di Cesare Pluchino
Oltre 13 ore di seduta per esitare lo strumento finanziario, durante le quali si è assistito ad ogni tipo di spettacolo, a tratti indecoroso per la città e l’istituzione
Il decadimento della politica, dal livello nazionale e regionale, ha raggiunto, ormai, anche quello locale
Le forze nuove in campo non hanno le capacità e le esperienze necessarie per non permettere il declino della politica, ciò che resta della vecchia agisce in maniera sempre più scomposta e disorganizzata, tramortita, ormai, dal nuovo che avanza relegandola ai margini dello scenario.
Esaminare, per l’approvazione, un bilancio preventivo a metà ottobre, complici le nefaste politiche nazionali, non è certo un vanto per una amministrazione che doveva rivoluzionare la vita amministrativa della città; la valutazione del consiglio comunale è stata complicata dalle numerose lacune e dalla diverse criticità emerse, ma anche dallo schieramento delle opposizioni che, tutte in maniera diversa, hanno reso la seduta di Consiglio di livello bassissimo.
La convocazione, dopo la discussione generale del giorno 7 ottobre, era dedicata esclusivamente all’esame degli emendamenti. Due dell’amministrazione per rimediare ad alcune discrasie del testo originale, 65 del gruppo di Forza Italia, 4 del gruppo del Partito Democratico.
Le altre opposizioni hanno ritenuto di non poter condividere l’atto e hanno inteso non legittimarlo con la presentazione di emendamenti che, si percepiva chiaramente, sarebbero stati, comunque, bocciati in blocco, come pure difficili da formulare per l’esiguità degli spazi finanziari a disposizione.
Diversa la scelta del gruppo di Forza Italia che, nelle intenzioni, ha inteso ‘parlare’ alla città attraverso una serie infinita di piccole misure proposte sui settori più svariati, dalle manutenzioni allo sport, dal sociale al turismo, dai contributi all’efficientemente energetico, dalla cultura alla sicurezza, nella consapevolezza di usare l’arma emendamento solo come strumento mediatico, per evidenziare l’agire politico, e come deterrente in un estremo tentativo di utilizzarlo come merce di scambio per evitare ore notturne di dibattito, svanite dopo aver verificato che non ci sarebbe stata la disponibilità della maggioranza per nessun tipo di accordo o di concessione per degli emendamenti che, fra l’altro, in altissima percentuale (quasi il 90 %), non avevano i pareri favorevoli.
Sintetizzare le quasi 14 ore di seduta, ancorché infarcita da numerose sospensioni, non è facile perché dominata da fatti diversi e di diversa natura.
Iniziata con l’ormai canonico ritardo di un’ora, per le croniche assenze di una maggioranza che, ancora dopo due anni e mezzo, non comprende la delicatezza del ruolo a cui è stata chiamata, l’esame del primo emendamento offre il primo ‘numero’ della giornata.
Protagonista il consigliere Ialacqua, del Movimento Città, che lamenta lo scippo, al Consiglio, delle prerogative di controllo e di autorizzazione sullo strumento finanziario. C’è una rassegnata accettazione di una logica amministrativa che dovrebbe essere rifiutata, in blocco, da tutte le opposizioni unite, un Consiglio che sarebbe svuotato dei propri diritti: da qui l’invito ai colleghi di ritirare gli emendamenti, per adeguarsi alla natura sbagliata della seduta.
Giudicando la stessa una macchietta, una pantomima, il consigliere, che già nella seduta precedente aveva platealmente esibito un intervento muto, ritiene opportuno annunciare di abbandonare la seduta, rinunciando al gettone di presenza.
Chi scrive ha sempre considerato questa forma di protesta, di abbandono dell’aula, efficace e mediaticamente più valida di presenze passive e di sterili quanto improduttive partecipazioni al dibattito. Il gesto di Ialacqua sarebbe stato considerato come qualificante di una opposizione coerente e non intenta a cincischiare con opinabili tentativi di ricerca di facile consenso e di gratuita visibilità.
Purtroppo il gesto è degenerato in una inaspettata reazione, al semplice accenno di non condivisione del gesto da parte del Presidente del Consiglio, teoricamente valida per il rifiuto di una valutazione politica da parte della Presidenza, malauguratamente concretizzata, in pratica, attraverso un atteggiamento, sconosciuto nel prof. Ialacqua, non consono alla sede istituzionale e all’istituzione, assimilabile solo a quello dei peggiori attori dell’attuale consiglio comunale.
Alle ore 12.30 viene a mancare il numero legale, durante la votazione di uno degli emendamenti dell’amministrazione: sono i consiglieri del Movimento 5 Stelle Sigona e Schininà a restare platealmente fuori dall’aula, per evidenziare un dissenso che non è stato meglio specificato, nemmeno nella successiva infuocata riunione di maggioranza, svoltasi nella sala giunta, con la presenza del Sindaco che ha tentato di riordinare le file di una maggioranza che, come altre volte, mostra crepe improvvise, indecifrabili e, spesso, irresponsabili. Ma, come dice qualcuno del gruppo, ‘questo abbiamo e questo ci dobbiamo tenere’.
Alla ripresa dei lavori comincia lo show del gruppo di Forza Italia, non prima dell’intervento di Chiavola che cerca di giocare sui contenuti sconosciuti della riunione grillina, intervento, more solito, provocatorio che ha fatto il paio con quello, immediatamente precedente, dello stesso genere, sullo scontro Ialacqua-Presidenza del Consiglio.
Per avere una idea del clima che si respirava, basti pensare che è stata Sonia Migliore, esponente dell’opposizione più agguerrita, a esprimere l’intenzione di un tentativo per riportare il livello della seduta a condizioni accettabili.
Sospensione alle ore 13.53, per mezzora, e, ancora, alle 14.25, ma solo per cinque minuti, e poi alle 15.30, per permettere al gruppo di Forza Italia di discutere sugli accorpamenti degli emendamenti, previsti dal nuovo regolamento, ma, di fatto, per la verifica dell’opportunità di continuare la strategia, o meno.
Da qui in poi, l’esame ininterrotto degli emendamenti, dei quali ci occupiamo in altra parte del giornale, in una seduta che ha visto la presenza di tutti i componenti la Giunta comunale, instancabili nell’osservare il carosello di bocciature ininterrotte agli atti predisposti dalle opposizioni.
Alle ore 21.10, dopo l’esame dell’emendamento 21, unanime decisione di sospendere per la cena.
Un Consiglio che sembrava destinato ad essere illuminato dalle prime luci dell’alba, si è risolto, inaspettatamente per il mancato ritorno in aula dei componenti del gruppo di Forza Italia, ufficialmente “trattenuti altrove, impossibilitati a discutere gli emendamenti”, con gli emendamenti che, senza relatori, sono stati semplicemente sottoposti alle votazioni, tutte di esito negativo.
Intorno alle ore 23.30, rientro in aula delle opposizioni che non hanno voluto mancare alle dichiarazioni di voto sull’atto, alla fine, regolarmente, approvato e dotato dell’immediata esecutività, che riportiamo in altra parte del giornale, seguite dall’intervento del Sindaco, Federico Piccitto, che ha segnato e rimediato, con la sua autorevole presenza e con un importante intervento, una seduta non certo ascrivibile alle migliori della storia di palazzo dell’Aquila.
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