Dalla Lettera di Legambiente Ragusa ai Consiglieri comunali

È come una Lettera degli Apostoli, non è nuova, è stata inviata ai consiglieri comunali di Ragusa che stanno affrontando l’esame del Piano Regolatore, la stampa l’ha già fatta sua, ma, anche alla luce degli ultimi sviluppi sull’argomento PRG, come appunto come si fa con le Lettere dei Santi Apostoli, va riletta per attente riflessioni e per una necessaria, e si spera competente, ulteriore valutazione dello strumento urbanistico che si va a proporre.
Ormai il tappo è saltato, il PRG appare sempre di più come uno strumento speculativo di portata inimmaginabile.
Si è cercato di distrarre l’attenzione dalle più consistenti operazioni speculative con specchietti per le allodole, le aree PEEP ridotte, il parco urbano che non c’è, il consumo di suolo zero, l’edificabilità di Marina ridotta al solo turistico alberghiero.
In commissione era venuto fuori il problema degli insediamenti produttivi in area D3, c’era stato qualche timido tentativo di ridimensionare le previsioni, anche il Presidente dell’Ordine degli Architetti aveva accennato ad una riflessione sull’abnorme crescita di questo particolare del PRG, rispetto alle riunioni di concertazione, aveva parlato di ‘cambio di carte’ (Commissione dell’8 marzo, in aula consiliare, con gli Ordini professionali, streaming al minuto 1.22 NdR).
Questa lettera del Direttivo del Circolo ‘Il Carrubo’, di Legambiente Ragusa, con la solita esaustiva e competente relazione sull’argomento, toglie il lenzuolo alla realtà, verso cui tanti, ora, stanno guardando con interesse e maggiore attenzione.
Ciò avviene in un momento in cui sono saltati gli equilibri fino ad ora attentamente salvaguardati, trapelano interessi di lobby ben identificate, protezioni politiche di cui si sussurrava, sullo sfondo di precisi accordi ormai nemmeno negati, fra l’amministrazione e la maggioranza con determinati elementi delle opposizioni che sono stati catechizzati per dare una mano a Cassì e soci, intanto mettendo il numero legale al sicuro per permettere alla maggioranza di poter aprire le sedute del consiglio comunale dedicate al PRG, visto l’elevato numero di incompatibili.
In sede di approvazione dell’atto, le minoranze del ‘soccorso rosso’ potranno anche votare negativamente, forse lo faranno per salvare la faccia, ma è palese e ammesso che il ‘soccorso rosso’ sarà ripagato con l’approvazione da parte della maggioranza di precise richieste.
Le minoranze vantano che queste richieste stravolgeranno il piano, ma forse solo nelle parti che non interessano le lobby.
Per nostra opinione, passata l’ondata di maltempo, il capoluogo della provincia ‘babba’ dimenticherà tutto, come sempre è stato per i piani regolatori nel passato.
Ma non veniteci a parlare di trasparenza, di sana amministrazione, di amministrazione virtuosa, di opposizione attenta, di tutela dell’ambiente e del bene comune.

Questa la lettera del Direttivo di Legambiente Ragusa ai Consiglieri Comunali di Palazzo dell’Aquila:

