…e alla fine arrivò il dolce !

Dopo la scorpacciata di comunicati e di commenti su PRG, su progetti culturali, su ecomuseo, con l’anteprima dei dati sulle presenze al Castello di Donnafugata, nel primo mese dell’anno in corso, arriva il ‘dolce’ con una nota che vorrebbe essere esaustiva a proposito di Museo del Costume e collezione che là dovrebbe essere ospitata.
Sì, perché da padrona di casa – ci dicevano che i vestiti dovevano tornare dove erano stati, per anni, negli armadi di casa Arezzo – la collezione di abiti d’epoca, acquisita dal Comune di Ragusa, nel 2014, sembra dover chiedere ospitalità nella sua dimora naturale. Ma di questo vedremo fra poco.
Come abbiamo accennato in altra parte del giornale, insolito profluvio di comunicati in vista di una commissione cultura convocata, senza gettone di presenza, direttamente al Castello, per parlare di Castello, di Parco, di Museo e di collezione.
Forse il tentativo era quello di tenere lontani occhi e orecchi lontani dal Castello, rendendo superflua la visita, ma la nota non è per nulla esaustiva rispetto agli interrogativi più volte sollevati sul Castello, sul Parco, sulla collezione, sul Museo del Costume che ora viene derubricato a comune sede espositiva, sia pure di livello.
Una visita al Castello per la seduta di Commissione Cultura, alla quale aveva assicurato la sua presenza anche il nuovo assessore Arezzo, era anche l’occasione per capire le gerarchie fra Sindaco, Assessore, manager ed esperti vari di cui è pieno, di questi tempi, il Comune.
Una occasione per capire le priorità del nuovo assessore, le sue politiche, il suo progetto culturale, la sua posizione di fronte all’impalcatura esistente che, finora, si è rivelata lenta e ingessata, non adeguata alle esigenze della città e di un progetto culturale degno di questo nome e in linea con le aspettative del Sindaco.

Dicevamo, quindi, di una nota sulle presenze da record a gennaio 2020, mese che ha fatto registrare il maggior numero di visitatori da quando il Castello di Donnafugata è stato aperto al pubblico. Un incremento di visitatori di ben 900 unità, pari al +59%, rispetto allo stesso mese nel 2019.
Nessun cenno alle somme incassate nel mese, la media mensile, l’introito totale del 2019, la destinazione delle somme incassate.
Senza dubbio un buon segno, che dovrebbe spingere a premere sull’acceleratore, perché se si ottengono questi risultati con il parco in abbandono ed esponendo solo parte della collezione, è lampante quello che si dovrebbe fare

Più interessante la nota che dà notizia dell’ultimazione dei lavori nei locali destinati ad accogliere il Museo del Costume
In proposito, il Sindaco ha dichiarato:
“La conclusione di questo percorso, a lungo attesa, è stata sin da subito tra i nostri obiettivi, ed è opportuno allora fare il punto sul Museo del Costume, dati alla mano.
La Collezione Arezzo di Trifiletti di tre secoli di moda, acquistata dal Comune negli anni scorsi per 250.000€ e oggetto di un intervento di restauro suddiviso in 4 blocchi costato all’Ente 14.200€, è formata da ben 2.782 elementi, tra abiti e accessori, per come certificato da inventario regionale e verificato, elemento per elemento, da personale comunale e della Sovrintendenza di Ragusa.
Una collezione seconda solo a quella degli Uffizi e che fu protagonista del G7 tenutosi all’Aquila nel 2009 con l’abito della Ciaceri esempio delle migliori produzioni del made in Italy.
Luogo di esposizione e deposito della Collezione sono i bassi del Castello, che costituiscono appunto il Mu.De.Co. e che è nostra intenzione ora aprire a spazio polivalente: abiti e non solo, con il recente bando per accogliere in questo spazio anche opere d’arte di livello internazionale, inserendo Ragusa nel circuito delle grandi mostre.
I lavori di recupero dei bassi costarono €250.000 e furono ultimati il 26 maggio 2016, con l’inserimento di un’area deposito, inizialmente non prevista, in cui la Collezione è conservata in contenitori e in ambiente idonei secondo i canoni previsti dal disciplinare museotecnico.
Successivamente sono stati istallati impianti di deumidificazione e condizionamento per € 99.000, lavori ultimati l’11 novembre 2018.
Negli ultimi mesi è stato realizzato l’impianto di videosorveglianza per €14.500,00 e ulteriori lavori di finitura e completamento per € 9.000,00”.

Dalla nota emerge che, fino a questo momento, sono stati spesi circa 640.000 euro, al netto dei compensi, dal 2015, per l’architetto Iacono e per il personale che si occupa della collezione, ma dopo sei anni dall’acquisto, finora, si è visto ben poco e, soprattutto, non ci sono risposte sul numero effettivo di abiti della collezione, al netto degli accessori e in grado di essere esposti.
Si dovrebbe anche capire perché, dalla fine dei lavori, a novembre del 2018, nulla si è saputo sulle scelte dell’amministrazione, mentre ora c’è la decisione di trasformare i locali del Museo in spazio polivalente.
Quando si potrà vedere la collezione esposta e in quali dosi? Sarà una esposizione permanente oppure sarà il giocattolo dell’architetto Iacono da montare e rimontare a piacimento, e di chi ?
Quali saranno i costi a regime, compresi quelli del personale necessario?
Sembra che la convocazione di una seduta della Commissione Cultura resti di necessaria attualità, anche perché ci sono da verificare le condizioni del Castello, l’opportunità di pensare ad un recupero di altre stanze delle 100 ancora non restaurate, oltre a dover pensare ad una riqualificazione del Parco con adeguati programmi di manutenzione, al fine di rendere fruibile l’area per la collettività e per i tanti turisti e visitatori.
Per non dire che numerose sono le sollecitazioni che arrivano da più parti per conoscere la sorte delle scelte per il centro storico, cosa fare dell’area dell’ex cinema Marino, cosa fare della ex biblioteca, cosa fare dei locali, di recenti affittati, dell’opera Pia.
Molti consiglieri comunali ricevono richieste di notizie sulla progettata Fondazione Teatrale e attendono che il nuovo assessore alla cultura esprima il suo pensiero su tanti temi attinenti la cultura e i beni culturali.
Forse non basterà una sola seduta per soddisfare la sete di notizie per un settore che, a quanto pare, è fra quelli che stanno maggiormente a cuore alla collettività.

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