La campagna elettorale può fare brutti scherzi, ma non a chi predica gentilezza e bon ton istituzionale. Sarà perché c’è troppa tensione nel clan del sindaco in carica, fra alleati che non ufficializzano l’alleanza e, anzi, mettono dei paletti, fra alleati che non sanno chi sono e quanti sono e con quale lista si presenteranno, con possibili alleati vittime di beghe interne che impediscono la conclusione degli accordi, fra candidati vecchi e nuovi che rendono la competizione ogni giorno più difficile.
Non ci piace l’approccio di Cassì alle prime uscite degli avversari politici, non vorremmo che si trasformasse la campagna elettorale in un gioco da educande, togliendo, peraltro, il gusto del commento e della critica.
Ieri il candidato sindaco Riccardo Schininà è intervenuto sulla situazione emergenziale della sanità nella nostra città, con particolare riferimento all’ospedale ‘Giovanni Paolo II’, riferendosi, principalmente ad una gestione della Direzione dell’Azienda non certo soddisfacente, ora come nel recente passato.
Paventando anche il danno di una politica modicacentrica nella gestione, Schininà ha affermato, senza mezzi termini, che il rapporto con l’ASP “non potrà essere gestito con gentilezza, sobrietà, diplomazia e debolezza come avvenuto in questi ultimi cinque anni, bensì con forte determinazione ed autorevolezza, che appartengono alla politica e al saper amministrare”, aggiungendo che “non ci si può non indignare di fronte alla mancata esecuzione della sentenza del TAR Catania la quale impone l’istituzione della stroke unit per gli interventi di urgenza all’ospedale Giovanni Paolo II di Ragusa.
Non ci si può non indignare di fronte alla chiusura di reparti come otorinolaringoiatra o nefrologia e di fronte al tentativo di chiusura del reparto di pediatria, temporaneamente aperto con soluzioni contingenti grazie alla protesta di un comitato di mamme, anziché alla levata di scudi della politica.
Non ci si può non indignare dinnanzi a liste di attesa di mesi per interventi chirurgici programmati o per indagini diagnostiche come una tac o una colonscopia impedendo controlli immediati a pazienti che non possono permettersi i servizi della sanità privata.
Non ci si può non indignare di fronte ad attese di ore in Pronto soccorso in condizioni di disagio nonostante le linee guida prevedano interventi immediati per i codici rossi ed interventi di non oltre 20 minuti per i codici gialli.
Non si può non sollevare una protesta rispetto al mantenimento del divieto per le neomamme di avere assistenza notturna da parte di una loro parente, divieto mal giustificato dalla persistenza non reale dell’emergenza Covid.”
Schininà concludeva che “Rispetto a tutto ciò il sindaco di Ragusa, essendo il principale responsabile della salute dei propri concittadini ed avendo per legge poteri di programmazione, di controllo e di giudizio sull’operato del direttore generale dell’ASP, deve giornalmente vigilare sull’operato dell’Azienda sanitaria provinciale a difesa delle strutture sanitarie presenti sul territorio ragusano”.
Certo, difficile non essere d’accordo con Riccardo Schininà, che spazia anche sull’esigenza di riconvertire l’ex ospedale civile per riunire i vari uffici dell’Azienda Sanitaria, che potrebbe essere anche foriero del rilancio di tutto il quartiere e, indirettamente di una vasta zona del centro città, senza considerare il risparmio per le casse.
Ineludibile il ritorno della politica nei rapporti fra amministrazione della città e azienda sanitaria.
Niente di trascendentale, peraltro materia più volte richiamata da molti organi di stampa.
La replica di Cassì, affidata, more solito, solo alla stampa amica, contiene passaggi che non ci piacciono: per Cassì le dichiarazioni di Schininà sono solo ‘monologhi privi di proposte’, “un elenco di affermazioni buone solo per cercare consenso”.
Se legittime sono le opinioni di Cassì, come pure si deve credere al rapporto continuo con l’Azienda, mai interrotto, anche nel periodo della pandemia, non si può ricondurre il tutto alla precipitosa apertura partecipata della pediatria, avvenuta dopo tempi inenarrabili.
In un mondo dominato dalla comunicazione, per la quale Cassì spende anche soldi pubblici in maniera considerevole, è inconcepibile leggere che il Comune abbia fatto sentire la propria voce con la Direzione dell’Azienda ma non ha portato la cosa a conoscenza della stampa. Perché?
Voce inoltrata in maniera opportuna, instancabile e puntuale, ma non si comprende, a parte la mancanza di risultati, il perché la stampa e l’opinione pubblica sono stati tenute all’scuro di cotanto assedio alle varie direzioni strategiche.
Poi il finale con il botto, con l’auspicio che le istanze di Schininà vengano rivolte ai tanto vituperati partiti che lo appoggiano, ma durante il governo Musumeci, che con il suo assessore regionale alla sanità apparteneva al movimento #diventeràbellissima, e sosteneva amichevolmente Cassì, si è ottenuto poco o nulla.
In ogni caso, Cassì, come più volte emerso nel corso dei cinque appena conclusi, e del tutto legittimato ad assumere i toni e gli atteggiamenti che ritiene più opportuni nei confronti delle istituzioni e nella fattispecie dei vertici del governo e della sanità regionali, ma non può assolutamente biasimare, né tantomeno criticare, chi vuole imporre determinazione e autorevolezza nei rapporti fra enti.
