di redazione
Se lo strumento finanziario non può essere ancora partecipato, sia, almeno, compreso dai cittadini
Restano solo 29 giorni per l’approvazione del bilancio preventivo 2015, salvo proroghe improbabili che non stupirebbero nel carnevale del governo regionale.
Alla compassata indifferenza dell’amministrazione, per i ritardi nella presentazione dello strumento finanziario, si accompagnano la compassata mancanza di reazione delle opposizioni, che non va al di là di qualche intervento di prammatica, e il disinteresse di tanti elettori ai quali, evidentemente, di ‘partecipare’ alla stesura del bilancio interessa poco o nulla.
Poco o nulla trapela anche dalle stanze del terzo piano di Palazzo dell’Aquila, ci si deve affidare alle voci di corridoio di alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle che parlano di un disavanzo, ancora da risolvere, di oltre due milioni di euro, particolare che non fa intravedere una repentina presentazione dell’atto.
Nel primo giorno del mese di questo rush finale si registra la nota dei componenti il gruppo di Forza Italia in Consiglio comunale che sollecitano la conoscenza del bilancio e, soprattutto, degli atti propedeutici, come il piano triennale delle opere pubbliche che risulta ancora imbrigliato nelle contrapposizioni di pareri fra revisori e segretario generale in ordine al visto degli stessi revisori.
Eppure ci sarà da ‘partecipare’ a questo bilancio, se non altro per capire e condividere le scelte dell’amministrazione.
Non ci riferiamo alle strategie finanziarie e fiscali di bilancio ma, piuttosto, alle scelte più terrene che vanno comprese, capite dal punto di vista finanziario ed, eventualmente, condivise o contestate, aspramente e, meglio ancora, pubblicamente.
Perché sulle scelte derivanti da esigenze di bilancio, spesso, si generano equivoci, incomprensioni e viene fuori una opposizione che apporta solo confusione alla materia, senza apporti costruttivi.
Esempi ce ne sono diversi: prendiamo a caso la questione dei bagni pubblici, bersaglio ottimale dell’opposizione, per i tanti disservizi che hanno visto, spesso, le porte dei servizi chiuse.
Alcuni consiglieri hanno spesso rilevato questi disservizi, preoccupandosi della diuresi di anziani e bambini, ma non hanno messo a fuoco la causa degli stessi e la loro genesi.
Quanti sanno che il capitolo riguardante la custodia dei bagni pubblici fu azzerato, su suggerimento di un assessore del tempo che intendeva gestire il servizio con i sussidi per gli indigenti ? Nessuno ne ha mai parlato.
Una scelta che si è rivelata improvvida, constatati gli effetti deleteri nel tempo: comprensibile che 360.000 euro l’anno per la custodia dei bagni pubblici potessero risultare eccessivi, ma, realisticamente, bisogna ammettere che sono anche pochi. Sette strutture hanno bisogno almeno di venti persone per i turni giornalieri, ai costi del personale vanno aggiunti gli oneri di manutenzione straordinaria.
Il problema non è quindi il disservizio di fronte al quale, talvolta, assessore e amministrazione si possono trovare impreparati: è opportuno condividere la scelta dell’amministrazione, tendente a economizzare, sostenendo, nel contempo, i disagiati economicamente, o considerare indispensabile il mantenimento di un servizio a qualsiasi costo, ricorrendo alle assunzioni necessarie, senza pretendere che un disagiato economico accetti di svolgere un lavoro, spesso fastidioso per l’utilizzo vandalico dei servizi, per sole 90 euro a settimana ?
La Giunta decide, eventualmente il Consiglio Comunale, che rappresenta la città, approva o disapprova le scelte, se non funziona si abbia il coraggio di annunciare che il servizio non può essere garantito, con quello che ne può derivare in termini di immagine.
Ma si eviti la manfrina delle periodiche denunce dell’opposizione e delle risposte non risposte dell’assessore di turno che ci guadagnerebbe in prestigio dicendo realmente come stanno le cose.
Lo stesso dicasi per l’apertura dei musei o del Castello di Donnafugata, o per gli uffici turistici: inutile girare attorno alla questione, senza soldi non si canta messa, occorre stanziare le somme per aperture straordinarie e festive, per garantire servizi che, altrimenti, è meglio dichiarare eliminati.
Così dovrebbe essere per la manutenzione delle strade, per il verde pubblico, per la custodia degli impianti sportivi e di altri immobili comunali aperti al pubblico.
Come diceva un vecchio proverbio, ‘vizi da generale e paga da soldato’ non vanno d’accordo: occorre quindi che i rappresentanti dei cittadini, e questi ultimi di riflesso, assumano contezza di questi e altri capitoli di bilancio per comprendere le scelte dell’amministrazione che, in ogni caso, per il mandato ricevuto dagli elettori è legittimata a operare come meglio ritiene opportuno.
Più apprezzata sarebbe una opposizione che invece di limitarsi ai rilievi e alle eccezioni, sappia suggerire soluzioni adeguate per venire a capo di situazioni così complesse, obiettivamente determinate dai minori fondi a disposizione delle casse comunali.
