Approvate le leggi sui ribassi d’asta e sui centri storici

di redazione
Buone le notizie, per il settore edile, si lamentano gli ambientalisti

Sindacati e imprese del settore edile avevano lanciato l’allarme per il blocco della legge sugli appalti.
Secondo i sindacati e le organizzazioni di categoria, l’edilizia, in Sicilia, sconta non solo la crisi ma anche gli effetti di un mercato inquinato dalla concorrenza sleale di imprese opache che risparmiano su tutto grazie alla mancanza di trasparenza e di controlli, alla corruzione, alla pressione della criminalità organizzata sulle procedure di affidamento dei lavori.
II disegno di legge di riforma degli appalti, frutto anche del lavoro congiunto delle 21 sigle fra sindacati, associazioni datoriali e dei tecnici professionisti riuniti nella Consulta regionale delle costruzioni, per le associazioni edili “blocca i fenomeni delle “cordate” e dei ribassi eccessivi e rappresenta l’occasione per garantire finalmente l’accesso alle gare solo alle imprese sane che applicano le norme sulle forniture, che rispettano i diritti dei lavoratori e che investono sulla sicurezza nei cantieri. E’ la svolta attesa dal comparto per uscire dalla crisi e ricominciare ad usare i termini lavoro e assunzioni.
Anche secondo il  Presidente dell’Ance Ragusa, geom. Sebastiano Caggia, “Le nuove norme, approvate dall’Assemblea
Regionale Siciliana, potranno servire per un nuova stagione di riforme che permetta alla Sicilia di uscire dal pantano e guardi al futuro con serenità ed ottimismo. Sono state approvate dall’ARS, due importanti leggi che premiano gli enormi sforzi, sia politici che diplomatici, messi in campo dalla nostra Associazione regionale: le nuove norme sui Centri Storici ed il nuovo criterio di aggiudicazione per gli appalti pubblici…l’entusiasmo è alla stelle!”
“La mappatura degli immobili dei Centri Storici consentirà finalmente di sapere con certezza quali interventi siano possibili e permetterà di operare senza aspettare i mai approvati piani particolareggiati: noi Imprenditori chiediamo, da sempre, regole certe per poter investire senza correre il rischio di essere bloccati dalla burocrazia o, peggio, dalla magistratura! La Legge sui Centri Storici appare una buona legge.”
Non la pensano così gli ambientalisti a proposito della legge sulle “Norme per favorire il recupero del patrimonio edilizio di base dei centri storici” e annunciano nuove proteste.
Secondo alcuni si tratterebbe di un attacco speculativo senza precedenti, peraltro arrivato nel momento in cui, alla Sicilia viene concesso un ennesimo riconoscimento UNESCO. 
La nuova legge rischia, concretamente, di favorire nuovi abusi dopo la recente riapertura della sanatoria edilizia che favorirà il dilagare di nuovi condoni.
L’Assemblea Regionale Siciliana sarebbe riuscita nell’intento di sferrare un altro pesante colpo al patrimonio architettonico e paesaggistico dell’Isola.
Non sono servite le critiche delle associazioni culturali e ambientaliste e del mondo universitario che, pure, avevano fatto sospendere l’iter della legge.
Per quanto si evince da una prima lettura del testo finale della legge, si possono notare somiglianze con la logica folle dello “Sblocca Italia”, che vorrebbe rilanciare il comparto edilizio e invogliando i cittadini a effettuare interventi di ristrutturazione negli antichi fabbricati, superando le difficoltà di elaborazione e approvazione dei piani particolareggiati, consentendo interventi diretti e immediati sulle singole unità edilizie, mettendo da parte strumenti urbanistici e pianificatori, attraverso una serie di semplificazioni che gli ambientalisti giudicano preoccupanti e sconcertanti.
Regole generiche e sommarie per tutti e per tutte le città, da Ibla a Catania, da Trapani a Sciacca, disattendendo l’obiettivo basilare della tutela e della conservazione del patrimonio storico e artistico, indicato chiaramente dall’art. 9 della Costituzione.

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