Cassì ormai se la ride e pensa, “Andiamo avanti”

Come per altre considerazioni fatte sulle strategie delle cosiddette opposizioni, ci attireremo gli strali di quanti non accettano critiche da parte di chi, almeno dal punto di vista della cultura politica, considera chi scrive una sottospecie.
Incuranti, ci decidiamo ad affermare che, per tentare di mettere da parte, politicamente, Peppe Cassì, tutti hanno sbagliato, e non da ora.
Già nel 2018 la sua irruzione in politica allarmò molti che avevano compreso il peso del personaggio, se non altro per il peso del consenso che si trascinava dietro dalle sue imprese sportive.
Ma la brama di potere fece scendere tutti sul campo e venne facile per Cassì conquistare Palazzo dell’Aquila, lo preferirono al pentastellato Tringali attornio al quale, con distacco, non si affiancarono molte forze politiche.
Al secondo tentativo una vittoria esaltante per i numeri, con l’inutile accoglienza per le truppe di opposizione che salirono sul carro del vincitore per assicurarsi poltrone, ma risultarono ininfluenti per il risultato finale, particolare che Cassì fece pesare alla prima riunione.
Se nel primo mandato la gente non si rese conto che i risultati scarseggiavano, complice anche il covid che, comunque, fece piovere milioni sulla città, che apparivano come merito del sindaco e della sua amministrazione, nel secondo è stato diverso, in meno di due anni maggioranza falcidiata da abbandoni e contestazioni interne, giunta che tiene come i leoni al circo, basta un colpo di frusta nell’aria per far capire agli assessori come sarà ricambiata ogni minima agitazione, malcontento dilagante in città, ancorché non sufficiente ad erodere il consenso avvertito ma non controllato dagli avversari politici.
Opposizioni pervase dalla sindrome della sconfitta, gente che non si è rassegnata e, dal primo momento, ha pensato di fare opposizione con i classici metodi politici con uno che di politica e di partiti non voleva sentir parlare.
Opposizione al borotalco, continua offerta di disponibilità alla collaborazione, addirittura scelta di quattro consiglieri, di PD e Territorio, di consentire l’esame e l’approvazione del Piano Regolatore che, senza l’apporto delle minoranze, non si poteva nemmeno discutere in aula e passava al commissario regionale.
Effusioni amorose e aspre contestazioni si sono avvicendate in un alternarsi di falsa complicità che le minoranze hanno sempre perseguito.
Forse è troppo tardi ma le minoranze si dovevano rassegnare, attendere che fosse passato l’ultimo mandato di Cassì, sopportare e lavorare, nel mentre, per i 5 anni successivi, cominciare a creare la figura del candidato, unirsi attorno a lui, farlo conoscere agli elettori, puntare sulla candidatura scelta. Questo doveva valere per il centro sinistra e per il centro destra, che si sarebbero dovuti trovare davanti per una candidatura leale, aperta, con l’unico fine comune di sconfiggere il falso civismo, bandiera di Cassì.
Anche i civici, compagni di cordata, tutti con riferimenti alle aree politiche di provenienza, avrebbero dovuto avere il coraggio di abbandonare le poltrone per far spegnere la fiamma di Cassì, ma questo era pretendere troppo.
Tutte strategie sbagliate, al punto che non solo non hanno annientato politicamente Cassì, ma lo hanno trasformato nel protagonista della politica ragusana, incuranti anche delle sue ambizioni politiche.
Hanno tutti stupidamente pensato che il tesoretto di ben 22.000 preferenze avrebbe costituito il pass per le regionali, per qualsiasi formazione politica, acquolina in bocca per formazioni minori come quelle di De Luca o di Lombardo, corteggiamento da parte di Fratelli d’Italia, corrente Assenza, e di Forza Italia, visite, pranzi, cene con Forza Italia, con Cassì nella veste di bellezza da matrimonio, ricca, elegante, senza però guardare al nulla di voti procurati per Falcone alle Europee.
Di 22.000 preferenze non si aspettavano certo 20.000 voti, né 15.000 né 10.000, ma almeno 4.000/5.000 voti la futura sposa il doveva portare in dote.
Il corteggiamento raggiunge l’apice per le provinciali, Cassì cade tra le braccia di Giorgio Assenza di Fratelli d’Italia, dopo che comprende di non riuscire ad ottenere la candidatura alla Presidenza: ne approfitta il deputato di Fratelli d’Italia, che lo arruola come civico con altri sindaci senza partito, gli promette la vicepresidenza e una delega come consigliere, per piazzare la sua sindaca di Comiso, fedelissima che, altrimenti avrebbe sofferto la candidatura della DC e avrebbe rischiato di non essere nemmeno candidata.
Ora Cassì se la ride, ha rischiato di restare nell’oblio, è, invece, vicepresidente, unico consigliere provinciale del capoluogo, è riuscito a restare civico, a Palazzo di viale del Fante è alleato della coalizione di centro destra, flirta con MPA per poter aspirare ad una candidatura alle regionali, riescirà ad avere voce in capitolo al tavolo della coalizione di centro destra per le prossime consultazioni comunali.
Al comune di Ragusa, mantiene, però, il suo distacco dalle opposizioni di centro destra, in particolare Fratelli d’Italia, Forza Italia e Democrazia Cristiana.
Un minimo tentativo del senatore Sallemi, uno di quelli che ha sempre poco digerito la spocchia di Cassì, per ottenere una dichiarazione di appartenenza al centro destra con cui è alleato alla Provincia, con consequenziale atteggiamento al Comune per i consiglieri di centro , riceve la fredda risposta di Cassì che dice come al momento degli accordi per la candidatura civica alleata del centro destra alla provincia, non c’erano stati patti e condizioni, purtuttavia si dice disponibile a sedersi ad un tavolo di confronto della coalizione, finalizzato a fare chiarezza nei vari Comuni, ma non si presenta come nuovo ospite, bensì fa subito la voce forte e chiede di chiarire, come prima cosa, la posizione della Democrazia Cristiana, in coalizione di centro destra ma all’opposizione alla Provincia.
Come esordio non c’è male, nasce il ‘caso Ragusa’, Forza Italia, la DC e la componente cittadina di Ragusa di Fratelli d’Italia, non vogliono sentir parlare di accordi con Cassì, forse su input di Assenza o mosso da esigenze legate alle prossime assunzioni alla provincia di dirigenti e di funzionari, il coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia lancia un appello per una anacronistica alleanza fra centro destra e civismo, MPA prende apertamente le difese di Cassì, creando uno sfondo di materiale altamente infiammabile.
E Cassì ride, perché qualcuno pensa di ammorbidire la opposizione al Comune di Ragusa, resta, intanto, vicepresidente, delegato e consigliere alla provincia, troverà mariti dappertutto, non sarebbe escluso nemmeno una fuitina con matrimonio obbligatorio con il PD, considerati i precedenti da PRG, alimenta, con il suo caso, il sollazzo e le risate di uno come Nello Diapsquale che, da signore della politica si tiene distante dalla rissa politica, non ci mette naso perché non lo riguarda, ma le risate che si starà facendo sono, di certo, più intense di quelle di Cassì.

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