica, dopo il giro di boa del suo mandato, che appare inusuale, più uno spazio a disposizione per autoincensarsi che un obiettivo puntato sulle tante emergenze della città, non ci permettiamo di giudicare l’impostazione che ha voluto dare il giornalista ma ci saremmo aspettati delle reazioni da parte di quelli che vorrebbero rappresentare la cosiddetta opposizione.
Gli abbatiani sono chiaramente repressi, nei loro istinti demolitori di una azione politica vaga e inconsistente, dalle tattiche del loro leader che cerca la soluzione estrema di ricomposizione dell’alleanza di coalizione, il PD rifiuta l’ipotesi sfiducia paventando un’altra pedina di Abbate a palazzo San Domenico, anche dopo l’irruzione di Forza Italia in città, la realtà è che tutti approfittano della situazione per non andare a casa e incontro all’incertezza, con il centro sinistra che non ha alternative valide da presentare, né il consenso necessario per prevalere.
Lo spazio a disposizione è utilizzato dalla sindaca per una lunga autocelebrazione, sul modello in voga fra i primi cittadini per le relazioni annuali, dove tutto è positivo, alle cose fatte si aggiungono quelle da fare e quelle pensate, in un tutt’uno che vuole presentare un curriculum che pretende di essere inattaccabile.
Il primo anno è liquidato con l’entusiasmo per il programma elettorale condiviso con una maggioranza forte, naturale prosecuzione della precedente esperienza amministrativa che poteva godere di tanti finanziamenti PNRR.
Nel secondo anno la sindaca, già assessore nella precedente amministrazione, scopre l’enorme buco finanziario, del quale non aveva mai avuto percezione, si arriva alla inevitabile dichiarazione di dissesto, non essendoci le condizioni per ricostruire.
La dichiarazione di dissesto, non condivisa, provoca il passaggio all’opposizione di buona parte della maggioranza, ma la leggerezza degli ex compagni di cordata è sintetizzata dall’affermazione della prima cittadina che si può permettere di dire: “La carenza di numeri in aula non ha comportato grandi criticità operative”, oltre a essere favorita da atti difficilmente impugnabili, senza mettere a rischio il mantra dei moderni politici, il “bene comune”.
La Monisteri definisce il terzo anno quello della ricostruzione, ma non solo, senza maggioranza vede, addirittura, la luce in fondo al tunnel.
E spera nell’approvazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato, per poter procedere, prima di tutto, alle assunzioni.
Questa ipotesi è difficile da comporre, tante sono le discrasie contabili che si sono accumulate.
In assenza di lampi nell’attività amministrativa, sono considerati atti strategici quelli di normale amministrazione, l’affidamento della riscossione dei tributi, la chiusura di carrozzoni comunali, quali la Multiservizi e la SPM, ma c’è l’apertura di una nuova società, forse pronta a far rivivere le emozioni di quelle sostituite.
La sindaca vede un Comune rinato, ente digitalizzato, trasparenza, puntualità e vicinanza alle esigenze del territorio.
Nonostante un dissesto del quale si sarebbe parlato a livello regionale nazionale, parole della sindaca, sarebbe stata l’attività culturale a tenere viva la città, addirittura con eventi di respiro nazionale
Musei della città al centro delle attenzioni, rivolte anche ai giovani.
Potrebbe sembrare una città senza ombre, ma ci sono e la Monisteri li classifica: quelle che si trascinano dal passato, in cui anche lei era protagonista, che generano pregiudizio verso l’azione dell’attuale amministrazione e mistificazione della realtà.
Occorre la politica seria, guardare alle esigenze della città e mettere da parte il punto di vista politico, serve responsabilità, per non nuocere al lavoro che si sta facendo e non sfiduciare i cittadini.
Un vero e proprio libro dei desideri, esilarante per un sindaco che deve amministrare una città, peraltro in condizioni disastrose: facile e banale desiderare che gli avversari politici, peraltro eletti, rendano il cammino privo di ostacoli.
Costretta dalla domanda del giornalista, la Monisteri deve ammettere che esistono altre ombre, il centro storico, la sicurezza, ma l’approccio è estremamente disinvolto, indifferente al fatto che non sono ombre ma una cappa tossica sulla città.
