di redazione
Momento di ricordo e di riflessione del massimo consesso cittadino, in occasione del 70° anniversario dell’apertura alla libertà del campo di concentramento di Auschwitz.
L’introduzione del Presidente del Consiglio e le letture dei consiglieri Federico, Ialacqua e Chiavola
Momento assai pregnante e significativo quello voluto dal Presidente del Consiglio Comunale di Ragusa, Giovanni Iacono, per celebrare, in maniera semplice, ma non meno sentita, il ‘’Giorno della Memoria’’, la ricorrenza istituita per mantenere vivo il ricordo dei tragici eventi legati alle persecuzioni naziste, nella giornata del 27 gennaio, data nella quale, nel 1945, furono aperti i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz, momento che segnò la definitiva liberazione dalla barbarie e dalle persecuzioni.
Nell’aula di Palazzo dell’Aquila, in concomitanza con la convocazione del Consiglio Comunale, in apertura di seduta, il Presidente Iacono ha voluto dedicare un momento di riflessione e di ricordo per lo sterminio egli ebrei e per la deportazione di militari e politici italiani. Un gesto nobile e attento alla necessità di mantenere e conservare bene la memoria storica dei tragici fatti, per commemorare le vittime ed educare le giovani generazioni a rivolgere sempre lo sguardo verso il faro della libertà, della democrazia e dell’uguaglianza.
Questo l’intervento introduttivo del Presidente del Consiglio Giovanni Iacono :
Oggi il mondo ricorda 70 anni dall’apertura dei cancelli di Auschwitz ma il passato è presente. E’ presente ogni giorno perché ogni giorno può riaffiorare.
Ritengo doveroso, come abbiamo già fatto l’anno scorso, effettuare un momento in ricordo di questa enorme barbarie che è stata l’olocausto. Il 27 gennaio 1945 furono abbattuti i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz rivelando l’orrore del genocidio nazista.
Erano notti gelide quelle del gennaio 1945. I prigionieri in quei giorni venivano svegliati sempre più spesso da forti esplosioni. Era il segnale che l’Armata Rossa si stava avvicinando ogni giorno di più. Il 18 gennaio, per paura che l’esercito sovietico li catturasse, i gerarchi nazisti avevano iniziato la ritirata.
Tutti i prigionieri sani furono evacuati: le SS portarono con sé più di 60.000 detenuti per un’ultima terribile ‘marcia della morte’ verso i lager dell’Ovest. Solo pochi di loro arrivarono.
Per cancellare le tracce dei loro crimini il 20 gennaio, ad Auschwitz, i nazisti avevano fatto saltare i forni crematori 2 e 3, dove erano stati bruciati i corpi di centinaia di migliaia di ebrei. La notte tra il 25 e il 26 fu la volta del crematorio 5.
Il giorno dopo, le truppe sovietiche della prima armata del fronte Ucraino, comandata dal maresciallo Koniev, entrarono nel campo di sterminio: trovarono 7.000 prigionieri ancora in vita. Erano quelli abbandonati dai nazisti perché considerati malati. Quegli attimi terribili il mondo, ancora oggi, dopo 70 anni, li ricorda come il ‘giorno della memoria’.
Fra il 1939 e il 1945 circa 6 milioni di Ebrei vennero sistematicamente uccisi dai nazisti del Terzo Reich con l’obiettivo di creare un mondo più ‘puro’ e ‘pulito’. Alla base dello sterminio vi fu un’ideologia razzista, e specificamente antisemita, che affondava le sue radici nel XIX sec., e che i nazisti, a partire dal libro ‘Mein Kampf’ (‘la mia battaglia’) di Adolf Hitler, posero a fondamento del progetto di edificare un mondo ‘purificato’ da tutto ciò che non fosse ‘ariano’. Alla ‘soluzione finale’ (così i nazisti chiamarono l’operazione di sterminio) si arrivò attraverso un processo di progressiva emarginazione degli Ebrei dalla società tedesca.
L’apertura di quei cancelli e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono, per la prima volta, al mondo l’orrore del genocidio nazista. Milioni di uomini, donne e bambini perseguitati con le leggi razziali e poi strappati alla loro vita e portati nei lager da dove, in pochi, sono tornati.
Il 27 gennaio è stato scelto dall’Onu come il ‘giorno della memoria’ per commemorare le vittime del nazismo, dell’Olocausto e in onore di coloro che, a rischio della propria vita, hanno protetto i perseguitati.
E’ un pezzo agghiacciante della nostra storia che non può essere dimenticata perché il passato può essere il presente !
Sono seguite tre letture, selezionate dal consigliere prof. Carmelo Ialacqua, un brano dal diario di Anna Frank, affidato a Zaara Federico, una poesia di Primo Levi, ‘Shemà’, letta dallo stesso prof. Ialacqua, e ‘Auschwitz’ di Francesco Guccini affidata alla parola di Mario Chiavola.
Dal diario di Anna Frank (lettura di Zaara Federico)
15 luglio 1944 (pochi giorni prima dell’irruzione nazista nell’alloggio segreto)
…Ecco la difficoltà di quei tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà. E’ un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili.
Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo.
Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione.
Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte il rombo, l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà, nuovamente, al bene, ce anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace, la serenità.
Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui, forse, saranno ancora attuabili.
Shemà di Primo Levi, Se questo è un uomo, Torino, Einaudi 1956 (lettura di Carmelo Ialacua)
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi:
Ripetete ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
Auschwitz di Francesco Guccini (lettura di Mario Chiavola)
Son morto ch’ero bambino
son morto con altri cento
passato per il camino
e adesso sono nel vento
Ad Auschwitz c’era la neve,
il fumo saliva lento
nel freddo giorno d’inverno
e adesso sono nel vento.
Ad Auschwitz tante persone
ma un solo grande silenzio
che strano non ho imparato
a sorridere qui nel vento.
Io chiedo come può l’uomo
uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni
in polvere qui nel vento.
Ancora tuona il cannone
ancora non è contenta
di sangue la bestia umana
e ancora ci porta il vento.
Io chiedo quando sarà
che l’uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare
e il vento di poserà.
