Ci resta molto da fare per essere al passo con i tempi

Tanti, troppi si occupano di politica, tantissimi parlano di politica, ma siamo sempre molto indietro, sia come nazione sia come città, non ci accorgiamo di come il mondo va avanti.
In queste ore, due comunicati hanno attirato la mia attenzione, il primo in particolare riguarda la ricorrente richiesta di firme per una petizione di change.org e si riferisce alla normativa internazionale di geolocalizzazione delle chiamate di emergenza, che negli altri paesi è abbastanza diffusa ed è una cosa comune.
L’occasione per parlare di questo particolare è data dalla morte del turista francese e che nonostante abbia chiesto soccorso tramite telefonino non è stato salvato perché praticamente non è stato localizzato, perché manca, appunto, questo sistema di geolocalizzazione che negli altri paesi è approvato sulla base di un a normativa europea ed è utilizzato da tempo.
L’episodio fa pensare, desta molte perplessità, perché i politici, in Italia, e anche localmente, si interessano delle cose più disparate e pensano a fare opposizione, pensano a criminalizzare, a criticare, a violentare politicamente l’avversario, ma poi per le piccole cose importanti, per cui basterebbe poco, non c’è attenzione e rimaniamo indietro.
Questa, appunto, è una delle cose che maggiormente mi ha impressionato, perché basterebbe veramente basta molto poco per salvare una vita umana e invece la cosa non è attenzionata da nessuno.
Come viene specificato nella richiesta di firma per la petizione, si fa notare come in Italia la centrale operativa del 118 sono ancora prive nel sistema di geolocalizzazione delle chiamate di emergenza e non è ancora disponibile il sistema AML, Advanced Mobile Location, grazie al quale, pure in assenza di rete internet, dallo smartphone di chi richiede il soccorso parte immediatamente un sms al 112 che comunica le coordinate GPS.
In pratica si sarebbe potuto salvare una vita solo se il paese si fosse adeguato a questa procedura, la petizione chiede, quindi, la tempestiva adozione della direttiva Europea affinché chi chiede aiuto alle forze dell’ordine possa essere immediatamente trovato e salvato.

Un’altra in riflessione mi è stata suggerita da un comunicato dell’azienda sanitaria che ha ricevuto la lettera di una familiare di un paziente salvato in extremis grazie alla professionalità dei medici del Pronto Soccorso dell’Ospedale Giovanni Paolo II di Ragusa.
Sono stato sempre restio a riferire di queste lettere perché, secondo me, esaltano la normalità di un reparto di eccellenza della sanità iblea, nel caso particolare ottimamente diretto dal dott. Noto.
Il voler esaltare le professionalità per delle emergenze, come se fossero casi isolati appunto da sottolineare e portare a conoscenza, sembra sminuire le stesse, dimenticando che ogni giorno si esprimono al meglio, come, del resto, si esprimono al meglio, ogni giorno, tutte quelle del personale medico, infermieristico e paramedico di tutto l’ospedale di Ragusa.
Mi piace fare rientrare queste emergenze nella normalità, senza nulla togliere al desiderio dell’autrice della lettera di voler ringraziare pubblicamente.
Piuttosto, mi piace riflettere su alcuni particolari che trapelano da questa lettera: la figlia di un paziente, arrivato in condizioni disperate al pronto soccorso del Giovanni Paolo II di Ragusa, ha inviato una bellissima lettera alla Direzione Generale dell’Asp di Ragusa per ringraziare tutto il personale del Pronto Soccorso per la sensibilità e la capacità professionale messa in campo che sono state determinanti per salvare la vita del proprio padre, arrivato al PS nel pomeriggio, in codice rosso ipoteso, bradicardico con dolori addominali.
Il medico di turno richiede una TAC urgente che conferma un versamento ematico addominale, molto importante, dovuto ad un aneurisma dell’aorta addominale. Il rischio di decesso è elevatissimo però il paziente è stabile. Dal momento che il paziente era stato precedentemente trattato al policlinico di Catania, i medici del PS di Ragusa decidono per il trasferimento con l’elicottero nella città etnea, si parte alle 22, alle 23.30 l’intervento era già eseguito.
I ringraziamenti sono per gli infermieri che non l’hanno lasciato un secondo, per l’anestesista, per il tecnico di radiologia e per il radiologo che hanno dovuto effettuare un esame in piena urgenza in tempo record, per gli autisti che non hanno perso un minuto, ma in particolare il ringraziamento al Dr. Pricoco che ha coordinato questa emergenza in modo eccelso.
Ma non ci si può esimere dal rilevare qualche passaggio della lettera che fa trapelare come in un reparto di pronto soccorso, nel momento critico dell’emergenza medici e infermieri debbano badare al caso emergenziale ma sono costretti anche ad avere a che fare con la gente che si lamenta per l’attesa, con la persona che viene a chiedere la lastra fatta il giorno prima, con la persona che chiede informazioni e con quella che induce a chiamare i Carabinieri.
Difficile accettare che in una struttura moderna, all’avanguardia, dove si salvano vite umane si debba avere a che fare anche con queste cose, senza filtri naturali che separino l’emergenza dall’eczema.
Si dirà che il problema è sempre lo stesso, manca il personale anche solo per smistare l’utenza, ma sono aspetti che i vertici dell’azienda dovrebbero attenzionare oltre a diffondere la lettera di ringraziamento, perché non è comprensibile leggere di questi particolari che naturalmente non depongono a favore del sistema sanitario.
Conclude, infatti, la lettera: “Purtroppo emerge anche che l’emergenza non dovrebbe essere disturbata da criticità legate forse anche a patologie che potrebbero essere trattate in altra sede … ma questa è un’altra storia”
I politici si interessano di questioni più banali, che ritengono fare maggiore presa sull’opinione pubblica.

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