Sulle considerazioni per queste ombre le cosiddette opposizioni avrebbero dovuto sollevarsi; invece, sembra di vivere nel paese delle meraviglie: avere un sindaco che considera la tendenza a comprare on line come causa dello spopolamento commerciale del centro storico dovrebbe far preoccupare, l’assegnazione di locali di proprietà comunale, da affittare a canoni calmierati. dovrebbe essere una soluzione.
La sicurezza è carente per la mancanza di personale, della Polizia Locale e delle Forze dell’Ordine, ma ci sono 32 telecamere con una control room che monitora il territorio comunale h24, diminuite le azioni criminose ma non gli atti vandalici.
Si continuerà a lavorare per l’ampliamento dell’organico della Polizia Locale, per la sicurezza tutto qui, del resto il territorio è grande, di più non si può fare.
Pur con le limitazioni imposte dalle difficoltà economiche, la sindaca di Modica ha visto una programmazione estiva superiore alla media, con una equa distribuzione fra centro e il mare, con collegamenti funzionali fra tutte le località della costa.
In pratica, fra progetto culturale ed eventi estivi, una amministrazione in grande spolvero.
A proposito dei contributi ricevuti dalla Provincia, il discorso è scivolato sulla politica, utile per parlare di logica di sistema e di grande sinergia fra i Comuni per la rinascita delle relazioni e della politica provinciale.
A questo punto si inserisce la questione delle fibrillazioni di coalizione che potrebbero avere ripercussioni su Modica, anche se è più probabile che siano le fibrillazioni modicane a poter incidere sulle questioni della coalizione.
E qui, l’apice della disinvoltura della Monisteri che, con soli 5 consiglieri, ritiene di non temere fibrillazioni rispetto al percorso che porterà alle Amministrative del 2028.
Pensa che l’adesione a Forza Italia le ha insegnato a gestire gli equilibri politici interni, in aggiunta all’esperienza acquisita che ha forgiato, ormai, il suo carattere. Una lady di ferro.
La stessa impressione che avrà avuto l’intervistatore che le chiede come vorrebbe essere ricordata nella storia amministrativa della città.
Nonostante il caos a Palazzo San Domenico, nonostante la riduzione della maggioranza a suo sostegno da 21 a 5 consiglieri, nonostante gli aspri scontri provocati anche all’interno della sua compagine, o di quello che rimane, nonostante la considerazione negativa di tutte le forze politiche della città, la sindaca ambisce a essere ricordata come chi ha osato cambiare un sistema ormai incancrenito, cercando di invertire la rotta e di riportare fiducia verso la politica.
Vanta lucidità e serenità tanto da citare come azione importante del suo mandato la riqualificazione dello stadio “Pietro Scollo.
Ha la consapevolezza che Modica può farcela, perché è stata storicamente una Contea forte e continua a esserlo.
Come ha fatto rilevare Vito D’Antona per Sinistra Italiana, il solo, finora, a esprimere un commento sull’intervista, oltre alla forte autoreferenzialità manca, nelle riposte della sindaca Monisteri, “un qualsiasi progetto politico, economico e sociale di ampio respiro.
Manca del tutto una visione strategica e a lungo termine capace di tracciare linee guida chiare per lo sviluppo del territorio, lasciando l’azione amministrativa priva di una bussola di riferimento”.
Non parla di urbanistica, riduce a poche ovvietà, peraltro discutibili, la questione centro storico, senza affrontare la necessità di un nuovo Piano Urbanistico.
Immobilismo totale nei confronti delle numerose proposte di associazioni e singoli residenti.
Bilancio stabilmente riequilibrato in alto mare a dieci mesi dal termine fissato dalla legge.
In definitiva, un bilancio fallimentare che collide con la ostentata tranquillità e i presunti successi dell’amministrazione, che non trovano nemmeno adeguati consensi e sostegno del suo stesso partito, bilancio fallimentare non adeguatamente messo sotto accusa dalle opposizioni, dagli abbatiani formalmente avversari politici, ma nemmeno dai consiglieri di sinistra, inspiegabilmente silenti.
Il caos politico che si somma al caos amministrativo e a politiche locali indecifrabili.
