Centro storico e Palazzo Tumino, questioni sulle quali occorrono ormai progetti seri e non salotto

Dopo la pausa estiva, irrompono nel dibattito politico cittadino, le questioni irrisolte del centro storico e del Palazzo Tumino.
Il centro storico costituisce il fianco scoperto dell’amministrazione che su di esso si gioca la sua credibilità e le sue capacità di intervento.
Sin dall’inizio del mandato il Sindaco ha incentrato sul centro storico la rinascita della città, aveva giocato le carte dell’area dell’ex scalo merci e del Palazzo Tumino come i due jolly di una partita difficile, non ha trovato nei suoi assessori di riferimento per le due tematiche le persone in grado di seguirlo in una visione dinamica e moderna della città.
L’assessore all’urbanistica e ai lavori pubblici non ha messo mano, se non marginalmente, al piano particolareggiato del centro storico, come pure al PRG, dei lavori che dovranno interessare l’area dell’ex scalo merci si sa pochissimo, né quando avranno inizio e per quali finalità.
Finalità che dovrebbero essere chiarite dall’assessore allo sviluppo economico, figura ormai considerata una delusione anche nello stretto entourage del primo cittadino, ancorché lo stesso mostri fiducia incondizionata.
Fatta eccezione per indefiniti programmi di spostare nell’area la stazione dei bus, ipotesi da molti criticata perché troppo centrale e inquinante dal punto di vista ambientale, acustico ed estetico, e di allestire una sorta di mercati generali, non c’è nulla di concreto nei programmi dell’assessorato allo sviluppo economico per il centro storico e il suo sviluppo.
Una criticità diffusa, acuita dal fallimento per il rilancio dell’area del City, dalla lentezza dello sviluppo del progetto dell’Ecomuseo che sul centro storico faceva perno, dal degrado costante nella parte vecchia dell’abitato, dominata dall’abbandono incontrollato di rifiuti e dallo spaccio di stupefacenti quasi alla luce del sole, il tutto sullo sfondo dell’attesa degli interventi che vengono assicurati dopo ogni riunione del Comitato per l’ordine pubblico.
Una situazione difficile, terreno fertile di attacchi di tutte le opposizioni cittadine, consiliari e non, ai quali non si riescono a dare risposte adeguate.
Non intravediamo ancora responsabilità solo a carico del Sindaco, né falle nel suo programma di governo, per una situazione comunque difficile, del tutto ereditata e comune a molti centri storici di città grandi e piccole, ma di certo è del tutto auspicabile un rinnovo delle persone, siano essi assessori o collaboratori a vario titolo, perché, chiaramente non si può andare sul vago per altri due anni e mezzo.

Sulle questioni c’è molto salotto, l’establishment culturale, o presunto tale, della città discute, studia e discetta, ma nessuno porta soluzioni concrete.
L’ultima trovata per animare il dibattito è quella dell’associazione “Insieme in Città” cha ha condotto uno studio sul centro storico prendendo in esame una particolare area avente per fulcro la via Roma.
Ne ha dato notizia lo stesso Sindaco invitato ad un incontro pubblico, poco partecipato, ma forse era un incontro riservato agli associati.
Lo studio ha innescato non poche perplessità, perché pretende di imporre due analisi, una di tipo demografico e una di tipo commerciale, entrambi facilmente confutabili dalla realtà.
Secondo “Insieme in Città”, negli ultimi 30 anni c’è stato un aumento di residenti, tutto l’opposto di quello che ci raccontano per stroncare le aree PEEP, la situazione delle numerose chiusure di attività commerciali sarebbe bilanciata dall’apertura di altrettante nuove attività.
Viene presentato un quadro che contraddice le comuni percezioni, anche se viene specificato, ma non in maniera adeguata e sufficiente, che è cambiata la tipologia dei negozi e che c’è stato un aumento notevole di esercii ricettivi e della ristorazione.
Ma sembra un approccio scolastico alla questione, fatto sta che gente se ne vede poca in centro e che il numero delle vetrine chiuse, in via Roma, in via Sant’Anna, in corso vittorio Veneto, in corso Italia, in via Mario Leggio è difficilmente compensabile dalle nuove aperture, peraltro di categorie commerciali non in grado di attirare grosso movimento.

