Emergenza in casa del Partito Democratico

Necessario che i vertici del partito adottino misure definitive per evitare che anche una seconda componente politica del consiglio comunale vada a finire su ‘Striscia la Notizia’
Come vedremo presto in altra parte del giornale, l’ordine del giorno dei consiglieri D’Asta e Chiavola, presentato in Consiglio comunale, nella seduta di venerdì 20 gennaio si è trasformato in un disastro per il Partito Democratico e per molti dei suoi esponenti, soprattutto per le critiche che sono state inoltrate senza ritegno e senza alcun rispetto istituzionale.
Un partito che non esiste da un punto di vista organizzativo, che non è riuscito a radunare nemmeno 40 persone per una piccola manifestazione di piazza, che vede dissentire, sia dal flash mob, sia dall’ordine del giorno in questione il terzo consigliere comunale e i vertici cittadini che, con argomentazioni esclusivamente politiche avevano bollato come controproducente l’iniziativa della mozione di sfiducia, oltre che destinata a fallire per l’impossibilità prevista di non raccogliere i consensi necessari.
Esiste, però una emergenza dello stesso partito che esige misure drastiche e definitive per non provocare ulteriore discredito e per evitare, poco ci manca, che si vada a finire, di nuovo, su ‘Striscia la Notizia’.
Se la prima leggendaria apparizione sul TG satirico è stata dedicata alla discepola di un ex assessore, consigliera comunale dissidente del Movimento 5 Stelle, poco importa alla città per i personaggi e le sigle protagoniste che, di certo non rappresentano la città né una parte autorevole della stessa, nonostante gli strenui tentativi di farsi spazio sulla stampa di favore con comunicati e lettere a ripetizione.
Ma se ci va a finire il Partito Democratico la cosa cambia perché si offre all’Italia intera una immagine che non è quella della comicità di turno ma di una città dove il primo o secondo partito d’Italia è nel pallone totale.
Pensavamo che ci si rifugiasse, per qualche giorno, in un dignitoso silenzio riparatore, invece nemmeno il tempo di recuperare le forze dopo la lunga seduta, alla quale abbiamo assistito.
Arriva un comunicato intanto firmato PD Ragusa, ma dopo verifica con il vertice del PD cittadino, si apprende che lo stesso non ha inviato nulla.
Una attenta lettura della mail ci svela che il mittente elettronico è Mario D’Asta, nel testo si legge che si esprimono “i rappresentanti del Pd di Ragusa, gli stessi che erano in conferenza stampa l’altro giorno”, quindi D’Asta, Calabrese, Francone, Lauretta.
Dopo che quasi tutte le opposizioni hanno spiegato i motivi del dissenso dalla presentazione della mozione di sfiducia, in maniera chiara ed equivocabile, i sottoscrittori della nota, prendono atto che certa opposizione, sacrosanta e legittima non intende avviare le procedure per costruir, e un percorso che porti alla sfiducia del sindaco. Auspicano, allora, un’altra battaglia, a viso aperto, in Consiglio Comunale, forse per autoflagellarsi ulteriormente.
L’ordine del giorno è stato sonoramente bocciato dalle opposizioni e dai grillini, ma questi esponenti del PD non se ne fanno una ragione e vogliono dimostrare di non stare attaccati alle poltrone (ma quali ndr?)
Ancora una volta si parla di legge elettorale che avrebbe provocato la distribuzione anomala dei seggi e non si fa riferimento alle scelte sbagliate, in maniera epocale, da Calabrese, Dipasquale e Cosentini, che forse tanto sbagliate non furono ma, piuttosto frutto di strategie attentamente studiate che esclusero, scientificamente, buon parte della vecchia politica, una operazione chirurgica di potatura per la quale, forse, senza che nemmeno gli stessi rami si stiano rendendo conto, si sta procedendo alla seconda fase.
Qualcuno, infatti, pensa che dietro questa azzardata iniziativa della mozione di sfiducia ci possa essere una regia attenta che vuoel mandare allo sbaraglio determinati personaggi per stroncare le ambizioni elettorali prossime.
Per gli estensori della nota il siondaco sarebbe sfiduciato in città e dai sondaggi.
Non affrontare il tema della mozione di sfiducia significherà assistere ad altri 16 mesi di malgoverno, di una amministrazione che non ha più i numeri, già a cominciare dal prossimo bilancio di previsione.
Ma c’è chi ribatte, all’interno del PD, che non sarebbe migliore una gestione commissariale, con un commissario inviato da Crocetta, quindi di area PD, che si troverebbe a fare il parafulmine delle istanze della città, alla quale non potrebbe rispondere, facendo acquisire credibilità ai grillini.
Si insiste, in una maniera che appare anche preoccupante, sulla necessità della mozione, senza spiegare come trovare almeno i 5 voti olte i quindici delle opposizioni, senza preoccuparsi che molti soggetti hanno apertamente dichiarato che non è certa la loro adesione all’iniziativa, anche dichiarandolo in aula.
E sulle macerie di una opposizione che ormai supera anche l divisioni del PD, gli autori della nota intravedono momenti di unitarietà ai quali il PD (ma quale PD ?ndr) rimarrà fortemente ancorato.
“Frasi preoccupanti per la lucidità degli autori: “Da questo momento in poi, riprenderemo, assieme al resto delle opposizioni, a costruire un’alternativa credibile all’attuale Giunta Piccitto. Visto che i consensi per l’esecutivo continuano a scemare”.
E la conclusine non è da meno, anzi, forse, più preoccupante: “A questo punto, – continuano i rappresentanti del Pd – non ha senso alcuno presentare la mozione di sfiducia, così come avevamo già annunciato.
Nessun fallimento e nessuna sconfitta. Tutt’altro.
La mozione, infatti, non è stata presentata. Piuttosto una presa d’atto di determinati percorsi”.
Tanto sottolineamo perché questi soggetti, come più volte asserito e come confermato testè, si pongono come alternativa credibile all’attuale Giunta.

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