Forte presa di posizione dell’on.le Digiacomo contro chi non vede l’aeroporto di Comiso

È stato il Presidente dell’ENAC, Riggio, a scatenare il putiferio con le sue dichiarazioni che avrebbe rilasciato al Giornale di Sicilia: troppi 4 aeroporti in Sicilia, basterebbero Palermo e Catania con due sole società di gestione che dovrebbero inglobare Comiso e Trapani.
La mancanza di autorevolezza della classe politica locale può permettere ad un esponente della primissima repubblica, collocato, al tramonto della sua carriera politica, su uno dei soliti carrozzoni italiani, di proporre le sorti di interi territori.
Riggio non vede futuro per i due scali minori, come emergerebbe anche dai bilanci che testimoniano difficoltà di pareggio per scarso numero di passeggeri.
Si pagani le scelte provinclalistiche di far cadere l’aeroporto di Comiso in mani siciliane, nel tentativo estremo di poterci mettere mano, invece di affidarsi a società del nord che non avrebbero guardato in faccia nessuno.
Così la SAC di Catania, che controlla l’aeroporto etneo e quello di Comiso tramite la Soaco, riserva tutte le attenzioni per lo scalo di Catania e lascia le briciole per Comiso che, d’altra parte, come vertici non ha avuto e continua a non avere personaggi autorevoli in gradi di influenzare le scelte di Sac, più disponibili al compromesso per mantenere le poltrone che intenzionati a dichiarare guerra al controllore dello scalo casmeneo nel più totale silenzio della classe politica locale che assiste impotente al mancato decollo di Comiso e del territorio circostante.
Per Riggio gli aeroporti non hanno influito sull’aumento dei turisti in Sicilia, per migliorare i flussi servono infrastrutture, alberghi e strade, si può permettere di affermare tutto quello che vuole in presenza di politici che di turismo hanno dimostrato di capire ben poco, anche fra le forze nuove, quelle che dovrebbero fare la rivoluzione anche nel settore turistico.

Chi non la prende bene per le dichiarazioni di Riggio è l’on.le Digiacomo che si considera il padre dell’aeroporto e non è assolutamente intenzionato a concedere spazi sullo scalo di casa.
Forti le sue rimostranze: “Gli strali di Vito Riggio sugli Aeroporti siciliani sono come le febbri malariche: periodiche e non letali (per fortuna)”.
“Dico aeroporti siciliani- precisa Digiacomo – anche perché mi pare che con le altre regioni la sua mano sia più leggera, ma può darsi che mi sbaglio. Può essere che Riggio sia altrettanto severo con Umbria, Campania, Trentino e io non ne sia informato.
Ma, si sa, noi siamo il muro basso. Tuttavia mi pare il caso d’informare il presidente dell’Enac, che sarebbe auspicabile che privatizzasse Catania, ancora in mano a enti pubblici che certo un ruolo devono avere nella gestione, ma non di management, anziché profondersi in queste stucchevoli previsioni di sventura che gli sento fare da anni e che ormai non sortiscono altro effetto se non – ironizza Digiacomo – la tradizionale ‘mano tra le gambe’.
Proceda autorevolmente, invece, nell’intimare alla SAC la privatizzazione della società di gestione e poi vediamo se l’imprenditore privato chiude Comiso o non lo valorizza adeguatamente!
Ma sia chiaro, se non lo fa Riggio andiamo noi all’anticorruzione e vediamo se si può fare morire un aeroporto costruito e gestito con soldi e capitali pubblici senza risponderne patrimonialmente.
Nell’immediato, oltre a proteggere Comiso con le unghie e con i denti da questi attacchi scriteriati, siamo impegnati su un altro versante cui ci aveva vincolato la comunità europea e che sembra non interessare nessuno: a Comiso noi costruiremo la più grande area Cargo del Mediterraneo, per dare risposte concrete e positive a uno dei territori europei più vocati, per produzioni e posizione, ad adempiere a questo ruolo”.

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