Ai Consiglieri del comune di Ragusa

Dopo il dimensionamento errato delle aree a destinazione turistico alberghiero, il PRG di Ragusa continua a riservare sorprese.
Una di queste è il dimensionamento delle aree produttive D3.
Rispetto allo schema di massima del 2019 le aree D3 sono cresciute a dismisura soprattutto lungo l’asse di viale delle Americhe senza che nella relazione del PRG si trovi un’analisi che lo giustifichi.
Per queste zone non esiste una ricognizione del patrimonio immobiliare ad uso produttivo inutilizzato e il cui riuso è possibile.
Eppure formalmente il Piano ha come obiettivo, fra l’altro, quello di favorire nelle aree di sviluppo industriale dell’ex A.S.I., l’inserimento di attività commerciali e, tramite apposite convenzioni, operazioni di riconversione di insediamenti dismessi anche ai fini dell’incremento e della diversificazione dell’offerta commerciale.
Perché allora non si è seguito lo schema di massima e lo si è modificato?
Ancora più sorprendente è il fatto che passano a D3 moltissime aree che vengono definite, nella relazione generale, gravate dal vincolo di esproprio decaduto.
Tra queste anche aree pubbliche, come quella ceduta da privati per la costruzione dell’Iper Le Dune al comune di Ragusa per soddisfare gli standard urbanistici.
Speriamo che sia soltanto un caso isolato e non la punta di un iceberg. Per fugare ogni dubbio una accurata ricognizione sarebbe auspicabile.
Una decisione, quella sulle aree gravate dal vincolo di esproprio decaduto, quantomeno superficiale in quanto queste superfici non sono tutte destinate ad espropriazione. Quelle qualificati come vincoli a standard ( parcheggi, impianti sportivi, edifici di cura, zona artigianale, verde attrezzato, verde privato, infrastrutture di interesse generale attività collettivo, aree a destinazione scolastica, mercati, aree per la protezione civile ) , infatti non possono ritenersi gravati da vincolo espropriativo, ma devono intendersi come conformativi del diritto di proprietà privata in quanto realizzabili anche ad iniziativa privata o promiscua in regime di economia di mercato.
E come tali sfuggono al regime ablatorio e alle connesse garanzie costituzionali in termini di alternatività tra indennizzo e durata predefinita, non costituendo vincoli espropriativi , bensì conformativi , funzionali all’interesse generale ( Consiglio di Stato sezione IV , 16 febbraio 2022 n. 1142, Consiglio di Stato sez. II 24 ottobre 2020 n. 645, Consiglio di Stato n. 3190/2019 ) .
Sulla stessa linea si pone anche la corte di Cassazione ( Cass. 92/2021, 23572/2017, 16084/2018 ).
Viene quindi meno per queste aree la giustificazione di destinarle a D3 come compensazione per svantaggi rispetto ai diritti acquisiti.
Ma neanche per le aree con vincolo di esproprio decaduto il ragionamento che si rinviene nella relazione del PRG convince. Le aree con vincolo d’esproprio ( lenticolare o parcellizzato ) decaduto oggi dovrebbero avere una loro destinazione urbanistica in quanto con la scadenza del vincolo sono prima passate a zona bianca e poi alla destinazione che dovrebbero ricoprire attualmente.
A meno che non si vogliano indennizzare i cinque anni di vincolo preordinato all’esproprio per lucro cessante
o danno emergente con dei volumi . Ma questa è una decisione politica e non una scelta tecnica relativa ad un piano regolatore che andrebbe visto come strumento di programmazione del territorio e che dovrebbe seguire ben altri ragionamenti, come quello dell’interesse collettivo.
Sarebbe stato più opportuno destinare le aree con il vincolo conformativo a verde attrezzato o verde privato considerato che il piano è carente di nuove aree verdi alberate.
La vallata Santa Domenica cambia nome ma senza aumento del numero degli alberi; il parco Petrulli vincolato già dal PRG del 1974 rimane un’area agricola a pascolo senza alberi; i parchi Canalotti e Maulli mantengono la loro caratteristiche di aree naturali a difesa della biodiversità esistente.
L’unica area verde di nuova realizzazione come il parco agricolo urbano, o quello che ne rimane, non è sufficiente a soddisfare le esigenze della città in termini di infrastruttura verde funzionale a combattere le isole di calore sempre più frequenti.
In cambio si continua a prevedere l’autostrada Siracusa-Gela, assolutamente inutile per il territorio che distruggerà circa 100 ettari di macchia mediterranea impermeabilizzando nuovo suolo.

Ragusa 09/03/2024

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