Non solo le presenze qualificate ma qualche intervento in particolare, hanno connotato il battesimo di Ragusa Prossima, la nuova formazione politica che “nasce per aggregare gente comune che si vuole legare a chi della politica ha fatto la sua missione”
In politichese ci è stato detto dell’esigenza di aggregare quanti credono che la politica sia il mezzo ideale per raggiungere il bene comune.
Un luogo indefinito per trovare insieme speranza, fiducia, corresponsabilità, partecipazione democratica, servizio da spendere e da acquisire.
Le motivazioni, il perché di una nuova formazione politica che vuole raggiungere l’obiettivo attraverso il merito, la partecipazione democratica, la progettualità, politiche che possano portare l’esperienza di una progettualità più competente.
Il tutto per scelte che avranno influenza sui nostri figli.
Un parterre d’eccezione, numericamente, ma, soprattutto qualitativamente, non necessariamente in funzione di mero consenso elettorale.
Un stuolo di onorevoli, ancorché in quiescenza, Iano Gurrieri, Roberto Ammatuna, Giorgio Chessari, figure eminenti della politica locale, Cesare Borrometi, Gianfranco Motta, la vecchia guardia della sinistra democristiana di un tempo, illustri esponenti della cosiddetta società civile, come Carmelo Arezzo che, liberato dai lacci della carica istituzionale rivestita in carriera, forse per la prima volta, interviene in una riunione politica.
Nell’ampia volumetria dell’auditorium camerale, intitolato a ‘GianBattista Cartia’ aleggiava, rarefatto, il consenso di fondo dei poteri forti, dei potentati economici, quelli stessi che, 5 anni prima, diedero il consenso per mettere da parte una classe di potere e sperimentare nuove forme di gestione della cosa pubblica.
Non è detto, di certo, che siano cambiati gli orientamenti, ma, in tema di sperimentazioni, talvolta ci si riparte da precedenti esperienze.
E’ il senso di fondo che l’animatore di Ragusa Prossima vuole dare a questa nuova esperienza, sindaco del secolo scorso, insegna maldigerita, creata dai grillini rampanti, che ha visto vincente la sua strategia alle ultime amministrative, dove i sindaci del secolo scorso hanno trionfato.
Gli stessi che Giorgio Massari ha esibito come dimostrazione di una strategia che può vincere.
L’intervento di Giorgio Massari ha mostrato, come già avevamo rilevato in occasione della conferenza stampa, toni affinati, limati, scevri da attacchi personalistici e contro altre formazioni politiche.
C’è un tempo nuovo, particolare, del cambiamento, è cambiato il clima, un vento del cambiamento con caratteristiche diverse rispetto al passato.
Tecnocrazia, rottamazione, nuovismo, giovanilismo, non hanno risposto ai bisogni della gente, hanno, invece, imposto la consapevolezza che bisogna cambiare nella qualità.
Qualità che, oggi, è intercettata dalle liste civiche, che, nell’ultima tornata elettorale sono state presenti in numero di 850 su 1004 comuni interessati al voto.
Per Giorgio Massari, i partiti non hanno mostrato capacità di capire, impantanati fra ideali di falso liberismo e lotte di corrente, i due livelli essenziali sui quali si muove oggi l’azione politica, l’Europa e i Comuni, la confederazione continentale e le città.
Per quello che ci riguarda, o, meglio, per quello che riguarda Ragusa Prossima, occorre ritrovare l’identità della nostra città, occorre progettare il futuro partendo dall’umanità dei cittadini, la vera, unica, grande ricchezza di una città.
Riscoprire il senso di appartenenza, la comunità di comunità, liberarsi dal falso mito del ‘modello Ragusa’ che è stato un errore, pe Massari, secondo l’aspetto sociale e statistico.
Il futuro al centro dell’azione del movimento, un futuro che si deve basare sull’idea della città sostenibile, la città dell’ecologia integrata, per un rapporto diretto fra ambiente e persone.
Un futuro imperniato sulla formazione dei giovani, su un welfare generativo che non deve solo ottenere servizi ma ne deve sviluppare di nuovi, una nuova frontiera del welfare, un futuro fondato sulla cultura, intesa non come attività culturali ma come educazione di fondo delle vecchie e nuove generazioni.
Una città che investe per acquisire, conoscere, inventare, idealmente abitata da creativi, accogliente.
Giorgio Massari, dopo le rivoluzioni agricole e industriali, aspira, per Ragusa a quella culturale.
Ha concluso rigettando le osservazioni sul passo in avanti per una eventuale candidatura a sindaco, come pure ha rifiutato una etichetta di disunione per la sua iniziativa che, al contrario, vuol essere inclusiva e aperta al confronto.
Un grande cammino inizia con il primo passo, e Giorgio Massari lo ha fatto.
