Grande interesse all’avvio della Notte Bianca della Politica

Un pubblico attento e qualificato ha seguito i primi appuntamenti della Notte Bianca della Politica, nel pomeriggio e nella serata di ieri, venerdì 10 novembre.
La quarta edizione dell’evento, organizzato dall’associazione culturale Scuola di formazione politica Italia Prossima, ha visto un parterre di ospiti di alto livello, grazie alla collaborazione delle Università degli studi di Catania, della Calabria, di Palermo, dell’Università Lum, di Camera di Commercio del Sud Est della Sicilia, Banca Agricola Popolare di Ragusa e Comune di Ragusa.
Diseguaglianze, nuovo umanesimo, intelligenza artificiale sono i principali temi attorno ai quali si incardinerà il confronto con gli autori.
Il fenomeno della politica, che si vorrebbe ridimensionata da incontrastabili fenomeni dell’economia, della globalizzazione e dei rapporti attraverso la rete internet, al centro delle interessanti disquisizioni di esperti di politica, di diritto internazionale e di studiosi del linguaggio della comunicazione.

Prima parte, coordinata dall’avv. Enrico Schembari e introdotta dal prof. Francesco Raniolo, in prima fila nell’organizzazione dell’evento assiema Giorgio Massari.
L’evento ha visto la partecipazione, accompagnato da alcuni assessori, del sindaco della città che ha salutato la manifestazione con entusiasmo per il valore del confronto su temi importanti, che costituisce fattore di crescita per la collettività.

Per problemi tecnici e organizzativi, è saltato il collegamento, da remoto, per la Lectio Magistralis di Oleksandra Matviichuk, ucraina che preside il Centro per le libertà civili, vincitore del premio Nobel per la pace 2022, già leader di Euromaidan, il movimento rivoluzionario che si è battuto per l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea. La Matviichuk doveva intrattenere gli ospiti su “Lavorare per il tempo del dopoguerra: costruiamo un futuro”, gli organizzatori sperano di poter recuperare l’appuntamento prima della fine della manifestazione.

Ad aprire la serata è stato il prof Luigi Daniele, esperto in Diritto dei conflitti armati e in Diritto penale internazionale dell’Università di Nottingham, al quale è stata chiesta una riflessione sul quadro della geopolitica mondiale alla luce degli ultimi avvenimenti.
Daniele ha espresso preoccupazione per i diritti umani di tutte le parti in conflitto, con particolare riferimento al conflitto israelo-palestinese che va avanti da anni e vede un momento di particolare belligeranza.
Giorni di grande concitazione, apprensione per gli ostaggi fra i quali ci sarebbero molte voci a favore della pace, grande sconcerto per quelli che il professore considera crimini internazionali che travalicano il concetto di terrorismo.
Per supportare la sua tesi ha riferito di blocco totale per Gaza, di difficoltà per feriti, neonati, mamme in attesa, fra fame, sofferenze e violenze. Mettendo in luce l’enorme numero di vittime civili a Gaza, in un territorio già sottoposto a controlli totali da parte di Israele, paese che la Corte Internazionale di Giustizia avrebbe definito come paese occupante. Da Gaza non si può sfuggire ai bombardamenti, come è possibile, invece, in Ucraina, i conflitti armati dovrebbero sempre rispettare il diritto internazionale dei conflitti ed essere mantenuti entro limiti di umanità.
Lo jus in bello proibisce di attaccare i civili e non autorizza la ritorsione, si pone in evidenza la richiesta dei palestinesi del rispetto dei diritti umani.
Tutte le riflessioni del prof. Daniele hanno però omesso di considerare gli attacchi ai civili da parte dei palestinesi, la strategia di nascondere sotto i civili importanti postazioni militari di controllo e di intelligence, gli attacchi scriteriati contro i giovani che partecipavano al rave party nel deserto, tutte cose per cui non è stata spesa una parola a propositi di diritto internazionale e diritti umanitari, di crimini di guerra e di puro terrorismo.

Denso di contenuti il confronto fra il prof. Felice Cimatti, dell’Università della Calabria, filosofo del linguaggio, e Giorgio Grossi, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università di Milano Bicocca, sulla pubblicazione di quest’ultimo – La svolta del Tecnocene – che analizza la svolta imposta dalle nuove tecnologie della comunicazione, la trasformazione dei media da analogico a digitale per arrivare all’intelligenza artificiale. Pochi, ancora si rendono conto della svolta, accelerata dai fenomeni della transizione ecologica e della emergenza sanitaria, ma è necessario difendere il normale processo evolutivo anche in presenza della rivoluzione digitale.
Anche l’evoluzione del tecnocene è in costante evoluzione, si tende a identificare il futuro dell’istruzione nella digitalizzazione, per Grossi c’è la ricerca della felicità collettiva ma, difficilmente, questi processi potranno coinvolgere l’animale politico, per cui ”ben venga la politica” nonostante il ‘tecnocene’ sarà sempre più attrattivo. La politica non può e non deve soggiacere ad una élite, ma deve mettere al centro il soggetto politico che ha le sue precise direzioni da intraprendere.

