Da fogna travestita da casa delle bambole al paradosso di Tocqueville, la sintesi della prima seduta del Consiglio comunale, dopo la pausa estiva

Non è cambiato nulla e nulla cambierà, Cassì e il suo cerchio magico hanno le mani sulla città, in maniera del tutto legittima e legittimati dal voto popolare, troppa distanza con quelli che potrebbero rappresentare l’opposizione, definibile, come è stato a Cernobio, al Forum Ambrosetti, in riferimento a quella nazionale, “Natura Morta”.
Tutto si riduce, in fatto di opposizione, al capogruppo del Partito Democratico, Peppe Calabrese, nemmeno a tutto il gruppo, e a quello del Movimento 5 Stelle, Sergio Firrincieli, nemmeno sostenuto, nelle sue battaglie, dal Movimento.
Tutto il resto è fuffa, prevalentemente peripatetici della politica, in cerca di identità e di una casa politica, il più delle volte incapaci delle più elementari strategie di opposizione.
Per la mole di segnalazioni importanti e significative, oltre che per spiccate competenze personali, una spina nel fianco dell’amministrazione, è la consigliera Caruso, anche per la sua veste di vicepresidente del Consiglio, che costituisce sfregio alla non più esistente maggioranza e al governo cittadino, ma indebolita dall’appartenenza ad una DC in disfacimento ma che la fa apparire, comunque, come orbitante nel centro destra, una che, domani, ti ritrovi al tavolo di coalizione con pari dignità politica. Se poi la vedi sorridente, in estate, sul palco del Summer Vertical, affiancata dai suoi bersagli preferiti contro cui scaglia, giornalmente, freccette avvelenate, puoi solo giustificare il tutto con il sangue democristiano che gli scorre nelle vene, compatibile con ogni compromesso.
In questo scenario, troppo facile per uno colto e furbo come Peppe Cassì giocherellare con questi soggetti, tanto bravo da renderlo simpatico, se non fosse per l’ostinazione di circondarsi di un cerchio magico, dal primo giorno, tossico e inguardabile.
E’, ormai, di tutta evidenza, che questo sindaco, e la sua amministrazione arriveranno indenni alla fine del secondo mandato: gestione di impianti sportivi e di siti culturali, gestione dei falsi volontari mediante lavoro nero, interpretazioni opinabili delle norme urbanistiche, gestione della tassa di soggiorno in barba al relativo regolamento, ruoli del sindaco nelle partecipate, SRR e Iblea Acque, che non sono stati scalfiti dai presunti esposti all’autorità giudiziaria, tutto, finora, è passato come l’acqua di un fiume che, sappiamo, arriverà al mare.
Il nulla cosmico in fatto di visione futura della città, in tema urbanistico e di sviluppo economico, di progetto culturale, di politiche turistiche, sempre affidate ai faccendieri di turno, di azioni a favore delle contrade, anche per le incombenze più facili, come la tutela degli animali, di centro storico, è stato abilmente paraventato dalla mole di finanziamenti caduti dal cielo, non intercettati, primi fra tutti quelli del PNRR che hanno creato l’alone di una casa di lusso dove si vive bene anche se il bimbo fa la cacchina nel letto o il cagnolino prediletto piscia in salotto, il tutto esaltato dalle note del direttore di orchestra delle finanze del Comune, l’assessore al ramo, che ha creato, abilmente, le condizioni per una situazione finanziaria di eccellenza, inattaccabile, con grandi garanzie per un futuro che non si sa chi sarà capace di godere e di sfruttare.
Il nostro titolo potrà sembrare forte e immeritato, ma dalle tante segnalazioni, piovute anche in questa ultima seduta del Consiglio comunale, emergono veramente delle fogne, quantomeno figurate.
Anche se le recenti segnalazioni per le aree camper del Petrulli, della consigliera Caruso, e del Selvaggio, del consigliere Calabrese, erano di fogne a cielo aperto.
Le innumerevoli segnalazioni, aumentate a dismisura nelle ultime settimane, depongono per una situazione non certo esaltante per la città, non sempre affrontata con la dovuta sollecitudine dagli amministratori.
Situazioni inaccettabili di totale assenza di decoro, rifiuti abbandonati ornai incontrollati, vasche delle ville con acqua putrida, manutenzioni, anche per la sicurezza, del tutto ignorate.
Ma il sindaco vive nella casa delle bambole e, seduto comodamente in poltrona, in attesa che Forza Italia decida il suo destino futuro, se nello studio legale o negli aviti palazzi palermitani, sa esprimere il suo meglio, quello che, dicevamo, lo rende simpatico e gli consegna l’attestato di uomo colto, sprecato per la “Natura Morta” che si trova davanti.
Alle reiterate, costanti, pesanti, segnalazioni del consigliere La Porta, il sindaco Cassì replica alla grande: non più con la retorica della città virtuosa, invidiata da tanti altri Comuni, anche più grandi e prestigiosi, non più con la storiella dei turisti e dei visitatori incantati, dalla città, dai servizi, dall’accoglienza, ma con il ‘Paradosso di Tocqueville’, una conclusione della seduta che induceva a chiedere il bis per l’eccezionalità dell’esibizione.
Noto anche come ‘Effetto Tocqueville’ è il fenomeno per cui man amano che migliorano le condizioni e le opportunità sociali, cresce in maniera inversamente proporzionale la frustrazione sociale.
Una volta raggiunti determinati traguardi, che evidentemente il sindaco Cassì vede numerosi in città, dopo nove anni di sua amministrazione, si sviluppa una opposizione crescente anche nei confronti di piccole criticità.
In pratica, quanto di buono ottenuto non farebbe altro che aumentare le aspettative, che non possono essere soddisfatte tutte.
C’è di buono che gli studiosi del fenomeno considerano più probabile che un ‘rivoluzione’ si verifichi dopo un miglioramento delle condizioni sociali, in contrasto con la teoria di Marx che considera la rivoluzione come risultato del deterioramento delle condizioni.
Sarebbe la ‘rivoluzione delle aspettative crescenti’ che, nel nostro caso, potrebbe tradursi in una rivoluzione elettorale che farebbe fuori non tanto Cassì, non rieleggibile, quanto il suo cerchio magico.
Ma, con i nomi e le piccole formazioni politiche che circolano come contraltare di centro sinistra alla riconferma della falsa coalizione di centro destra, c’è poco da sperare, se non si sceglieranno nomi autorevoli, con una storia acclarata di fedeltà politica, con esperienza e ideologie ben chiare, non condizionabili da lusinghe di poltrone.

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