E il gioco improvvisamente si fece duro: fino a quando si è trattato delle sceneggiate in aula per le sorti della città, si è potuto vedere qualche accenno di sorriso sornione fra gli scranni dei 5 Stelle, il documento di Giorgio Massari che esprime i valori di base per la costituzione di un movimento politico cittadino ha innescato, inevitabilmente, un dibattito politico all’interno dell’area di sinistra, ancora prima di un confronto con le altre forze politiche.
Ma ai 5 Stelle di Ragusa non va giù di essere il solo bersaglio di Giorgio Massari, non ci sono nemmeno accenni al Partito Democratico, non ci sono accenni alle altre forze di opposizione che, negli anni precedenti, sono state al governo della città, non ci sono accenni critici, come pure in passato, rivolti alle forze dell’area di centro e di centro destra, il fumo negli occhi è provocato solo dal Movimento 5 Stelle.
Proprio nelle ore in cui il Movimento 5 Stelle è trattato da pari a pari per l’accordo a tre sulla legge elettorale, con Berlusconi e il PD renziano, scaturisce la ribellione dei 5 Stelle di Ragusa che, con un comunicato a forma dei consiglieri Massimo Agosta e Maurizio Stevanato, fanno sapere che non ci stanno, anticipando i toni di prossime campagne elettorali che non saranno e non potranno essere, a questo punto, pacati.
Il forte consenso che si manifesta a livello nazionale e regionale induce i due esponenti pentastellati a rimarcare le distanze percentuali fra le varie formazioni politiche, una sorta di presa di distanza da piccole realtà locali ancora in fase embrionale, ancorché enfatizzate, che si vogliono far sviluppare screditando gli avversari.
Apparentemente distaccate, ma sostanzialmente pesanti le considerazioni sui rapporti fra i protagonisti dell’attuale dibattito politico a sinistra, che rivelano fondamentale tranquillità per manovre politiche che si intravedono, già, destinate a fallire.
Agosta e Stevanato mostrano irritazione per i riferimenti al populismo, ai miti del nuovo, al giovanilismo e, soprattutto, alla contestata superiorità morale che fanno da cornice all’intolleranza per l’espressione democratica di una città che, riservando fiducia al Movimento 5 Stelle, ha messo a bordo campo i papaveri della vecchia politica.
Siamo certi che se certe cose fossero state dette dai soliti professionisti dell’opposizione, Agosta e Stevanato ci avrebbero scherzato sopra, ma se Massari vede i 5 Stelle come unico male della città, loro non sono da meno andando a ripescare la sua passata esperienza di sindaco democristiano e la recente militanza democratica, peraltro abiurata, palesando che le attuali criticità della città vengono da lontano, dagli anni bui della vecchia politica, della quale considerano Massari parte integrante, attuale e di una volta.
Questo il testo integrale della nota dei consiglieri Agosta e Stevanato:
La Ragusa del futuro non la può fare un sindaco del secolo scorso
Non avremmo voluto, come del resto non vorremmo, affrontare la campagna elettorale, che qualcuno vuole anticipare a tutti costi, con lo scontro diretto fra partiti, movimenti e piccole formazioni politiche, all’insegna di affermazioni denigratorie e false.
Il consigliere Giorgio Massari, una volta capogruppo del Partito Democratico al Consiglio Comunale di Ragusa, già sindaco della città quasi 25 anni orsono per la gloriosa Democrazia Cristiana, praticamente fuori dall’ultima sigla di appartenenza, non convinto di trovare posti a sedere nell’autobus di Articolo 1, pensa alla creazione di un movimento politico per concretizzare le sue malcelate aspirazioni di governo della città.
Nella fertile terra iblea, dove i movimenti e le piccole formazioni politiche nascono come i funghi, all’inizio della sindacatura, nell’attuale consiglio comunale, c’erano ben 7 piccole formazioni politiche, al netto di quelle che non conquistarono eletti e di quelle della sinistra che non parteciparono nemmeno alla competizione.
In un contesto di massima divisione di tutta la sinistra, dal Partito Democratico, con le sue innumerevoli correnti, alle formazioni che si incontrano via via spostandosi verso sinistra, Giorgio Massari ritiene che ci sia spazio per una ennesima formazione che possa costituire trampolino di lancio per la sindacatura, come lui stesso non ha escluso.
