Giornata Diocesana del Malato

I malati non devono essere lasciati soli. Una semplice visita può portare momenti di gioia a chi vive nella solitudine e nella sofferenza.
Lo ha detto il vescovo della diocesi di Ragusa, mons. Carmelo Cuttitta, durante l’omelia della celebrazione presieduta ieri pomeriggio in Cattedrale per la XXVIII Giornata diocesana del malato.
A concelebrare, tra gli altri, il direttore dell’ufficio diocesano per la Pastorale della salute, don Giorgio Occhipinti, che ha organizzato i momenti di preghiera, aggregazione e riflessione, il parroco della Cattedrale, don Giuseppe Burrafato, don Giuseppe Occhipinti e don Giovanni Cavalieri.
La Pastorale della salute ha potuto avvalersi della collaborazione delle associazioni di volontariato che hanno fornito assistenza ai disabili e ai malati presenti.
C’erano, infatti, i rappresentanti di Unitalsi, Ci Ridiamo Su con i clown e le loro bolle di sapone, Csr, Arthai e Anfass.
Nel suo intervento, don Occhipinti, oltre a riportare alcuni passi del messaggio di Papa Francesco per questa speciale giornata, ha ricordato che ieri hanno preso il via le quindici visite alla Madonna di Lourdes che, per l’occasione, si terranno nella cappella dell’ospedale Giovanni Paolo II.
Da sottolineare, inoltre, lo straordinario simbolo preparato dal Csr che, attraverso il convegno internazionale sul disturbo dello spettro autistico, tenutosi nei giorni scorsi a Modica, ha arricchito gli appuntamenti in preparazione alla Giornata del malato. Che, tra l’altro, attraverso uno specifico concorso rivolto agli studenti, ha già un collegamento con la Giornata del sollievo che si terrà nei prossimi mesi.
“Quest’anno, poi, per la Giornata del malato – spiega don Occhipinti – abbiamo voluto utilizzare una particolare immagine che avevo disegnato decenni fa, quella di due apostoli vicini a Gesù. Quello che poggia il capo sulla spalla di Gesù è il discepolo Giovanni, l’altro Pietro. Lo sguardo di Gesù vuole rassicurare i discepoli e anche noi dai momenti difficili che tutti attraversiamo, rappresentati dall’alone scuro che ricopre le tre figure. A volte nei momenti di sofferenza ci attacchiamo a lui come Giovanni oppure ci allontaniamo un po’ nei momenti di incertezze o quando si smarrisce la speranza (tipica di alcuni malati). Gesù ci invita tutti ugualmente a lui e ci dice: Venite a me e io vi ristorerò”.
E don Occhipinti aggiunge: “Lo sguardo abbassato dei due personaggi non nasconde le preoccupazioni che spesso ci turbano. L’essere vicino ai malati come Gesù in questa immagine che risale al 1991 quando l’ho disegnata esprime quello che diciamo sempre vale a dire il “Prendersi cura”.
Ringrazio tutti i componenti dell’ufficio diocesano della Pastorale della salute per la splendida riuscita della giornata di ieri e anche i numerosi fedeli che hanno voluto essere presenti alla celebrazione. E’ stato un momento davvero straordinario”.

Le iniziative promosse dall’ufficio diocesano per la Pastorale della salute legate alla XXVIII Giornata mondiale del malato continuano. Iniziative che si prefiggono di fornire sostegno a chi affronta il proprio percorso di dolore. In questo senso, in collaborazione con l’Asp 7 e con l’Ordine dei medici della provincia di Ragusa, lunedì 17 febbraio è in programma, all’hospice oncologico dell’ospedale Maria Paternò Arezzo, a partire dalle 16, il progetto di lettura guidato. Narratore sarà don Giorgio Occhipinti, direttore dell’ufficio diocesano, che si soffermerà su “Lourdes la casa dei malati – Sui passi di Bernadette”.
All’iniziativa parteciperanno i componenti dell’associazione portatori San Giorgio Martire “Don Peppino Firrincieli” di Ragusa.
“Si tratta di un’altra esperienza che si annuncia interessante – afferma don Occhipinti – che deriva in maniera diretta dal progetto di lettura che, lo scorso autunno, numerosi riscontri ha fatto registrare.
Un progetto che grazie all’attenzione della responsabile dell’hospice, Antonella Battaglia, e della psicoterapeuta Stefania Antoci, rispettivamente vicedirettore e segretario dell’ufficio diocesano per la Pastorale della salute, ci ha fatto comprendere soprattutto una cosa. E cioè che raccontare ed ascoltare storie ha un elevato potere educativo e terapeutico in quanto consente di conoscere attraverso occhi che non sono i nostri, ma che sono capaci di donarci proprio quello che cerchiamo. In questa ottica la narrazione diventa uno strumento di cura. Ed è la sfida che cerchiamo di riproporre anche in questa occasione”.

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