Un’altra proposta, di un architetto, Manganello, già indicato come assessore dal candidato Sindaco Giorgio Massari, più volte estensore di proposte agli amministratori del Comune di Ragusa, sin dal tempo dei grillini, un contributo fornito su sollecitazione dell’Ordine degli Architetti e della Fondazione Arch come lo stesso autore specifica nella stesura della proposta che ha girato all’Amministrazione, al Sindaco Peppe Cassì e all’assessore Ciccio Barone .
Manganello sostiene che è in corso una interlocuzione che reputa molto positiva con l’amministrazione sulle problematiche del centro storico e spera che questa collaborazione, della quale in maggioranza non sanno nulla, possa dare frutti concreti.
La proposta è per l’istituzione di un Urban Center e per elaborazione del Masterplan per il centro storico di Ragusa.
L’Urban center del Comune di Ragusa dovrebbe essere la sede di attività di studi e ricerche sulla città e sul suo territorio.
Nelle intenzioni dell’arch. Manganello le attività promosse dall’Urban Center, oltre a quelle di divulgazione, di organizzazione di conferenze e dibattiti, mostre, documentazione storica sulla città, saranno per un ruolo primario nella formazione di un gruppo di lavoro di progettisti architetti con il compito di pervenire in tempi certi a una proposta di Masterplan complessivo sul centro storico, con particolare riferimento al centro storico di Ragusa superiore, senza trascurare Ragusa Ibla oltre ad aree potenzialmente oggetto di nuove sistemazioni anche al di fuori del centro storico.
In pratica, un lavoro a 360° su tutto il territorio comunale, periferie e contrade comprese.
L’obiettivo quello di contribuire alla rinascita del centro storico e di realizzare una nuova idea di città consapevole dell’importanza del recupero dello spazio pubblico e dei suoi servizi, al fine di renderlo più vivibile e più vicino ai cittadini.
Un gruppo di lavoro che dovrebbe elaborare il Masterplan e si dovrebbe occupare anche della sua integrazione all’interno del Piano Particolareggiato, in collaborazione con i componenti dell’ufficio di Piano del comune di Ragusa, per una sua rapida definizione.
La proposta definisce gli aspetti del Masterplan e la composizione del gruppo di lavoro dell’Urban Center che dovrebbe operare con il supporto di un comitato scientifico, formato a cura della Fondazione Arch e composto da tre componenti, con adeguato curriculum nel campo della storia dell’arte e dell’urbanistica, di provata esperienza nella conoscenza della città di Ragusa, che avrebbe il compito di definire le linee guida e la supervisione del lavoro operato dal gruppo.
Nella proposta è anche indicata la sede di lavoro dell’Urban Center che dovrebbe essere negli stessi locali della ex opera pia in Via Matteotti, individuati in concerto con l’Amministrazione per lo svolgimento del Laboratorio urbano proposto dalla Fondazione Arch., particolare del quale, fino a questo momento, non si è saputo nulla.
Vedremo quale sarà la sorte di questa proposta sui particolari della quale sarebbe bene che l’amministrazione facesse chiarezza.

Non meno ingarbugliata è la situazione relativa alle trattative per l’acquisizione, diretta o indiretta, del Palazzo Tumino, sul quale gravano anche le forti ingerenze del Comitato pro Tribunale di Modica per i possibili esiti delle trattative stesse che porterebbero alla definitiva esclusione di ipotetiche sedi distaccate del Tribunale di Ragusa nei locali dell’ex tribunale di Modica.
Una questione che diventa assai delicata, che vede impegnati avvocati modicani, al limite legittimati ad aspirare a qualche cosa di Tribunale nella loro città, ma che viene strumentalizzata dalla presenza nel comitato stesso di esponenti politici, vecchi e nuovi, che hanno trovato nella questione soppressione del tribunale occasione di insperata visibilità.
Al riguardo, va detto che, a Ragusa, c’è un assordante silenzio sulla questione: quello dell’attacco del comitato modicano nei confronti dell’amministrazione è un fatto che non ha precedenti nella storia, si resta basiti di fronte al silenzio delle opposizioni consiliari e degli esponenti di partiti e movimenti politici, solitamente prodighi di comunicati e di dichiarazioni ma, in questa occasione, stranamente silenti, non solo sulla sostanza della questione ma anche sull’inusitato attacco per il quale dovrebbero assumere una posizione precisa.

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