ePremettiamo che il settore della pubblicità esterna in ambito comunale è uno dei settori più difficili e complicati, con condizioni aggravate da una serie di complicazioni di non poco conto: incompetenza nella materia da parte degli uffici, utenza degli operatori economici quanto mai variegata, dall’imprenditore serio che fa investimenti al saltimbanco che, per sbarcare il lunario, trova nella pubblicità il pozzo da asciugare per vivere.
A Ragusa, dopo un lungo periodo in mano ai fuorilegge che imponevano tangenti nel settore delle affissioni, si è tentato, nel tempo, di porre rimedio, in concomitanza con l’avvento dei cosiddetti impianti 6×3, i poster, che avevano invaso la città, in barba alle più elementari norme del codice della strada che regolamenta questo tipo di impianti, molti dei quali nemmeno autorizzati.
Saltuariamente, negli ultimi quindici anni ci sono stati tentativi di rimozione per gli impianti abusivi e per quelli in netto contrasto con le regole del codice, ma le inevitabili lungaggini burocratiche, i ricorsi favoriti anche dai tempi della giustizia amministrativa, l’occhio di riguardo per qualcuno, che non è mai mancato, hanno reso ogni tentativo di normalizzazione del tutto vano.
Il risultato è che il fenomeno persiste, non si comprende quali sono gli impianti autorizzati, ci sono inestetismi che dovrebbero essere perseguiti, anche a danno di chi ha rilasciato le autorizzazioni.
Un inquinamento ambientale visivo a tutti gli effetti, ci sono delle sedi naturali per grandi spazi pubblicitari, in molti casi ci sono forzature da fare paura, con il suolo pubblico invaso da impianti di ogni genere.
L’amministrazione dei migliori, che tutto vorrebbe risolvere come cifra distintiva della sua azione politica, non poteva non interessarsi della problematica, ma lo fa con 4 anni di ritardo dall’insediamento, per una piaga che il governo del cambiamento avrebbe dovuto affrontare, senza esitazioni, subito appena eletto.
“Dal 1995 – afferma il sindaco Peppe Cassì – Ragusa non metteva mano al suo regolamento per la disciplina della pubblicità e delle affissioni che, ormai superato e lacunoso in più punti, non rappresentava più uno strumento utile a tutelare né gli operatori né il decoro della città tra impianti regolari, irregolari e con autorizzazioni scadute.
Il nuovo regolamento, approvato nel corso dell’ultima seduta di Consiglio Comunale, definisce nuove norme in termini di corretta allocazione degli impianti, di dimensioni e di iter autorizzativo, si apre alle nuove forme pubblicitarie e ripristina un dialogo efficace tra la pubblica amministrazione e gli operatori, superando le procedure complesse e le limitazioni del precedente regolamento.
Prima della sua approvazione, questo stesso disciplinare è stato pubblicato sul sito dell’Ente, così da recepire eventuali osservazioni da parte di associazioni e operatori, accolte in buona parte”.
Ma invece di fissare regole certe e adottare i giusti provvedimenti per chi non è in regola, questa amministrazione ci propina la genialata della fase transitoria di durata triennale, durante la quale si dà la possibilità, a tutti gli operatori del settore, di regolarizzare le proprie posizioni.
Diamo tempo tre anni per regolarizzare, anche se si legge nella nota stampa che “entro 45 giorni dalla pubblicazione dell’avviso pubblico, gli operatori dovranno presentare una richiesta di conferma o regolarizzazione delle proprie posizioni, provvedendo al pagamento degli eventuali tributi arretrati non versati, con applicazione di penale.”
Cervellotiche appaiono le norme, decorso il periodo transitorio di tre anni, i”l Comune provvederà ad assegnare gli impianti pubblicitari suddivisi in lotti funzionali ed omogenei tramite un apposito bando pubblico.
Per assicurare la più ampia partecipazione e contrastare possibili effetti monopolistici, gli operatori economici potranno partecipare a tutti i lotti, ma sarà consentita l’aggiudicazione di un solo un lotto ciascuno”.
Norme limitative che vanno contro una selezione delle ditte partecipanti che, in questo settore, dovrebbero garantire, prima di tutto, professionalità e solidità societaria.
Invece, l’amministrazione che doveva essere di destra, studia per allargare la platea degli imprenditori interessati, nonostante le tristi esperienze del recente passato.