Ci dispiace rilevare come, dimenticando le quasi irrisolvibili e inevitabili frizioni interne alla sinistra e le difficoltà di sintesi che già sono emerse, una delle preoccupazioni maggiori di Massari sia quella di mettere in cattiva luce solo ed esclusivamente il Movimento 5 Stelle e i suoi appartenenti, come se i 5 Stelle fossero i soli avversari da battere, gli unici dove concentrarsi.
Anche se questa nuova formazione politica che si vorrebbe far apparire in embrione, alquanto enfatizzata da certi organi di informazione, uno dei quali, con lo stesso nome che si potrebbe dare alla terza via politica che si vuole concretizzare, sembra aver ricevuto un altolà sul binario che porta alle candidature, restano le spiacevoli considerazioni espresse da Massari nel veloce scambio di convenevoli tattici con Sinistra Italiana e con l’avv. Cesare Borrometi che hanno voluto rappresentare, pubblicamente, a Massari, le riserve su fughe in avanti che non contribuiscono ad un sereno confronto democratico per la stesura di programmi comuni da cui solamente, alla fine, possono scaturire le candidature.
Se l’avv. Borrometi ha accuratamente evitato di puntare il dito contro l’attuale amministrazione, parlando solo di “liberi cittadini che non si riconoscono nelle forze in campo nello scenario politico locale e che non condividono né l’attuale assetto amministrativo, né proposte tradizionali che fanno riferimento ad standard nazionali troppo improntati ad un dirigismo centralista e, per certi versi, assai poco disposto al dialogo, oltre che espressione troppo marcata di poteri, così detti, “forti”, non meno distaccata è stata Sinistra Italiana che si è limitata solo a considerare “fallimentare l’esperienza delle giunte Piccitto” da lottare al pari di “eventuali riedizioni, sotto diverse forme, del trasformismo politico”.
Normale dialettica politica, manifestando la necessità di una “piattaforma programmatica discriminante rispetto alle esperienze amministrative degli ultimi anni.”
Sinistra Italiana che ha concluso con un delicato aggettivo, “sterile”, per la proposta pentastellata, ha evidenziato, invece, come “le varie forme varie forme di protagonismo civico, culturale e sociale che animano la città non si lascerebbero irretire e non si rassegnerebbero alla riproposizione di metodi e facce della politica che ha dominato la città nelle ultime consiliature.”
Non sono nuove le considerazioni di Giorgio Massari, insistenti e ormai noiose, sul populismo di certi movimenti politici, che vorrebbero portare all’annullamento delle espressioni democratiche ove non condivise.
Nella sua nota di risposta a Sinistra Italiana e all’avv. Cesare Borrometi, nell’incrocio di comunicati succedanei di contatti diretti, annaspando nel tentativo di travisare il passo in avanti politico, parla, o meglio straparla, di miti del nuovo, di giovanilismo, di presunta ma non acclarata superiorità morale che avrebbero consentito al Movimento 5 Stelle di arrivare al governo della città.
Non manca un falso e mendace cenno al “declino progressivo della città” che non tiene conto delle trasformazioni economiche e sociali che hanno caratterizzato la nostra comunità cittadina, ammesse con buona dose di onestà intellettuale da Sinistra Italiana e influenzate dalla generale situazione di crisi, nazionale e regionale, casomai causata, provocata e fatta sviluppare dalle scellerate politiche dei governi a guida democratica, nelle cui file militano diversi esponenti della stessa corrente di Massari, dal ministro Franceschini all’assessore regionale Barbagallo.
Vorremmo ricordare che le stime e i sondaggi politici danno il Movimento 5 Stelle al 30 % su base nazionale e oltre il 35 % su base regionale; escludendo il Partito Democratico, dal quale Massari si sarebbe allontanato, o dal quale sarebbe stato allontanato, tutte le formazioni politiche di sinistra e i movimenti che ha frequentato, attraverso comunicati, alleanze temporanee, frequentazioni varie e altro, navigano su percentuali minime ad una sola cifra, per cui riterremmo opportuno che il collega puntasse le frecce della sua strategie politica verso i pari grado e lasciasse le grandi formazioni a fare la politica, quella concreta e reale come sta avvenendo, a livello nazionale per l’accordo a tre sulla legge elettorale.
Massimo Agosta
Maurizio Stevanato
Consiglieri Comunali di Ragusa del Movimento 5 Stelle
