Se la partita per le regionali si vince sui personaggi di supporto, Forza Italia e il centrodestra hanno già vinto: in aiuto di Giancarlo Cancelleri è andato Salvatore Corallo, lasciando la poltrona di assessore ai lavori pubblici del Comune di Ragusa e sedendosi al volante della sua vetturetta elettrica per il tour #ATUTTASICILIA, a sostegno dell’amico compagno di movimento, candidato alla presidenza della regione siciliana.
Dal momento che noblesse oblige, ben diverso è il destino di un altro candidato, questo eccellente, per il quale si muove direttamente Silvio Berlusconi in persona. E intende farlo alla grande.
Il Cavaliere, stando alle ultime notizie dell’edizione digitale del Corriere della Sera di sabato 19 agosto, vorrebbe mettere in atto un coup de théatre e dare vita ad una campagna elettorale mai vista.
Lo sanno tutti che dall’esito delle regionali dipenderà il futuro dei governi nazionali, l’esito della partita è troppo importante, solo le sinistre, in stato comatoso, non lo hanno capito.
La partita, presumibilmente, si giocherà fra centro destra e grillini, con gli altri candidati relegati al ruolo di comparse.
Silvio Berlusconi avrebbe intenzione di passare un mese in Sicilia, per un altro tour, dopo quello di Cancelleri e quello, di tono minore di Davide Faraone.
Base a Palermo, in una residenza ancora tutta da identificare, per le irrinunciabili caratteristiche di sicurezza, comodità e lusso che non potranno mancare, per girare l’isola in lungo e in largo.
Pare che ci siano contatti giornalieri con Gaetano Armao, uomo da sempre vicino alle posizioni del centro destra, che il Cavaliere ha identificato come candidato ideale nella corsa verso Palazzo d’Orleans.
Più convinto di tutti che il voto siciliano sia decisivo per gli equilibri nazionali, il capo di Forza Italia appare rigenerato in questo finale di stagione nel quale vuole rientrare definitivamente in politica attiva, alla grande.
Si vogliono ripetere i successi del 1994, del 2011 e del 2008.
Dopo il trio Cancelleri, Di Maio, Di Battista, vedremo su palchi di ben altra portata il trio Berlusconi, Miccichè, Armao.
Elementare la mossa di spostare i riflettori dai 5 Stelle che, in effetti, per sfruttare le piazze estive affollate hanno, forse, anticipato troppo i tempi, considerati anche o favori del pronostico che li vedevano sicuri vincitori.
La candidatura Armao non è ancora ufficiale, ci sono le resistenze degli azzurri che tifano per Musumeci, fattore che terrebbe dentro anche Salvini e la Meloni, ma la candidatura del leader siciliano della destra non è apparsa mai solida mancando un convinto appoggio di tutto il centro destra.
Appare chiaro anche che senza un passo indietro di Musumeci il cammino solitario di Forza Italia sarebbe più difficile, ma il ricordo del 61 a 0 e l’intervento diretto di Berlusconi costituiscono elementi determinanti per potersi permettere di pensare alla vittoria.
Restano da chiarire, come per altri candidati, quali saranno le componenti del cerchio magico che affiancheranno i candidati, potenziali eletti: soprattutto per quanto riguarda Forza Italia ci sarà da vedere se verrà messo in atto il tanto auspicato rinnovamento, soprattutto di uomini, oppure, come sembra, ci sarà un ritorno di galoppini, faccendieri, portaborse e nullafacenti dei tempi d’oro, soprattutto localmente dove la situazione non sarà facilmente controllabile dal candidato presidente.
Ma chi è il nuovo pupillo di Berlusconi, l’uomo che dopo un incontro ad Arcore, dove è stato introdotto da Gianfranco Miccichè, è riuscito, in così breve tempo, ad impressionare il Cavaliere ?
Docente di diritto amministrativo ed ex assessore regionale nel governo Lombardo, Gaetano Armao è l’ultimo degli indignati e ne ha fatto la sua sigla politica.
