Anche Mario D’Asta, consigliere del Partito Democratico, deluso dai primi due anni di Giunta Cassì

“Due anni di attività portati avanti da una Giunta municipale devono già essere in grado di indicare un orientamento, di caratterizzare in modo inequivocabile la direzione intrapresa, di caratterizzare un percorso. Manca, invece, una identità definita, manca una visione. Manca, soprattutto, una vera dialettica fatta di confronto, ovviamente non per responsabilità delle minoranze.
Speriamo che, negli anni che ancora mancano, possa ritrovarsi un clima di confronto vero per il bene della città. Nel contesto di questo ragionamento, non possiamo non fare rientrare i mesi dell’emergenza sanitaria che hanno, giocoforza, stravolto l’andamento dei programmi. Ma, al netto di questa valutazione, possiamo senz’altro dire che i primi due anni della Giunta Cassì sono da rivedere. Necessita una discontinuità nel metodo e nel merito”.
Molto critico il giudizio del consigliere comunale Mario D’Asta, ancorché addolcito dal richiamo all’emergenza coronavirus che, secondo noi, poco ha influito sulle politiche globali dell’amministrazione nei primi due anni di attività.
L’esponente del Partito Democratico punta l’obiettivo sulla assoluta dissonanza sui discorsi del Sindaco e il programma elettorale che era stato presentato nella primavera del 2018.
Un programma che, aggiungiamo noi, non è stato solo ignorato dalla Giunta ma, piuttosto, dai consiglieri di maggioranza che lo avevano fatto loro, condividendolo e sbandierandolo come manifesto del cambiamento per la città.
Fa notare, bene, Mario D’Asta: “si parlava di avviare un piano di rinascita agricola, ma in due anni nulla si è visto a tal riguardo così come nulla per quanto concerne l’impegno assunto di riqualificare il foro boario e l’organizzazione delle imprese giovanili in ambienti di lavoro condivisi.
Nulla neppure per quanto riguarda lo sgravio di tasse comunali e, anzi, durante il periodo dell’emergenza, siamo stati noi del Pd a sollecitare, a più riprese, il sindaco all’adozione di misure specifiche a sostegno dei comparti messi in ginocchio dall’inaspettata crisi. Ma anche in questo caso, nonostante ci fosse una situazione pesante da affrontare, abbiamo atteso parecchio prima di ottenere delle risposte. Ecco, è mancata di certo la capacità di muoversi con una certa tempestività a fronte della gravità della situazione”.
E ancora: ““Dal sostegno alla creazione di scuole di artigianato – continua D’Asta – al parcheggio a Ragusa Ibla, per non dire della riqualificazione del lungomare Doria, tutto è fermo al palo.
Così come per la riqualificazione degli impianti sportivi a Marina di Ragusa, Tutto fermo anche per quanto riguarda la creazione di una rete museale con un biglietto unico.
Per il rilancio del castello di Donnafugata con la rigenerazione del parco e il museo del costume solo qualche timido passo,
C’erano progetti di funivie, inseriti da Cassì nel suo programma elettorale e non certo di proposte lanciate dalla minoranza.
Così come la creazione di un brand “Ragusa” da attribuire ad esercenti, aziende, commercianti, artigiani, albergatori, operatori turistici in genere, la cui offerta corrisponda a determinati requisiti di qualità: tutto fermo, nessuno ne parla. Anche la risoluzione dell’annosa questione del teatro della Concordia e l’acquisizione del cine teatro La Licata rimangono solamente un’idea. Ferma al palo anche la ristrutturazione e riqualificazione dell’ex biblioteca di via Matteotti”.
D’Asta si concentra anche su quelli che dovrebbero essere impegni di più ampio respiro e rispetto a cui, invece, fino ad ora, ci sono state vaghe prese d’impegno, vaghe indicazioni su come si intende intervenire. Anche in questo caso nulla di concreto.
“In che modo, ad esempio – si chiede il consigliere del Pd – la programmazione urbanistica intende dare respiro e rilancio al centro storico?
Nessun intervento reale sul Piano particolareggiato, sulla riqualificazione e l’ammodernamento della via Roma tra corso Italia e la Rotonda, sulla riqualificazione di palazzo Ina inserita nel contesto di piazza San Giovanni, che pure il sindaco aveva annunciato come tra i suoi impegni più caratterizzanti.
Ragusa è una citta che può essere più pulita. Agli angoli delle strade, è tornata a regnare sovrana, con l’abbandono di sacchi di immondizia. Serve, anche sull’immondizia, mettere mano nel portafogli comunale. Nulla, infine, sulla riqualificazione e manutenzione degli impianti sportivi se non l’ordinaria amministrazione o, come nel caso del campo di rugby e dello skatepark, la raccolta dell’eredità altrui.
Abbiamo già detto, inoltre, così come non hanno mancato di sottolineare pure i revisori dei conti, della mancanza di capacità di intercettare i finanziamenti Ue. E chiediamo, anche, che lo sportello Europa, con un ordine del giorno da me presentato e votato alla unanimità, sia utilizzato sempre di più per il finanziamento del terzo settore e non solo.
Nulla, poi, si registra sul fronte dell’abbattimento delle barriere architettoniche, altro punto che doveva essere qualificante e che, invece, è rimasto lettera morta. Insomma, ce n’è quanto basta per dire che questa amministrazione avrebbe potuto fare di più, rispetto a una progettualità diffusa che la stessa aveva dichiarato di volere attuare.
Progettualità diffusa che, almeno per il momento, continua a rimanere un capitolo da elaborare, pensare e rilanciare”.

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