di Cesare Pluchino
Ormai latitanti uomini e idee del partito di Berlusconi
Ci eravamo abituati, ormai, a vedere Forza Italia ai margini dello scenario politico nazionale, dominato, al momento, dal Partito Democratico, pur con un Renzi in netto calo di consensi, dall’onda, sempre montante, del Movimento 5 Stelle e dall’astro nascente, che, però resta sempre nascente, di un nuovo centro destra a trazione leghista salviniana.
Forza Italia si reggeva solo sulle ondivaghe elucubrazioni mentali di Berlusconi, negli ultimi tempi sempre più condizionate da questioni personali e delle aziende di famiglia.
Il resto del partito, in tutta Italia, è allo sbando totale, impegnato di più con questioni riguardanti affitti e bollette della luce.
In Sicilia, dove nonostante la presenza di un uomo dell’establishment berlusconiano non si è affermata nessuna vera leadership, si avverte maggiormente la latitanza del partito che non riesce a svincolarsi dalle rivalità interne, come a Ragusa, dove la nomina di tre reggenti, in rappresentanza delle rispettive aree di partito, è riuscita solo ad acclarare un immobilismo che rasenta la rappresentazione dell’incapacità a gestire anche solo un piccolo partito che, alle ultime amministrative ha racimolato un vergognoso 6,5 % corrispondente al misero bottino di soli 2.306 voti e che alle europee ha preso meno della metà dei voti del Movimento 5 Stelle.
Nemmeno in Consiglio Comunale, a Ragusa, dove, per l’eliminazione dei monogruppi, il partito aveva ingrossato le file con gli autorevoli ingressi di LoDestro e Mirabella, si nota la presenza di Forza Italia, meno che mai determinante anche nel panorama frastagliato delle opposizioni consiliari, con un silenzio prolungato, che sembra, quasi, imposto dall’alto come per sancire la scarsa valenza dell’opposizione fino ad ora portata avanti in consiglio.
Un dato estremamente negativo è quello, riportato anche dalla stampa regionale, di una arrendevolezza delle truppe berlusconiane di fronte all’ormai inevitabile ascesa del Movimento 5 Stelle che, senza ormai nascondere la cosa, aspira al governo della regione. Fino a quando la sensazione di impotenza era data da un PD allo sbando, in Sicilia, come in altre parti d’Italia, c’era qualcuno che confidava in una sorta di rinascita del centro destra, ora che anche autorevoli quotidiano regionali riportano notizie di un partito alla ricerca di un candidato esterno, della società civile, alla Presidenza della Regione, c’è il segnale della fine.
Come ha fato rilevare Pietrangelo Buttafuoco, sul ‘Fatto’, emerge un attaccamento alla poltrona anche degli esponenti del centro destra che si sono ben guardati, per esempio, dal seguire le orme di Ferrandelli, del PD, dimettendosi dall’ARS.
La ormai imminente battaglia di primavera vede solo parole vuote dei maggiori esponenti di Forza Italia, impegnati, mentre la casa brucia, in fasi di studio e di riflessione, oltre che di confronto, per realizzare un programma che trovi la sufficiente base di motivazione di un popolo elettorale da ritrovare.
Politichese che fornisce solo l’idea di come le batterie siano all’esaurimento, in una situazione di confusione generalizzata, dove quelli che dovrebbero rappresentare le figure apicali della formazione politica sono impegnati in traccheggi politici finalizzati a obiettivi di piccolo cabotaggio, come candidature a sindaco.
La più deprimente e insulsa indiscrezione che viene dal fronte berlusconiano, anche in ambito locale, è quella della possibilità di dare vita a liste collegate tra loro che siano, però, prive di simboli politici.
Un modo per disinnescare la protesta interna e arginare il progredire di un Movimento 5 Stelle, nell’incapacità conclamata di controllarne e arginarne l’ascesa.
Strategie tutte da verificare per una possibilità, lontanissima, di dialogare con i pentastellati e pescare voti, trasversalmente sui territori.
