Di Maio a Ragusa, nel suo discorso ad attivisti e simpatizzanti cita solo Antonio Tringali

In una delle giornate, di certo, più difficili del Movimento 5 Stelle, e di Luigi Di Maio in particolare, il Ministro degli Esteri fa i salti mortali per non perdere l’appuntamento con il capoluogo.
Dal giorno prima in Sicilia, in provincia di Caltanissetta, il capo politico del Movimento di Peppe Grillo, lascia, all’improvviso l’isola e torna a Roma dove, già alle 8.30 del mattino di sabato, era nell’albergo dove alloggiava Grillo. Il vertice, atteso ma improvviso, scaturiva dalla necessità di assumere una posizione ferma contro tutte le voci scaturite dal responso della piattaforma Rousseau, attraverso la quale la base del Movimento, invero una porzione assai circoscritta, aveva decretato candidature indipendenti per le regionali di Emilia e Calabria, sconfessando di fatto, la linea del capo politico che propendeva per liste di appoggio al candidato del PD.
Una scelta non indifferente, anche per le future sorti del governo, dal momento che liste indipendenti indeboliscono il candidato PD nella lotta all’ultimo voto contro la Lega, ma soprattutto determinante per le sorti del capo politico contro cui lotta una frangia, ormai non di poco conto, dei grillini.
Per molti, la figura di Di Maio esce sconfitta dalla risposta della base e va rivisto il suo ruolo, con doppio incarico di capo politico e Ministro.
Fino a metà mattinata, si pensava che Luigi di Maio fosse costretto ad interrompere il tour siciliano, invece le prime indiscrezioni sulla posizione di Grillo facevano capire che un ritorno repentino non era impossibile, come poi avvenuto.
Come avviene spesso in politica, una giravolta da grande artista e Beppe Grillo se ne esce con queste dichiarazioni, a Roma: “Tu il coraggio ce l’hai, non possiamo continuare a fare dei Facebook con uno contro l’altro, che si dice questo qua va bene e non va bene. Le situazioni devono essere chiare: il referente è lui, il capo politico è lui, io ci sarò un po’ più vicino, quindi non rompete i c…ni, fatemi la cortesia, sennò ci rimettiamo tutti”.
Lo dice Beppe Grillo durante l’incontro con Luigi Di Maio in un video postato su Facebook.
“Quando parlo di progetti insieme con la sinistra parlo di progetti alti, bellissimi. Sui trasporti, su come costruire le cose, su cosa è la città… È un momento magico”, afferma Grillo nel video.
“Avete scelto questa votazione, in Emilia-Romagna ci andiamo per beneficenza. Come dai un euro a uno” per beneficenza, “non puoi dare un piccolo voto anche a noi per beneficenza? Così magari facciamo da tramite tra una destra un po’ pericolosetta e una sinistra che si deve formare anche lì”.
Quanto allo stato del Movimento, “non possiamo essere gli stessi, è sbagliato essere gli stessi, pensare come eravamo. Eravamo una meraviglia, con un manager che organizzava, un pazzo sul palco”.
“Avere nostalgia del passato – prosegue il fondatore – è sbagliato. Io sono euforico, dobbiamo essere straordinariamente euforici, c’è da riprogettare. Cosa è di meglio che riprogettare l’economia, l’energia, dove vanno i rifiuti”.

In sostanza, Grillo ignora la decisione della base, si andrà sì con liste indipendenti, ma l’alleanza con il PD non si tocca, il governo con il PD non si discute, ma, soprattutto, il capo politico, almeno per il momento, è e resta Luigi Di Maio.
Se questa è una scelta a tempo, oppure sarà una linea destinata a durare, ce lo diranno gli eventi, in particolare quelli elettorali, del prossimo futuro.

