Che oggi la politica sia tutta un teatrino lo si vede dalla politica europea: la reazione, a Bruxelles, alla protesta degli agricoltori è sintomatica.
Per 5 anni, la von der Leyen e la sua commissione hanno considerato l’European Green Deal una sorta di 10 Comandamenti, intoccabili, del verbo ambientalista. Sono andate a rotoli quote di mercato a favore di paesi dove ci sono meno regole o non ci sono del tutto.
Appena hanno visto i trattori, dietro front. O erano sballate prima le regole, oppure siamo in pieno teatrino, con il “leva e metti”
Da noi si stanno diffondendo i riverberi di politiche dissennate del passato, di totale assenteismo su problematiche emergenti, di scelte sbagliate e di strategie che, già al loro nascere, apparivano destinate a fallire.
Tutto ciò in quasi tutti i settori: prendiamo la sanità, anni di silenzio sul numero chiuso all’università, sull’impossibilità di assunzioni, sulla mancanza di politiche sanitarie per il territorio, su mancati incentivi per le specializzazioni meno ricercate.
Ora, tutti si strappano le vesti per le tante criticità che vengono a galla, e nasce la moda di rivolgere critiche e appelli al sindaco.
Il sindaco deve andare a Palermo per ottenere aiuti per la sanità, per il pronto soccorso, per i medici per i reparti, deve andare a Palermo se ci sono problemi per i rifiuti, deve andare a Palermo perché non decolla l’aeroporto di un’altra città, deve andare a Palermo per l’autostrada o per la Ragusa – Catania.
È, ormai, diventato un ritornello, ma gli antichi avevano coniato il vecchio detto “Cumanna e vacci” per significare che se comandi qualcuno che compia qualcosa, se ci tieni, è meglio che te ne occupi personalmente
Le leve, vecchie e nuove della politica cercano visibilità con il solito comunicato stampa per far vedere che sono sul pezzo, che si interessano dei bisogni della comunità, ma invece di rivolgersi attraverso i loro canali politici, si divertono a inviare la nota della spesa al sindaco.
L’ultima sollecitazione vorrebbe che il sindaco andasse a Palermo per chiedere aiuti economici al Presidente della Regione per il trasporto pubblico urbano che, fra poche settimane, resterà orfano dell’AST.
Invece di delegare, servirebbe che le leve vecchie e nuove della politica dimostrassero, quanto meno, concretezza con proposte reali. Anche chiedendo al presidente della Regione l’aiuto, ma di somme certe, adeguate, sufficienti.
Chi parla ha l’idea di un master plan per il trasporto urbano a Ragusa, ha una pianificazione del fabbisogno di collegamenti interni, di numero di autobus, di frequenza delle fermate, dei costi minimi per bus, personale, manutenzioni e annessi?
Oppure, vogliamo i soliti pannicelli caldi, vogliamo prolungare l’agonizzante servizio di poche vetture scassate per coprire parzialmente il territorio, purtroppo assai vasto, che va da Ibla alla Nunziata, da Puntarazzi a Marina di Ragusa?
E poi, perché ci si rivolge sempre e solo al sindaco ? Non ci sono gli assessori o vengono considerati comparse?
Occorrerebbe rilevare come il sindaco è il meno adatto a cercare di risolvere la questione trasporto urbano: che l’AST fosse sempre vicina alla dipartita o, quanto meno al crollo economico, lo si sa da tempo, già al tempo del Presidente Crocetta c’erano amenità di tutti tipi, addirittura Crocetta ne voleva fare una società per gestire collegamenti aerei da e perla Sicilia.
L’assessore della giunta Cassì che si occupava del trasporto pubblico urbano ci vantava dei buoni rapporti con i vertici dell’AST e si mostrava soddisfatta della disponibilità dei vertici per le istanze della città.
È finita come è finita, per l’assessore e per il trasporto pubblico.
L’attuale assessore era un ottimo oratore dai banchi delle opposizioni, da perfetto grillino mostrava di avere contezza di tutte le problematiche e, soprattutto, aveva soluzioni in tasca.
Come tutti i colleghi assessori che hanno preferito salire sul carro del vincitore, non mostra, da sette mesi, elementi per avvalorare l’apporto suo, e dei colleghi, al governo della città.
Il trasporto pubblico locale è in coma da tempo, solo alla notizia che l’AST interromperà il servizio ci dice che si stanno occupando di come riaffidare il servizio, ma sappiamo già che saranno misure insufficienti per le esigenze della città, sempre che arriveranno all’indomani della dipartita dell’AST.
Ergo, sarebbe utile che qualcuno, invece di fare appello al sindaco, si rivolgesse agli amici e ai referenti politici per sfruttare la loro (eventuale) autorevolezza e la loro (presunta) intenzione di venire incontro veramente alle esigenze del territorio, non solo per il trasporto pubblico.
