Peppe Calabrese furoreggia con la sua ‘Pericentro’ e, come un elastico, si allunga da Monachella a Gatto Corvino, da Conservatore a Santa Maria degli Angeli.
Se non fosse perché conosciamo e apprezziamo Peppe Calabrese, sarebbero da cestinare i tanti comunicati sulle periferie, non solo suoi, che contribuiscono, in maniera determinante ad alimentare il caos politico in città.
L’occasione per una riflessione è data dall’ultima nota di Calabrese che riporta del grande consenso attorno all’associazione che riunisce i residenti delle contrade.
Dalle contrade a monte di Marina di Ragusa, dove ebbe origine il comitato intercontrade coordinato da Calabrese, numerose adesioni a Pericentro, entusiasmo e aspettative sulla scia degli obiettivi raggiunti, primi fra tutti la rotatoria di Gatto Corvino e l’acquedotto di Camemi Gaddimeli.
Da tempo, da politico navigato, Calabrese cavalca l’onda delle proteste degli abitanti delle zone di recupero, ormai inserite, a pieno titolo, nel PRG.
Legittima e, doveroso riconoscerlo, produttiva l’azione politica che porta vanti Calabrese. Legittime le richieste e le rivendicazioni dei residenti che chiedono fognatura, marciapiedi, pubblica illuminazione e tanti altri servizi che sono dovuti alla collettività che paga le tasse, senza distinzione di indirizzo di residenza.
Ma la concreta azione di Peppe Calabrese contribuisce al caos della politica cittadina perché, inevitabilmente, si scontra con l’azione dei dilettanti della politica e dei leoni da tastiera dei social che, tutti, rivendicano diritti e sollecitano interventi all’amministrazione comunale.
Ci sono gli imitatori di professione che replicano le iniziative di altri politici, ci sono i registi di professione che girano video in ogni angolo della città, ci sono i segnalatori di professione che inondano di comunicati e di comunicazioni la città, dalle buche sulla strada al verde pubblico, dai gabinetti pubblici alla pubblica illuminazione, dalle strisce pedonali ai marciapiedi sconnessi.
Nell’ultimo consiglio comunale, il consigliere La Porta ha messo il dito sulla piaga, rilevando come le somme in bilancio per il verde pubblico siano da ritenersi insufficienti.
Verissimo, ma nessuno mai, nel corso di quattro anni ha eccepito nulla sulle somme in bilancio per le varie emergenze della città.
Tutti hanno pensato a tutto, tutti hanno guardato in silenzio gli stanziamenti per il piano triennale delle opere pubbliche, tutti hanno osservato le enormi cifre spese per cultura, spettacoli, manifestazioni sportive ed effimero in generale, molti hanno sollecitato interventi e contributi, mai nessuno ha gridato di bloccare il superfluo e, con appositi emendamenti in bilancio, ha cercato di cambiare le cose, di sovvertire un sistema che si trascina da decenni.
Un vecchio amministratore ha ammesso che, per esempio, per il verde pubblico, mai si è pensato di stanziare apposite somme in capitoli dedicati, tutti hanno ritenuto non ‘produttivo’ politicamente privilegiare il verde pubblico.
Ora Calabrese chiede fognature, rete idrica, marciapiedi e illuminazione ma, da politico onesto e corretto come pochi, li deve chiedere per tutti.
Quanto mai opportuna e chiara la posizione di Maurizio Tumino che, in consiglio, chiede un piano di intervento generale per le periferie, che possa constare di una attenta programmazione di interventi e di spesa, in subordine alle legittime decisioni di questa e delle successive amministrazioni.
Perché va rilevato che questi problemi non sono sorti solo negli ultimi anni, ma affondano le radici in decenni di scelte di ogni singola amministrazione che, in ogni caso, è stata legittimata dal voto popolare per guidare la città.
Abbiamo speso soldi per le piste di pattinaggio, per parcheggi che restano semivuoti, per case protette per anziani e disabili incomplete, spesso Ragusa appare come il figlio di papà con lo smartphone da mille euro e il buco rammendato nelle calze.
Invece di arringare le folle e chiedere l’impossibile, invece di diramare costantemente comunicati strumentali, le forze politiche, soprattutto quelle presenti in consiglio, definiscano le priorità e presentino proposte operative per l’inserimento delle stesse in bilancio.
Il Consiglio Comunale, sovrano, deciderà su cosa fare.
Le forze politiche che non sono presenti in Consiglio Comunale devono, invece, presentare, già da ora programmi e proposte concrete, perché, chiunque amministrerà questa città, se vuole mantenere dignità politica, dovrà assicurare che Ragusa non permanga nel degrado e nel declino: quindi tutto e subito, verde pubblico, fognature dove non ci sono, rete idrica dove non c’è, pali della pubblica illuminazione tutti nuovi, asfalto sulle strade per l’intera carreggiata, gabinetti pubblici aperti e funzionanti, cimiteri puliti, impianti sportivi efficienti, case protette aperte, trasporto pubblico efficiente, recupero del centro storico, apertura del teatro cittadino, riqualificazione, recupero e riutilizzo di tutti gli immobili comunali inutilizzati.
Naturalmente è d’uopo allegare alle proposte la programmazione degli interventi e le fonti di finanziamento degli stessi.
Solo questa potrà essere la Ragusa grande di nuovo, la Ragusa del futuro, la Ragusa prossima, la Ragusa del bene comune, alla quale tutti aspirano.
Altrimenti sono e saranno solo chiacchere.