Solo apparentemente più realistico il tema dell’ecocidio, un crimine che si vorrebbe assimilare ai grandi crimini di respiro e di implicazioni mondiali.
Tavola rotonda moderata da Salvatore Zappalà, direttore del dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Catania, docente di Diritto internazionale e dell’Unione Europea, ospiti della tavola saranno Luigi Daniele, ed Emanuela Fronza, docente di Diritto penale presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Bologna.
L’aspetto di una natura che si difende è ormai condiviso, il tema della tutela ambientale deve essere sempre più compreso, oggi se ne occupano studiosi di diritto internazionale penale.
Una tematica nata dalla guerra in Vietnam, quando gli americani allagarono di micidiali erbicidi vaste zone di guerra per rendere difficoltosa l’avanzata dei guerriglieri nemici. Un danno successivo per le falde acquifere che portò ad un danno irreversibile per gli ecosistemi, il nesso fra conflitti e danni all’ecosistema fu riconosciuto anche in sede ONU, nel 1972, per cui si auspicano regole condivise, fra gli stati, per vincolare a regole per la tutela ambientale.
Si sta cercando di inserire l’ecocidio come crimine internazionale nello Statuto della Corte Penale Internazionale, il diritto internazionale mette al centro la tutela degli umani ma non contempla, ancora, la devastazione ambientale che danneggia indirettamene le persone.
Anche la prof. Fronza ha condiviso il filo fra guerra e danni ambientali, esiste l’ecocidio, ma non come crimine, è indifferibile un accordo sul crimine e sulla sua definizione, c’è consapevolezza che serve una immagine chiara del concetto per renderlo perseguibile.
Il prof. Daniele prof. Daniele si è inoltrato nei possibili percorsi del diritto internazionale per codificare la battaglia per l’ecocidio che, comunque, la prof. Fronza ha detto di considerare difficile e di non immediata conclusione.

Ha chiuso la serata il prof. Gianfranco Viesti, docente di economia applicata all’Università di Bari, che ha intrattenuto i presenti, sostanzialmente, sui mali, che sembrano, ogni giorno di più, inevitabili, dell’autonomia differenziata.
Fermamente convinto dei danni che saranno causati dalla ricerca di maggiori risorse da parte delle regioni più ricche, nei confronti delle regioni meno dotate economicamente, quasi tutte del meridione, obiettivi, perseguiti, prioritariamente da Veneto e Lombardia, che causeranno squilibri interni inimmaginabili.

Viesti ha messo in luce le strategie di chi vuole l’autonomia differenziata per aggirare il parlamento e favorire un percorso che sfrutti le debolezze di questo e di altri governi per far passare norme, apparentemente innocue, ma contenenti i presupposti per arrivare agli obiettivi prefissati.
Un fenomeno che mette in luce lo stato comatoso della politica italiana e, in particolare, dei parlamentari meridionali del Partito Democratico che sembrano indifferenti a quello che sta accadendo.
Serve una lettura ‘civile’ delle trasformazioni a cui si va incontro, nel silenzio complice dei media e degli organi di informazione, si va incontro, secondo lo studioso di economia applicata, ad un aumento esponenziale delle disuguaglianze, con il rischio di rottura dell’unità nazionale.
Gravi e fondati profili di incostituzionalità stanno alla base delle procedure in atto, si tratta della secessione dei ricchi, in sostanza, gravi saranno le conseguenze per la Sicilia, anche se il prof. Viesti non ha saputo rispondere alle implicazioni che ci saranno in Sicilia, alla luce dello Statuto speciale, peraltro raramente rispettato dai governi centrali, anche per l’inadeguatezza dei politici siciliani al potere.
Come si è ampiamente dibattuto in altre sedi, ci saranno effetti deleteri per la sanità, per la scuola, l’ignoranza leghista e l’inettitudine delle sinistre stanno spianando la strada ad un a svolta che, senza interventi forti per fermarla, sarà destinata a cambiare il volto del paese e dei nostri territori in particolare.
Viesti ha condotto una analisi puntuale dei vari passaggi attraverso i quali si è arrivati all’attuale fase, delle debolezze del governo della destra che sta aggravando la situazione, nel silenzio delle parti interessate.

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