Come è cambiata la demografia d’impresa in centro storico a Ragusa

I dati della ricerca condotta da Confcommercio nazionale commentati dal presidente provinciale Manenti: “Questi numeri ci aiuteranno per comprendere quali sono le strategie da adottare in futuro”

Come è cambiata la demografia d’impresa nel centro storico di Ragusa?
Lo rivela una ricerca realizzata da Confcommercio nazionale su “Città e centri storici: il ruolo del commercio e del turismo dal 2008 a oggi”.
Lo studio riguarda 120 città medio-grandi, inclusi 10 comuni di media dimensione. Tra queste anche Ragusa. La ricerca evidenzia che nel 2008 le attività di commercio al dettaglio nelle zone del centro storico erano 597 mentre nelle altre aree cittadine 266. Da qui si è passati, sempre per quanto riguarda il commercio al dettaglio, a 465 attività nel 2016 in centro storico e a 322 nelle altre aree. Nel 2019, il dato rileva che il numero delle attività nel centro storico ammonta a 450 mentre nelle altre aree a 324.
“Quindi – spiega il presidente provinciale Confcommercio Ragusa, Gianluca Manenti – in dieci e più anni si è registrato un crollo verticale, per quanto riguarda il numero delle attività di commercio al dettaglio, con la chiusura di 147 esercizi. Mentre, sempre nello stesso periodo di tempo, l’aumento di esercizi al dettaglio nelle altre zone è stata pari a 58 unità. Che, ovviamente, non serve a compensare le perdite registrate”.
Per entrare più nello specifico, si nota che, con riferimento ai negozi di prodotti alimentari e bevande, questi ultimi sostanzialmente hanno tenuto in centro storico: si passa dai 63 del 2008 ai 62 del 2016 sino ai 59 del 2019. Neppure nelle altre zone della città, con riferimento a questo aspetto, si sono registrate variazioni significative: dai 33 del 2008 ai 35 del 2019.
La compensazione, invece, ha interessato i tabacchi: infatti, dai 32 del 2008 si arriva ai 29 del 2019 in centro storico ma nelle altre zone della città mentre nel 2008 erano 23 nel 2019 sono diventati 28.
Lo stesso, in qualche modo, dicasi per gli esercizi specializzati in cui si vendono altri prodotti per uso domestico: dai 99 del 2008 si scende ai 58 del 2019 in centro storico mentre nelle altre zone della città si partiva dai 39 del 2008 sino ad arrivare ai 53 del 2019.
Perdita sostanziale, poi, negli esercizi specializzati nella vendita di altri prodotti: dai 244 in centro storico del 2008 si arriva ai 166 del 2019; mentre, per quanto riguarda le altre zone della città, si passa dai 57 del 2008 agli 88 del 2019.
Un’altra voce significativa ha a che vedere con il commercio al dettaglio ambulante: dai 34 del 2008 in centro storico ai 26 del 2019; mentre dai 20 del 2008 nelle altre zone della città si passa ai 17 del 2019. Quindi, in questo caso la perdita ha interessato entrambe le voci.
Dove, invece, si registra una crescita esponenziale è alla voce alberghi, bar, ristoranti: si passa dai 149 del 2008, ai 182 del 2016 sino ad arrivare ai 209 del 2019 in centro storico. E, ancora, dai 183 nel 2008 nelle altre zone della città agli addirittura 330 del 2019.
In particolare, la crescita riguarda la voce bar e ristoranti: da 125 a 153 (periodo 2008-2019) in centro storico; e da 153 a 240 (sempre nello stesso periodo) nelle altre zone della città.
“Una valutazione, dunque, precisa, con numeri alla mano in questo caso – sottolinea il presidente provinciale Confcommercio Ragusa Gianluca Manenti – che rivela come il turismo si sia trasformato in un motore trainante per tutta l’economia locale.
Ma, nonostante questo, non è stato in grado di sopperire alle gravi carenze che si sono registrate in questo decennio e che hanno portato a una graduale chiusura di altre attività commerciali, con maggiore localizzazione in centro storico.
Certo, qualcuno dirà che stiamo scoprendo l’uovo di Colombo ma stavolta, grazie alla ricerca di Confcommercio nazionale, abbiamo dei dati precisi in mano che ci consentiranno di studiare che cosa è accaduto e quali devono essere le dinamiche da sviluppare in futuro per evitare che questa emorragia di chiusure prosegua, soprattutto in centro storico.
Non dobbiamo dimenticare, da questo punto di vista, quello che ha affermato il nostro presidente nazionale Carlo Sangalli e cioè che le nostre città devono organizzarsi per attrarre il più possibile il turismo. E’ questa la vera sfida da vincere per il prossimo futuro”.

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