Giovanni Iacono mette in luce Ibla, scrigno di tesori

di redazione
L’enorme patrimonio artistico architettonico gode anche di preesistenze al terremoto di grande valore, ma che debbono essere opportunamente valorizzate

E’ di oggi un articolo di apertura su ‘ilgiorenale.it’, dal titolo ‘’il crollo del bel paese’’, che parla del “patrimonio immenso (artistico ed economico) dimenticato da decenni. L’Europa ci fa i miliardi e noi li mandiamo in rovina.”
L’autrice, Emanuela Fontana, scrive fra l’altro: “ L’Italia che vuole ripartire dalla scuola e dalla cultura, come dice il governo, e che cerca risorse, nasconde, continua a dimenticare, a lasciare alla distruzione, una parte immensa di un patrimonio artistico unico al mondo. Con 50 siti dell’Unesco, l’Italia produce dalle sue ricchezze un Pil inferiore al 2 per cento, meno di 40 miliardi di euro. 202 musei a pagamento e 221 siti archeologici fruttano all’Italia l’incasso del solo Louvre in Francia (circa cento milioni di euro).
Secondo differenti stime queste entrate potrebbero essere almeno triplicate, guardando semplicemente alle altre Nazioni europee: alla Gran Bretagna il patrimonio artistico porta più del doppio dell’Italia, 78 miliardi di euro. Un’immersione nella rovina della bellezza dimenticata racconta di perle di storia infinitamente preziose e infinitamente abbandonate.”
Nella nostra Ibla, il riconoscimento UNESCO, legato alle meraviglie urbanistiche-architettoniche del tardo barocco ha messo alquanto in ombra un patrimonio di preesistenze al terremoto del 1693 che merita di essere ampiamente considerato e valorizzato.
Di tutte le strutture edificate fra la tarda antichità e la fine del ‘600 esistono solo frammenti: un breve tratto della cerchia di mura, nelle adiacenze della Chiesa del SS Trovato, un portale di epoca sveva e la torre campanaria nella Chiesa di San Francesco all’Immacolata, il portale della antica Cattedrale di San Giorgio, unico avanzo del maggior tempio della città, la porta Walter, l’unica rimasta delle porte che si aprivano nella cinta muraria di epoca bizantina, un piccolo portale gotico murato all’esterno della Chiesa di Sant’Antonino, le cappelle annesse a una delle navate della chiesa di Santa Maria delle Scale, le sculture all’interno della sagrestia del Duomo di San Giorgio, datate 1570 e attribuite alla scuola del  Gagini, che sicuramente furono recuperate dalle macerie del tempio antico.
Di recente, il Presidente del Consiglio Giovanni Iacono, in un apposito atto di indirizzo finalizzato per interventi integrativi al piano di spesa della Legge su Ibla, si era interessato, appunto della via Scalazze  che corre lungo i resti della cinta muraria bizantina. Impegnava l’amministrazione per una riqualificazione, tramite opportuna illuminazione.
Ma l’attenzione del Presidente Iacono ci fa scoprire altri gioielli dimenticati: adiacente alla Chiesa di Santa Maria del Gesù, resiste, pur in grave tato di degrado e abbandono, la Chiesa rupestre di Santa Domenica, risalente alla ricristianizzazione normanna.
Sollecitato da alcuni cittadini residenti a Ragusa Ibla, il Presidente Iacono ha inviato una nota al Prefetto e al Sovrintendente ai  BB.CC. e AA.   di Ragusa per chiedere interventi immediati.
“All’interno della chiesa – evidenzia il presidente Giovanni Iacono nella nota – sono presenti apparati decorativi ed affreschi di particolare rilievo, risalenti al XIII e XIV secolo. La chiesa è totalmente inaccessibile ed è ricoperta, anche alla vista, da alberi, verde, fogliame, materiali di rifiuto. Da notizie attinte da questo ufficio – scrive ancora Iacono – il bene, assieme alla Chiesa e alla  “silva” di Santa Maria di Gesù, risulta essere  stato affidato, a canone di legge,  dalla Prefettura, ente gestore,   alla Soprintendenza ai BB.CC. e AA. di Ragusa”.
Notizie sulla chiesa rupestre di S. Domenica sono state pubblicate dal prof. Aldo Messina, curatore, per il CNR, del censimento delle chiese rupestri in Sicilia, nelle opere  “Le chiese rupestri del Val di Noto” e  “Le chiese rupestri del Val Demone e Val di Mazara.”
La chiesa di Santa Domenica fa parte del patrimonio del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno istituito, per la conservazione e la valorizzazione delle chiese di proprietà,  dalla legge 20/05/1985 n. 222.
Il presidente Giovanni Iacono, che ha inviato per conoscenza la missiva anche al Sindaco di Ragusa, al Vescovo e all’Assessore all’Ambiente del Comune di Ragusa, rivolge un appello alle autorità per quanto di competenza, affinché  il “bene storico-architettonico-culturale venga recuperato al patrimonio della città e alla fruizione collettiva” e dichiara la piena disponibilità  dell’intero Consiglio comunale a collaborare “al fine del raggiungimento dell’obiettivo comune della salvaguardia, recupero e valorizzazione della chiesa di Santa Domenica”.   

