Plauso dell’associazione Confimprese per l’iniziativa del presidente territoriale di Confimprese, Peppe Occhipinti, che ha voluto organizzare, a proprie spese, nel suo locale, una serata musicale.
Una iniziativa che avrebbe visto un certo movimento in piazza e che l’associazione pensa di riproporre con una opportuna sinergia tra pubblico e privato.
Soddisfatto e ottimista Salvo Scollo, componente del direttivo di Confimprese: un ottimo segnale la presenza di tanta gente, essendo, da tempo, il centro storico abbandonato al suo destino, nonostante i tantissimi proclami e le promesse d’impegno.
Innegabile che serve un dialogo fra istituzioni e privati per il rilancio del centro storico, con attenzione ai particolari per il decoro urbano, la sicurezza e la salvaguardia del patrimonio immobiliare, e già si pensa agli eventi natalizi, a necessari eventi culturali e artistici.
Ma vorremo che non si facesse confusione e si fissassero le giuste distanze fra rivitalizzazione del centro storico, sviluppo delle attività commerciali e sostegno a quelle esistenti, con un occhio alla programmazione di eventi culturali e di spettacolo.
Perché Confimprese, è noto, privilegia gli interessi del settore della ristorazione, che anima il centro storico solo nella serata e, segnatamente, attorno alla piazza San Giovanni.
Ben vengano sostegni alle imprese esistenti, va considerato lo sforzo che hanno fatto e continuano a fare quelli che hanno accolto la sfida di operare in un centro storico non certo invitante per investire, ma si tratta di materia delicata, destinata non ad un solo settore e non alle imprese di una porzione ristretta della città.
Rivitalizzare il centro storico significa animarlo, prima di tutto, a tutte le ore del giorno, servirebbe un fast food e caffè-pasticcerie aperti fino a tardi, per passare semplicemente il dopo cena, negozi e attività commerciali per ripopolare vie come corso Italia, corso Vittorio Veneto, via Sant’Anna, ma centro storico deve essere considerata pure la zona del viale Ten. Lena e della piazza del Popolo.
Appuntamenti culturali e spettacoli fanno parte già della programmazione di questa amministrazione, si potrà eccepire il livello delle manifestazioni non sempre di livello, parallelamente occorre non dimenticare Ragusa Ibla che, commercialmente, sembra sulla strada di un lento declino come appeal, perché sarebbe specioso riempire un bicchiere svuotandone un altro.
Il problema è che a Ragusa c’è troppa richiesta per interessi particolaristici, di settore, di categoria, incuranti dell’interesse comune, troppa richiesta di sinergia, di concertazione, di tavoli di confronto.
Se si pensasse che il 50 % della gente non si interessa e che il 63% di quella che è andata a votare si è espressa decisamente a favore dell’attuale sindaco, democrazia vorrebbe che il sindaco e la sua giunta decidano su ogni questione e fra cinque anni se ne riparla, tenuto conto che per questo secondo mandato la gente non ha scelto a caso ma ha approvato quanto fatto (o non fatto) nei 5 anni precedenti.
A Ragusa non si può più vivere, associazioni di categoria, associazioni datoriali, ordini professionali, comitati cittadini, tutti con istanze diverse e, spesso confligenti, come nel caso di Ibla. Fateli lavorare, anche se chi scrive è convinto che andrà sempre peggio.