La sua lista, l’Unione dei siciliani indignati, si fonda sull’autogoverno, raccoglie consensi e punta a formare una classe dirigente in grado di governare la Regione.
Grazie a una serie di dossier e a proposte concrete per il futuro della Sicilia, Armao sembra aver superato l’ex deputato di An, Nello Musumeci, nelle preferenze di Berlusconi per la candidatura alle regionali col centrodestra.
Dal punto di vista professionale, il docente universitario ha un curriculum ricco di master, specializzazioni e riconoscimenti. La sua biografia, sul sito ufficiale, è scritta prima in inglese e poi in italiano, ed è introdotta da una citazione di Luigi Sturzo.
Nato a Palermo nel 1962, consegue, nel 1988, l’abilitazione all’esercizio della professione di procuratore legale alla Corte d’Appello di Palermo.
Cinque anni dopo lo troviamo in Inghilterra, dove svolge un periodo di ricerca alla London school of economics and political science-Law department e all’Institute of advanced legal studies-university of London. Poi studi Harward law school di Boston, negli Stati Uniti.
Dal 1996 è docente di diritto amministrativo nella facoltà di scienze politiche nelle Università di Palermo ed Enna.
Armao s’avvicina al mondo della politica nel 2001, quando viene nominato consigliere giuridico dal governatore della Sicilia, Totò Cuffaro, eletto con l’Udc.
Dal dicembre del 2001 sino al 2002, il docente siciliano svolge lo stesso compito di consigliere giuridico anche per il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, esponente di Forza Italia.
Il nome e il curriculum di Armao iniziano a girare nei corridoi romani.
Il primo incarico nella capitale è datato 2002. Il ministro per gli Affari regionali del secondo governo Berlusconi, Enrico La Loggia, s’avvale della consulenza di Armao sempre in qualità di esperto giuridico.
Dopo essere stato nominato consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa per il settore degli appalti, nel 2005 assume la carica di coordinatore della Struttura centrale di supporto all’organo di missione della presidenza del Consiglio dei ministri Pari opportunità delle Regioni d’Europa (Pore).
Nel 2009, dopo anni trascorsi nei palazzi della politica come consulente e consigliere, arriva il primo incarico amministrativo. Di una certa rilevanza. Armao viene nominato assessore ai Beni culturali e, successivamente, responsabile del Bilancio della Regione Sicilia dall’allora governatore, Raffaele Lombardo, leader del Movimento per le autonomie (Mpa).
Dopo l’esperienza nell’esecutivo regionale della Sicilia, Armao ha ripreso la sua attività di docente universitario, senza però abbandonare la politica.
Nel 2015, l’ex assessore s’è messo in proprio. E ha fondato il movimento Sicilia nazione, un soggetto autonomista che, nel simbolo, riportava la scritta Trinacria, antico nome della Sicilia.
La nuova sigla aveva un obiettivo ben preciso: destituire Crocetta, “perché nella storia della Sicilia non c’è mai stato un presidente così antiautonomista”.
Pur mantenendo un profilo civico e tecnico, Armao, lo scorso gennaio, è stato il primo esponente a candidarsi per le regionali in quota centrodestra col Movimento nazionale siciliano, un contenitore che raccoglie autonomisti, indipendentisti, sicilianisti e movimenti civici.
In aprile, il commissario siciliano di Forza Italia e plenipotenziario di Berlusconi nell’isola, Gianfranco Micciché, aveva aperto alle primarie del centrodestra, cui avrebbero dovuto partecipare lo stesso Armao, Musumeci e l’esponente di Noi con Salvini, Angelo Attaguile. Berlusconi, però, sul più bello aveva bloccato tutto in favore di una candidatura unica e unitaria.
Candidatura che, in un primo momento, pareva orientata su Musumeci. Le cose, però, si sono complicate dopo il veto dell’ex An su Angelino Alfano e su Alternativa popolare, corteggiati sia da Forza Italia, sia dal Pd.
Così, dopo l’incontro di Arcore, le quotazioni di Armao, che nel frattempo s’è messo a capo dei Siciliani indignati, sembrano essere salite.