Questo il testo integrale della missiva:

COMUNE DI RAGUSA

Il Presidente del Consiglio

a S.E. il PREFETTO di Ragusa

al SOPRINENTENDENTE  BB.CC. e AA. di Ragusa

p.c. al SINDACO del Comune di Ragusa

p.c. a S.E. Il VESCOVO di Ragusa

p.c. all’ASSESSORE all’AMBIENTE del Comune di Ragusa

Oggetto : Patrimonio del Fondo Edifici di Culto

Preg.ma Eccellenza,

lo scrivente, su invito di Cittadini di Ragusa Ibla, ha avuto modo di constatare il gravissimo stato di degrado e di abbandono in cui versa, a Ragusa Ibla, la Chiesa Rupestre di Santa Domenica , risalente alla ricristianizzazione normanna, limitrofa alla Chiesa di S.Maria di Gesù.
Notizie sulla Chiesa rupestre di S.Domenica sono state pubblicate dal Prof. Aldo Messina, curatore, per il CNR, del censimento delle chiese rupestri in Sicilia, nelle sue opere  :”Le chiese rupestri del Val di Noto” e “Le chiese rupestri del Val Demone e Val di Mazara”.
All’interno della Chiesa sono presenti apparati decorativi ed affreschi di particolare rilievo e risalenti al XIII e XIV sec.. La chiesa è totalmente inaccessibile ed è ricoperta, anche alla vista, da alberi, verde, fogliame, materiali di rifiuto.
La Chiesa di Santa Domenica fa parte del patrimonio del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno istituito, per la conservazione e la valorizzazione delle chiese di proprietà,  dalla legge 20/05/1985 n. 222.
Da notizie attinte da questo Ufficio, il bene assieme alla Chiesa e ‘silva’ di Santa Maria di Gesù risulta essere  stato affidato, a canone di legge,  dalla Prefettura, ente gestore,   alla Soprintendenza ai BB.CC. di Ragusa.
Con la presente, faccio appello a S.E., alla Soprintendenza ai BB.CC. e alle autorità che leggono per conoscenza per quanto di competenza, affinché questo bene storico-architettonico-culturale venga recuperato al patrimonio della città e alla fruizione collettiva.
Dichiaro la piena disponibilità alla collaborazione dell’intero Consiglio Comunale al fine del raggiungimento dell’obiettivo comune della salvaguardia, recupero e valorizzazione della chiesa di Santa Domenica. 

Riveriti saluti.

                                                                                                     Il Presidente del Consiglio Comunale

                                                                                                                      Dott. Giovanni Iacono

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