Non entriamo nel merito delle scelte dei vertici del Movimento e sulla disattenzione rispetto a quanto indicato dalla base, nel Movimento è una cosa quasi ordinaria.
Veniamo, allora, a Luigi Di Maio che arriva a Ragusa, dopo una visita alle zone alluvionate di Ispica, dove lo attende un discreto gruppetto di attivisti e simpatizzanti.
Non sono più i tempi delle campagne elettorali per le comunali, quando lo stesso Di Maio riempiva le piazze iblee come faceva Grillo, ma considerate esperienze come quella di Pozzallo, in occasione di una visita alla Capitaneria di Porto, quando un incontro con la città si dovette trasformare in un caffè al bar, fra quattro attivisti e due simpatizzanti, ieri è andata anche bene.
A fare ala al capo politico con fresca e rinnovata fiducia del leader, il viceministro Cancelleri, reduce dal tavolo tecnico della mattina, in Comune, sulla Ragusa – Catania, Stefania Campo, gli onorevoli Lorefice e Scerra, il senatore Pisani.
Un evento, maggiore della presenza di Di Maio, quello di avere al cospetto di attivisti e simpatizzanti, in un incontro pubblico, i parlamentari nazionali del collegio, a molti del tutto sconosciuti.
La venuta di Di Maio per far sentire la vicinanza del Movimento 5 Stelle dopo le lagnanze del sindaco di Ispica che aveva criticato una maggiore attenzione per le zone del nord, colpite dagli eventi atmosferici.
E su questo tema si soffermano l’introduzione della Lorefice e l’intervento di Stefania Campo che mette in evidenza le criticità di un territorio dove lo scempio ambientale è di casa, da Marina di Acate al fiume Dirillo, con danni ambientali e alla salute provocati dall’abbandono indiscriminato di plastica contaminata.
Poi il solito ventaglio di cifre erogate e da erogare per le zone colpite, 10 milioni, 8 della protezione Civile, 3 milioni e800mila stanziati subito, altri 30 che arriveranno per Licata.
Poi la recita sullo stato dell’arte dell’iter della Ragusa – Catania che viene propinato come sulla dirittura di arrivo, con condimento di CIPE, preCIPE, sblocca cantieri, commissari, ANAS, progetti definitivi e progetti esecutivi.
Poi Di Maio accenna ad una difesa, che invero non si può discutere, sul fatto che la gente pretende dai grillini, dopo 18 mesi di governo, quello che di danni si è accumulato in almeno 30 anni, addirittura c’è chi vorrebbe spacciare il disastro esistente in Italia come causato dai 5 Stelle.
Da lì una sequela di flash sulla sanità malata, sui fondi che vengono stanziati per darli in mano agli stessi manager nominati, a livello regionale, dalla vecchia politica, sui grandi evasori fiscali, sulla questione dei vitalizi, vantando le misure fatte approvare, come quota cento o il reddito di cittadinanza, o i nuovi metodi di intercettazione per scardinare la corruzione dilagante e reati finanziari di vario tipo.
Poi, il passaggio più importante del pomeriggio, l’ammissione di aver perduto il contatto con la gente, con la significativa unica citazione di Antonio Tringali per il suo impegno sul territorio, e la battuta finale, invero pronunciata ore prima a Roma, dopo la fine del colloquio con Beppe Grillo: “proveremo a cambiare tutto, chi ci vuole male ci troverà in piedi fino all’ultimo momento”, le uniche parole trascinanti e coinvolgenti di un discorso che, invero, ha deluso nei contenuti.
Avremmo voluto sentir parlare della politica nazionale, dell’accordo con il PD, del responso dei sondaggi e delle strategie sui territori per tentare di modificarli, avremmo voluto sentire, da un leader che sostiene l’alleanza 5 Stelle-PD, un incitamento per le forze di opposizione al governo regionale.
L’unica nota positiva dell’appuntamento, la foto che pubblichiamo, vedere insieme, a stretto contatto, Federico Piccitto, Antonio Trinagli, con il nuovo rappresento da Sergio Firrincieli, potrebbe servire, se c’è una vera inversione di tendenza e sono sincere le ammissioni sul perduto contatto con la gente, a dimenticare i ‘tradimenti’ di un passato non lontano che ancora brucia nell’animo di attivisti e simpatizzanti.
Ripartire da Piccitto e da Tringali, con la preziosa collaborazione di Stefania Campo, con l’impegno di tutti di evitare di pensare a sistemare in politica prima gli amici, è l’unica carta da giocare per una rinascita del Movimento, in città e sul territorio.
Altrimenti è meglio cambiare partito, per tutti, se non ci sono garanzie di correttezza nei rapporti politici, carenza che Di Maio e Cancelleri hanno fatto sentire troppo a Ragusa.

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