Era prevedibile che l’incertezza sulle possibilità di formare un governo per il paese, alla luce dei risultati elettorali, generasse ben presto il solito teatrino della politica.
Si comincia dai vincitori virtuali delle elezioni, i 5 Stelle, che mai si sarebbero alleati con altri partiti ma, a meno di 24 ore dagli esiti delle urne, sono alla ricerca di altre formazioni politiche, per allestire un governo che permetta, intanto, di nominare i Presidenti di Camera e Senato.
Considerato il rifiuto ufficiale di Salvini per accordi che avrebbero comportato la perdita della conquistata leadership nel centro destra, unica ipotesi percorribile è quella di accordi con il PD, possibilmente derenzizzato.
Renzi lo ha capito, anzi ha capito che, forse, ci sono stati immediati contatti con l’ala di minoranza del partito che aspetta solo le dimissioni del segretario, e ha tirato fuori dal cilindro le dimissioni postdatate, una novità nel panorama politico italiano.
Consapevole della sconfitta, che non lascia spazio a valutazioni particolari, il segretario del PD ha convocato i giornalisti per annunciare le sue decisioni: dimissioni sì, ma dopo aver seguito la prassi dettata dallo statuto del partito, attraverso la convocazione dell’assemblea, per aprire la fase congressuale, che non si concretizzerà prima dell’avvio della legislatura, in attesa della quale, il segretario rimane in carica.
In pratica Renzi resterà in carica come segretario e in questo ruolo parteciperà alle consultazioni indette dal Capo dello Stato per tentare di affidare l’incarico di formare il nuovo governo.
Renzi non lascia ad un eventuale reggente del PD lo spazio di manovra per partecipare alle consultazioni che potrebbero incanalare le trattative sulla via di accordi dei 5 Stelle con il PD.
Una sconfitta epocale, forse quella finale del partito, ma Renzi rimane lucido stratega nella accozzaglia di compagni di partito disposti alla qualsiasi pur di conservare poltrone e privilegi.
Già ci sono state le prime reazioni, affidate, invero, alle seconde linee del partito, preludio delle prossime sfide interne che dilanieranno definitivamente quello che resta del glorioso partito dei comunisti o, per bene che vada, dei democristiani di sinistra.
Ininfluente il ruolo della sinistra di Liberi e Uguali che, con il 3 % a stento conquistato, hanno deluso le aspettative di quanti non avevano visto in anticipo la scarsa valenza del progetto dei vecchi leader della sinistra.
La mossa di Renzi ha innervosito anche i 5 Stelle che hanno criticato fortemente l’annuncio di Renzi, evidentemente infastiditi da una strategia che sconvolge un piano che si riteneva realizzabile, già forse realizzato nelle intenzioni fra le parti.
Se a sinistra non tutto fila liscio, problemi ci sono pure nel centro destra, nonostante l’affermazione come coalizione più votata.
Il sorpasso di Salvini su Berlusconi, lasciato quattro punti percentuali indietro, segna il declino definitivo di Forza Italia e quello del leader, dopo 24 anni di incontrastato dominio sulla politica italiana.
Il non aver trovato un degno erede politico, forse volutamente, relega Berlusconi come attore non protagonista della coalizione, alla guida di un partito che, forse, ha mancato l’ultima occasione per risorgere e tentare di tornare ai fasti del passato.
Resta marginale, nella coalizione, anche il ruolo di Fratelli d’Italia, che si mantiene su posizioni intorni al 4 % che non danno né peso politico, né autorevolezza.
Unica possibilità, per la coalizione guidata da Salvini, quella di attirare qualche ‘fuoriuscito’ del Partito Democratico, per arrivare ai numeri che consentano di avere una maggioranza in parlamento, ma, come ha fatto rilevare il filosofo Cacciari, ex PD, in una trasmissione televisiva, ogni tentativo di strappare ai 5 Stelle il legittimo mandato per formare un governo, attraverso strategie strane di questo tipo, si trasformerebbe in un boomerang per gli elettori che, alla prossima tornata elettorale, aumenterebbero in maniera esponenziale per dare la maggioranza assoluta ai grillini.
La debaclè dei partiti tradizionali e le trombature eccellenti sono segnale dell’insofferenza della gente che ha deciso di dire basta alla solita politica fatta di solo di strategie per mantenere poltrone e privilegi.
Ma c’è da stare certi che anche per le prossime consultazioni elettorali assisteremo ancora allo spettacolo indecente di candidature scelte dall’alto, questo, invero è accaduto anche per noi con i 5 Stelle che hanno lasciato Ragusa senza rappresentanza, di sigle e partitini che fanno solo confusione, di grande caos fatto solo di molte proposte irrealizzabili e pochi programmi definiti ed economicamente sostenibili
Per questa legislatura, lo spettacolo è solo all’inizio.
